Ascolto madrigali e ritorno indietro tra delitti e inchiostri. I musici sono severi più delle note. I volti accesi dai canti sognano un delirio e un perdono per gli strumenti esiliati, e una fuga per dissonanze e armonie variopinte.
E dai merletti alle torri i castelli custodivano svolazzi sonori e i duri tracciati della sua mente, non criminale, devota alle cinque voci raccolte in calici inquieti come nelle tue orgogliose preghiere i trionfi di vocalizzi luminosi e oscuri nelle notti lustrali, lacrimose…
Non avevo che da offrirti uno sguardo venoso, le mie pupille rigonfie come corde di chitarre e arpe, ascoltare il fiato sinuoso del liuto incessante, i gesti pizzicati del cembalo, le canne di cipresso piombato dell’organo legnoso, l’acuto madrigale e il tormento della tua e mia dolcissima vita.
Eccellente presentazione ai miei versi, da ascoltare più volte finché la musica non ti entra tutta nelle
Bene! Grazie Abele.
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Grazie a te, Antonio. Alquanto “gesualdiano” il direttore 🙂
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