Antonio Sagredo _ A Giorgio Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa con Antonio Sagredo
Antonio Sagredo _   a Giorgio Linguaglossa

E si muoveva nella notte come in un bagno d’ombre e di luci
e, fermo, mirò tutti gli universi osservabili e pianse per gli spazi ignoti.
Una musica da nessun luogo mi sommerse, più profonda era la meraviglia
di non poter cantare tutto quel ch’era restato senza note e senza voce.

Nessuna soglia sotto di me e tutto era sospeso con la materia che mi sosteneva,
il canto e il cammino ovunque eguali erano la sostanza del mio esistere.
Non era possibile cadere, e ogni vuoto era una pienezza da amare senza requie,
la materia che vedevo era la stessa del suo contrario e il mio corpo, ovunque.

Come se lontano dai capestri e dai patiboli non scorgessi più il carnefice
farsi strada vittorioso per i delitti consumati, e incolpevole e senza pietà
avanzava lui coi suoi strumenti per nuovi ordini in altri luoghi consacrati
dal diritto alle esecuzioni e al trasporto dei corpi una volta trionfali voci.

Perché oltre la tomba se non c’è uno spazio eguale in altri universi
siamo paralleli ai rumori delle tragedie che noi registriamo da secoli
e oggi non esiste alcuna soglia reale da calpestare e vivere -
non ci è data se il delitto rifiutiamo prima della nostra presenza in-attuale.


***
In memoria di Giorgio Linguaglossa, poeta, critico letterario e saggista, scomparso il 20 aprile 2026. Con il blog L’Ombra delle Parole ha dato vita a un instancabile laboratorio di pensiero, confronto e ricerca critica.


Una risposta a "Antonio Sagredo _ A Giorgio Linguaglossa"

  1. Giorgio Linguaglossa è stato un grande critico eretico e per questo libero di analizzare ovunque tutti gli “stati” della poesia, non solo italiana ma con efficace perizia la poesia internazionale. Maestro nello stabilire comparazioni tra poeti diversissimi sapeva cogliere quel filo rosso comune che gli permetteva di caratterizzare con dovizia di particolari l’essenza di ogni poeta. In questo lavoro di analisi e studio incessante ogni poeta trovava il suo giusto posto e questo gli permetteva di classificare correnti e movimenti vari. Dotato di grande volontà perseguiva questo suo metodo singolare fino all’esaurimento dei temi e dei contenuti che definivano anche ogni nuova proposta di poesia che si presentava nel corso degli anni fino a proporre l’ultima sua creatura; la poesia KITCHEN, che ha riscosso grande successo tra i poeti in generale.

    La sua figura rasta ben caratterizzata nella storia della critica letteraria italiana, e in parte straniera, per aver percorso strade mai battute da altri studiosi.

    Federico Prati

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