Francesco Paolo Intini_ Macché ditirambo a me sembrano parole che dipingono un déjà-vu

Marc Chagall: Lamentazioni di Jeremiah, 1956
Francesco Paolo Intini_ Macché ditirambo a me sembrano parole che
dipingono un déjà-vu



Che i topi mangino i bambini è noto
anche al vescovo.

Illuminato da un raggio
di sole arriva Gerusalemme.

Siamo nella taverna con Matteo.
Nessun avventore
è amico dell’altro. Ma tutti esibiscono
eleganti cappelli.

I topi mangiano e l’epoca è la stessa
di Caravaggio.

Nel passaggio qualcuno ha dimenticato
i droni e il grappolo di bombe
su una città morta.

Il verbo spennella il corpo
di un bambino
e la precisione è chirurgica.

Ci sarà del succo
nell’ acino d’uva?

Prefiche rivestono
le parole.
Nessuna di loro è chiamata a salvarsi.

Ma la parola del sant’uomo annuncia
che la pancia dei topi è sazia
e il cibo abbonda.

Se marciscono al sole i corpi insepolti
di chi la colpa?

Persino al tavolo del nemico c’ è un ratto
grosso come uno sciacallo che allatta i cuccioli.

E dunque perché lamentarsi
di Geremia
se ha visto anche quest’altra?


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