È questa la più bella canzone di Guccini?

Canzone delle domande consuete

Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
Come se il tempo per noi non costasse l’uguale
Come se il tempo passato ed il tempo presente
Non avessero stessa amarezza di sale

Tu non sai le domande, ma non risponderei
Per non strascinare parole in linguaggio d’azzardo
Eri bella, lo so, e che bella che sei
Dicon tanto un silenzio e uno sguardo

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
Quel che sono o sarei, quel che sarò domani
Non parlare non dire più niente, se puoi
Lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani

Non andare
Vai
Non restare
Stai
Non parlare
Parlami di te

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse
Trascinate dai giorni come piena di fiume
Tante cose sembrate e credute diverse
Come un prato coperto a bitume

Rimanere così, annaspare nel niente
Custodire i ricordi, carezzare le età
È uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
Del diritto alla felicità

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te
Aver tutto, ma non il domani

Non andare
Vai
Non restare
Stai
Non parlare
Parlami di te

E siamo qui spogli in questa stagione che unisce
Tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove
Non so dire se nasce un periodo o finisce
Se dal cielo ora piove o non piove

Pronto a dire: “Buongiorno”, a rispondere: “Bene”
A sorridere a: “Salve”, dire anch’io: “Come va?”
Non c’è vento stasera
Siamo o non siamo assieme?
Fuori c’è ancora una città?

Se c’è ancora balliamoci dentro stasera
Con gli amici cantiamo una nuova canzone
Tanti anni e son qui ad aspettar primavera
Tanti anni ed ancora in pallone

Non andare
Vai
Non restare
Stai
Non parlare
Parlami di te

Non andare
Vai
Non restare
Stai
Non parlare
Parlami di noi

Dall’album Quello che non… (1990)


10 risposte a "È questa la più bella canzone di Guccini?"

  1. Non ho molto simpatia per questi cantautori, a causa del valore dei loro testi. Ho 81 anni e questi autori li ho seguiti per una decina di anni, poi i loro testi tutti simili fra di loro mi hanno stufato. Forse si distingue solo De André, che fu molto furbo a scegliere quello stile, ma anche lui abbandonai. Mi sorprende questa folla di persone che inneggiano a Guccini (prima e dopo), ma dato il loro valore culturale ed intellettuale la mia sorpresa valepochissimo.

    Federico Prati

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  2. Considero con grande favore la tradizione dei cantautori. Per me sono soprattutto legati all’adolescenza, anche se negli ultimi anni ho ripreso ad ascoltarli. Considero alcuni di loro poeti a tutti gli effetti, come Guccini ad esempio, che, forse a torto e per molto tempo, non ho ritenuto ai livelli di De André, Dalla e De Gregori.

    Oggi De André continua a sembrarmi insuperabile, una spanna sopra tutti gli altri. Guccini lo considero il più esistenzialista, quello che meglio di tutti ha saputo raccontare la fatica di vivere e amare. Altri cantautori che stimo particolarmente: Gaber, Lolli, Battiato, Jannacci, Paolo Conte, Capossela, Ivan Graziani, Pino Daniele, Ron.

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  3. Caro Abele,

    la mia risposta è no, semplicemente perché le sue belle canzoni (Sono poesie o no? Agli intenditori la risposta) sono infinite ma ovviamente ognuno ha i suoi gusti e trovare la più bella sa di lancio di dadi. In occasione della scomparsa il web si è riempito improvvisamente di estimatori ma per me Guccini è un sopravvissuto.

    La sua parabola di cantautore di area è durata fino all’ ‘89 quando è crollata ogni prospettiva rivoluzionaria. La rivoluzione sovietica, come ebbe a dire Enrico Berlinguer, aveva perso la sua spinta propulsiva già molti anni prima. Da quest’altra parte il ‘68 e poi il ‘77 erano sfociati nella lotta armata e in tutto ciò che chiamiamo “anni di piombo”.

    Il Guccini di quel periodo era rappresentato da canzoni come Eskimo, Amerigo e tante altre ma soprattutto dalla Locomotiva che, per chi sentiva il bisogno di cambiamento radicale, era una specie di “Hasta la victoria siempre”, alla pari di “El pueblo unido jamás será vencido”

    Era la storia di un ferroviere anarchico ma rappresentava idealmente anche gli altri movimenti rivoluzionari che avevano di fronte in Italia la DC, il PCI del compromesso storico, la strategia della tensione e un po’ sparsi per il mondo regimi totalitari come in Cile, la Grecia dei colonnelli, l’Argentina etc.

    Gli unici che gli potevano tener testa dal punto di vista di canzone politica erano De Andrè e per un po’ anche Claudio Lolli almeno per quanto ha prodotto nei dintorni del ‘77.

    Poi ci sono le storie, come in Piccola storia ignobile, Canzone per un’amica, Incontro, Venezia, Bologna, Bisanzio e tantissime altre, dove il racconto del vissuto e la forte caratterizzazione dei personaggi diventano poesia (a mio giudizio) per la capacità che hanno di emergere dai testi e di vivere accanto a noi.  

    Come sia potuto sopravvivere e arrivare fino ai giorni nostri è in parte un vero mistero.

    Nel mio caso so bene quel che è successo per quelle canzoni che mi piaceva canticchiare in compagnia dei miei figli a cominciare dalla culla. Anche gli altri della mia generazione hanno fatto lo stesso? Forse si. Chissà!

    Se ai ragazzi piace Cirano è perché rappresenta una sintesi potente tra l’Avvelenata  e una dichiarazione d’amore puro e disinteressato, lo stesso non può dirsi di testi come Il Pensionato o la Canzone della vita quotidiana dove si sente l’appartenenza dell’atmosfera ad un’altra epoca difficile da capire perché completamente diversa da questa degli algoritmi, dei social e dell’IA.

    Guccini comunque è per me principalmente il cantante della Locomotiva in cui la storia si fonde perfettamente con le aspettative e le utopie di una generazione che si riconosceva in una parte politica ben precisa.

    A quest’altezza e a mia conoscenza si può mettere solo “La domenica delle salme” e “Storia di un impiegato” di Fabrizio de Andrè senza nulla togliere a “Borghesia” di Claudio Lolli.

    Ma noi siamo qui nel mondo senza alternative radicali tra una propaganda e l’altra, tra un fatto di cronaca e l’altro che ci distoglie dai problemi d’ogni giorno, a dirci parole per lo più consuete e ordinarie, a cercare di sopravvivere all’interno di un’arte poetica incapace d’ inseguire utopie. Un caro saluto.

    p.s. qui sotto un mio piccolo omaggio al grande Giccini

    GUCCINI, IL MIO

    Grande Guccini! E menomale che nessuna mano

    ha preso “La locomotiva” e s’è messa a strimpellare

    come quella volta di Fabrizio e la Canzone

    di Marinella cantata a PEREPEPÈ…!

    Per adesso gli anticorpi hanno funzionato anche se

    con questa malattia non si sa mai come va a finire.

    In compenso però i contagiati escono fuori

    dal magico cappello delle cifre brandendo numeri

    da capogiro che bisognerà ricorrere ai logaritmi

    per fare qualche calcolo decente.

    Ci sarà un motivo se non m’ero mai accorto dei milioni

    di infettati da “Amerigo” in attesa di un trapianto

    o di una cura miracolosa. E dunque bisognerà

    che qualcosa si risvegli in questa nostra nazione

    e riporti indietro la memoria per capire quello che siamo

    diventati nel giro di qualche generazione.

    Povera attenzione, meriterebbe di essere disattivata

    per sempre dal momento che nemmeno s’era accorta

    dell’epidemia di “Dio è morto” che ha colpito la gioventù.

    Quei campi di sterminio in cui si teneva viva la blasfemia

    chissà se sono mai esistiti e se sono ancora in grado

    di interrogare la coscienza messa a nudo sui loro social.

    E chi se ne importa se a fabbricarli sono stati i padri

    di quei piccoli Heydrich ed estimatori che vanno in giro

    per le feste patronali orgogliosi dell’abbrutimento

    che ha preso la cronaca politica.

    Certo che qualcosa mi deve essere sfuggita se sento

    fischiettare “Eskimo” e cantare in coro le gesta di quel tal Gianni

    ritornato da Londra, viaggio di nozze stile freak, ancora fatto di LSD.

    Manco a dire che si aveva la rivolta tra le dita

    che subito arriva la smentita di ogni appartenenza

    del nostro a gruppi alternativi assai molesti.

    Si fan canzoni volando come una farfalla

    sull’Appennino e non rivoluzioni.

    Mi sbagliavo dunque. Chiedo venia se nei pochi passaggi

    ho tralasciato l’immensa polvere sollevata dai mi piace

    su quel ferroviere alla guida di una macchina dall’ immensa

    forza distruttrice che ambiva scontrarsi col treno dei padroni.

    Era solo uno dei poveri cristi che com’ è noto possono

    gettarsi dalla finestra o essere accusati di questa

    e quella strage, comunque sempre bastonati.

    -Ed io? In fondo solo un “Pensionato” che andrà via

    a poco a poco dalla vostra mente piena di cose

    molto più importanti di questi poveri versi

    che non fanno rima né mostra di canzone.

    Franco

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  4. Caro Franco,

    Non discuto l’importanza e il valore di canzoni come Eskimo, Amerigo e La locomotiva. Ricordo di averle cantate proprio per la loro straordinaria capacità di smuovere, coinvolgere e unire tanti di noi. Sono d’accordo con te che erano una sorta di “Hasta la victoria siempre” o di “El pueblo unido jamás será vencido”. Tenevo, infatti, quasi religiosamente i primi album di Guccini e di Lolli accanto a quelli degli Inti Illimani.

    Non considero, tuttavia, forse con la sola eccezione di Eskimo, queste canzoni tra le più belle di Guccini. Ammetto, per esempio, che oggi faccio fatica ad ascoltare La locomotiva. Continuano invece a emozionarmi le canzoni del Guccini più esistenzialista come Canzone delle domande consuete o altre che hai citato tu, come Canzone per un’amica, Incontro, Venezia.

    In quanto ai tuoi versi, al “tuo” Guccini, resta purtroppo, e condivido il tuo timore, il rischio che la forza di protesta delle sue canzoni venga ridotta a oggetto di consumo culturale; qualcosa da citare, condividere sui social, esibire più che vivere. Eppure voglio essere meno pessimista. Voglio credere che, per molti di quelli che ora cantano le canzoni di Guccini per le strade, quelle parole siano state davvero ascoltate, interiorizzate. Speriamolo.

    Abele

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  5. Per me è Auschwitz la canzone più bella.

    Negli anni 70 e 80 ho sentito tanti cantautori al palasport di Varese, il mio preferito è De Andrè, l’unico del quale ho tutta la discografia. Però sentivo anche Claudio Lolli, anche alcune canzoni di Bertoli e di Branduardi sono belle. Insieme a Guccini anche Dalla e De Gregori, da lombardo aggiungo il teatro canzone di Gaber, Jannacci e poi Nanni Svampa con e senza i gufi.

    Però devo dire che mi piacevano le canzoni ma non mi interessava per niente seguire i cantanti, non sono mai stato un fan. Comunque sono tutte canzoni che canticchio ancora.

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  6. personalmente ho un grande rispetto/amore per i cantautori italiani, Guccini compreso, anche se – a nanomodo di sentire – collocherei una mezza spanna sopra di lui i vari Battiato, De André, Lolli, Gaber, Jannacci, *i* Conte (quasi più Giorgio che Paolo, financo), Ciampi (non Azeglio, *Piero* spesso dimenticato, con la sua “adius” che resta fanculescamente epica) e Monti (non Mario, *Maria*, anch’ella spesso dimenticata, ah, “l’armatura”… davvero *leggendaria* e attualissima).

    ma torniamo a Guccini: non si poteva non volergli bene, financo nelle ultime decadi di buio piddinottesco e di parziale imborghesimento.

    chissà, magari pure io mi rincoglionirò così… però allora ricordatemi per come sono ora, che già non è bello spettacolo, ma almeno…

    : ))))

    quindi, sull’involuzione post-moderna da sinistr’orso un po’ liberal chiudo volentieri un occhio, ricordandolo invece come disincantato cantore dei fermenti pre e post-sessantottini. il Guccini di “Auschwitzavrebbe prontamente scritto pure “Gaza invece di *riconciliarsi* nel progressismo conformista (e un po’ infantile) del *guera bruta, tuti cativi*. Il Guccini di “Amerigoavrebbe prontamente scritto pure “Ucranigo(storia d’un agente CIA italoamericano spedito in Ucraina col “cranio raso” e un finto “cinto d’ernia” a camuffare “una fondina per la pistola” al servizio dei neonazi nel colpo di stato dell’Euromaidan) invece di cantare in ucraino la sigla della serie tv interpretata da Zelensky“Sluga Naroda” (servitore del popolo), chiudendo col saluto “Slava Ukraini” (dal netto retrogusto *storicamente* nazista ed *euromaidanamente* neonazista).

    : (

    ok, son troppo cattivo? può darsi, ma proprio perché gli volevo bene e *quindi* faccio fatica a chiuderlo davvero (quell’occhio).

    però allora, per par condicio, voglio esprimere in modo chiaro anche perché gli volevo bene! solo Guccini può quasibaciare “amare” con “Schopenhauer” (che, com’è noto, è il mio filosofo ottocentesco preferito); solo Guccini ha sempre cantato con coraggiosa ostinazione il *dubbio* (che è sempre più fertile della Verità, tanto che più di qualche volta i suoi brani si chiudono con una o più domande); solo Guccini può iniziare una canzone con “lunga e diritta correva la strada” (“canzone per un’amica”) e smuoverti la pelle d’oca anche al centesimo ascolto; solo Guccini può… cantarmele cadendo sì nel luogocomunismo ma facendomi sorridere (“tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti”); solo Guccini può distillare in due versi il nucleo polposo dell’incomunicabilità (“vedi cara è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già”), del tempo andato (facendo baciare “dejà vu” con “gioventù” e un “siamo qualcosa che non resta” con “frasi vuote nella testa”, vedasi “incontro”) e gli echi marchesiani di “lo raccolsero che ancora respirava” (a declinare con le sue parole *l’importante è che la morte ci trovi vivi*).

    quindi… quindi me lo immagino autoironico (sento proprio la sua voce unica, calda e arrotata) che canta quest’ultimo frammento scanzonato di canzone che il nano ha scritto con affetto, tutto per lui.

    d’animo burbero e pure un po’ schivo

    l’hanno accusato di essere un orso,   

    ma è forse una colpa non essere un divo?

    Francesco ha un ben altro rimorso!

    è morto piddino in codesta barbarie

    scrivendo e cantando una strofa fasulla

    chiamandoci al voto per le primarie

    a scegliere il meglio… tra niente e nulla

    *

    (ps: message in a bottle per Federico Prati: è vero, ormai lo scollamento tra chi è o si definisce intellettuale e il resto del popolo è diventato abissale… ma non darei la colpa al popolo se non viene a cercare gli intellettuali. in ogni caso, se qualcuno non l’ha compreso a ottant’anni, probabilmente è inutile invitarlo a riflettere in proposito…)

    e un grazie di cuore a Neobar, ad Abele (per il coraggio) e a tutti coloro che hanno voluto condividere parole qui. anche questo aiuta a elaborare il lutto.

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