alternative ecologiche

Ti piacerà sapere, riguardo le risorse del linguaggio (più o meno figurato), quant’è fruttato il tono della pioggia mentre stalla, precipita e batte sui tetti. Chissà se è una vera meretrice o è una pera meretrice? Non vuoi saperlo? Allora non salire sulla casa, non schiudere la bocca e non gustarla. Se ci ripensi, digita “il tono” nel Calcolatore Rendimenti Online della  Cassa Depositi e Prestiti e annusa il risultato. L’arresa è sempre quella: dio ti crivella.


11 risposte a "alternative ecologiche"

    1. eh, un’eruzione cutanea fastidiosa, molto fastidiosa… tipo un’orticaria da pressione (che la gratti e s’infetta e lo Strepto pyogenes ringrazia e banchetta, poi evolve in fascite necrotizzante e tutto va in cancrena…)

      : (((

      un abbraccio, fratello Vudù

      : )

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  1. Caro malos, notevole questa tua lirica “pirotecnica”, “da mozzare il fiato”. Un medico (un altro te stesso?) attraversa una materia fatta di tutto, forse perfino i lacerti del proprio corpo lacerato, tra radiazioni, ricordi e sensazioni. Sappiamo infatti che lavora “in zona Monte Tabor”, e tanto basta a far detonare anche il resto. Sappiamo, infine, che torna a casa senza sapere di essere morto, per scoprire che il tempo è andato avanti senza di lui.

    Prima, però, rinunciando al giardinaggio, passa dal camposanto a far visita al padre, che ricorda più giovane di quello “che è invecchiato nella foto” (la morte non ha più fine). E se il merlo becca il verme, “lo sapranno” anche “i gatti”, di pavesiana memoria, qui a loro volta felicemente decostruiti. Insomma, un continuum di invenzioni che smontano le parole per ricomporle in forme nuove e imprevedibili (incisivo il passaggio da “merlo” a “merlot”).

    E allora mi viene da sospettare che il vero tema sia che l’AI ci ucciderà o ha già cominciato a farlo? L’identità stessa si disintegra in frammenti, e i versi non si limitano a raccontare questa disintegrazione ma la mettono in scena, diventando essi stessi parte del processo.

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  2. @maurizio: eh, si sa che “chi cerca trova e chi cammina inciampa” e io son sempre stato un grande (o forse piccolo) camminanotore.

    @Abele: forse l’ottimizzazione con l’AI non è strettamente necessaria (siamo abilssimi a uccidere, anche senza AIuti, anche senza radiazioni). in effetti, la storia recente (“epicamente furiosa“) ci ricorda che l’umanità è in grado di fare figure così di (La)merd che la realtà e la fantasia non solo sono ormai molto simili, ma anche totalmente inodori. dev’essere per questo che i miei sogni trasfigurano in escrementi avariate dove un cubetto di tungsteno si vanta e le storie mi crivellano. un abbraccio forte per la tua intensissima lettura.

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  3. Lo spazio vuoto tra le tante menti si cerca di riempirlo di tanti frammenti colori cubetti babelici e trasfigurazioni del nostro Tabor personale e lentamente tutto deriva verso la direzione dei nostri padri.

    Che strana coincidenza, anch’io quest’anno ho acceso la candelina dei 70, e mia moglie si chiama Luisella, Mi sento vivo e sulla breccia, però mi hai istillato il dubbio, chiederò a mia moglie se per caso non sono morto anch’io qualche anno fa, o meglio lo chiederò a Becky e Milù, i gatti lo sapranno.

    :))

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  4. @Giancarlo: verissima questa tua notazione sulla lenta “deriva verso la direzione dei nostri padri”, sia in senso fisico (pulvis sumus et in pulverem revertemur) che in senso filosofico (mio padre aveva un’espressione tutta sua, assai particolare – un’ombra di sorriso sotto il baffo e sguardo affettuoso ma obliquo – mentre aspettava che arrivassi ad una conclusione importante che secondo lui era in bella vista. in tante cose che un tempo non capivo, se la giocava in “sapienza” coi gatti… sarà che per tutta la vita aveva studiato gli insetti sociali?).

    un super-abbraccio a te a Luisella (se posso permettermi!).

    : )

    ps per Abele: è un gioco di parole! quando li chiami Hol(l)y Moses suona come l’esclamazione “Ossanto cielo!”

    : ))))

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  5. L’ho letta a ritroso, come i dischi dei Led Zeppelin, e mi è piaciuta molto. Forse torneremo e anche la morte sarà degna di essere vissuta e il sangue tornerà ad essere acqua e non Merlot. Mi piacciono questi piani interscambiabili tra ironia e malinconia. eh un po’ distopica. Qualche tempo dopo la morte, mio padre, apparve in sogno a mia madre e le disse: “voglio tornare”, e lei gli rispose: “Non puoi. Ho già detto a tutti che sei morto, e poi ho anche cambiato casa” (Più piccola) 🙂 🙂 L’ironia salverà il mondo.

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