La voce comune del mondo _ Fausta Genziana Le Piane. Monografia antologica a cura di Plinio Perilli. Postfazione Nina Maroccolo

Plinio Perilli

La voce comune del mondo

monografia antologica su

FAUSTA GENZIANA LE PIANE

 

LA VOCE COMUNE DEL MONDO_ Fausta Genziana Le Piane _Macabor edizioni 2025

 

 

PROLOGO

Per Fausta Genziana Le Piane

sempre in viaggio fra l’Arte e la Vita

 

Figura rilevante e vitale, scrittrice estrosa e multiforme (poetessa, narratrice, saggista, francesista di ruolo), ma anche artista raffinata, simbolista e auratica (abilissima nei collages), temprata tra le maree, le tante avanguardie del Moderno, gli inesauribili corsi e ricorsi sinestetici e l’Anima Mundi, cioè un fiero e dedito amore per la Terra Madre, Fausta Genziana Le Piane è di origine calabrese (Nicastro, alias Lamezia Terme, 1951) ma pressoché da sempre vive e opera a Roma, dove ha insegnato, ha creato e animato la sua famiglia, e per giunta dirige una rivista importante, corroborante in mezzo alle convulse cronache o agli affollati sogni espressivi della megalopoli Roma Capitale, Kenavò (“un ponte tra Roma e la Sabina”).

Sempre attenta dunque alla poesia e all’artisticità degli altri, “Faustina” è anzitutto poetessa in proprio, e d’ottimo lignaggio. Riprendo via via le sue numerose e intriganti opere, e non trovo in effetti che aggettivi lusinghieri, per rievocarle… Cominciò con gli Incontri con Medusa (2000) che è testo significativo, rabdomante di spunti, emozioni, incontri affettivi o culturali… Allora, per Lei, scrivere è quasi come fotografare:

 

Negativo di un amore

foto scattata a metà

finta nei colori

falsa nelle pose,

mentre l’istantanea

svanisce dietro l’obiettivo.

 

“Locus raramente amoenus fatto di naufragi, di pietrificazioni, di partenze senza ritorni, di piccole e grandi violenze, ma, prima di tutto, luogo di solitudine in cui si esercita appieno lo sguardo – primo legame col mondo.” rileva Patrick Blandin, professore di lingua e cinema italiano a Tolosa…

Ecco poi nel 2003 La notte per maschera, cioè a dire, la verifica, metamorfica ma finalmente attendibile, del proprio Io… “È una vena elegiaca di tipo esistenziale, questa;” – osserva Paolo Ruffilli, un critico fedele del mondo e delle parole della Le Piane – “mossa per intermittenze tra vuoti di angoscia balenante sul limitare della notte e ritorni di coscienza.”

 

Le mani scrivono

sulla tastiera del corpo:

nasce un grido

che genera il mondo.

 

*******

 

Con il 2009 giungiamo a Gli steccati della mente, ben prefato e chiosato da Italo Evangelisti, critico (e poeta) caparbio e fervoroso nel periziare, dragare insieme stile e psiche, recessi della mente e steccati del cuore… Eccome, se ve ne sono! “Ecco perché, tra l’altro,” – medita Evangelisti – “il ‘tempo’ di questa poesia è un verbo tutto coniugato al presente. Perché è un presente che marca il ‘continuum’ dell’esistenza individuale come esperienza e processo; come ricerca ostinata e necessaria del rapporto tra ‘realtà e verità’”…

“Falchetta e falconiere” è poemetto centrale di questa raccolta, è immaginario sorgivo e originale che ferma e prolunga il tempo, fiore, ala e parabola ancestrale (non dimentichiamo che Fausta è nata lì dove Federico II amava rifornirsi di falchi per le sue cacce cruente ma anche filosofiche):

 

…

All’alba

usignolo sarò per te.

Cieca

catturata d’antico panno

eviterò il tuo occhio.

Senza cibo, debole,

preda della tua voce

solo te riconosco

e tranquilla aspetta

pronta allo slancio della vita

e della caccia.

…

 

Ogni volta che torno a confrontarmi con un’opera come Stazioni (2011), capisco che aveva perfettamente ragione Patrick Blandin a considerarla un fulcro, uno snodo essenziale all’interno di tutto il percorso di Fausta Genziana Le Piane. Lui ne parlò già in seno agli Incontri con Medusa, dove emergevano almeno un paio di appuntamenti con l’idea di Stazione:

 

Mi saluti

frantumando

il mio sguardo nel tuo

e ora so

che è rimasto imbrigliato

nei ricordi della mia fanciullezza.

 

Con la deliziosa operina di Stazioni / Gares (uscita in versione bilingue), Fausta – la incalza e l’elogia Blandin – “giunge a creare un mondo in cui l’infinitamente grande affianca l’infinitamente piccolo, in cui l’idea stessa di chiusura esplode.”

Così la poesia è sempre in marcia, arriva e riparte, giunge e sa ancora rimettersi in gioco, in viaggio. Ma esattamente a come avviene per i nostri amori. La sensibilità femminile eccelle in questi riconoscimenti/disconoscimenti, in queste agili, ironiche/drammatiche dispersioni:

 

Sussurra

piano

al buio della sera

in quale stazione sei.

 

Affinché io possa rovistare

nel tuo bagaglio

e trovarvi

manciate di colori

per le mie pallide labbra.

 

*******

 

 

Passano ancora anni sempre tutti spesi fra ispirazione e impegno.

Ostaggio della vallata (2014) ne è il naturale approdo, emotivo e creativo. Noi stessi, che lo curammo e chiosammo, ne serbiamo ancora un ricordo avvolgente, pregno di passi e passaggi, nuances adorabili ma anche impennate riottose, imbizzarrite proprio perché inderogabilmente amorose; infine, emancipate tra sensi e ragione:

 

Percorso

 

Per verificare un’ipotesi d’amore

ricerco il tempo perduto.

Indago se,

per un istante almeno,

hai voluto possedere la mia anima.

 

Bugiardo è stato il tempo

che non ha voluto rendere semplici i fatti.

 

Nervose e veloci, pregne ma guizzanti di una densa, lirica necessità, alcune raccoltine – vere, eleganti plaquettes – degli anni successivi, colmano, aggiungono al mondo lirico di Fausta Genziana, accensioni o lacerazioni di grande suggestione. Penso alla miscellanea delle Parole scartate (2017), che in realtà è un perfetto recupero d’intensità (splendida la copertina, col suo collage “L’acchiappanuvole”). Giustapposto a una mirabile, ardua adesione al linguaggio… “Il ritorno di Medusa”, ad esempio, ritrova l’origine di tutto; ma l’evoluzione, insieme, emotiva ed espressiva, ancora ci sorprende di significati, di enigmi dolcemente svelabili:

 

Notturna,

Medusa

inaspettatamente

viene a trovarmi,

e allunga gli artigli

verso sogni inquieti.

…

 

Due anni dopo (2019), Cappuccetto Rosso sdogana con la gioia dell’affetto, dell’ammirazione stessa esistenziale, le vicende di una grande risolutezza, e del collegato sacrificio resistenziale, verso la libertà sognata, meritata e inseguita proprio eroicamente:

 

Non t’ammaliarono

salotti mondani

né rossetto sulle labbra

né impronta umida

su guancia d’amato

ma sabbie

e ancora sabbie.

…

 

“Non saprò mai il tuo coraggio” è dedicata ad Asia Ramazan Antar, ragazza curda di 20 anni, morta nella lotta contro l’ISIS.

E non basta, non basta, perché Fausta sa benissimo che la Storia si ripete, e comunque proprio la sua più vera e cruda verità , sopravvive in un continuum che non ha un prima e un dopo, ma riaccade sempre nello, dallo stesso punto. Come le splendide poesie ispirate a “La zattera della Medusa” di Géricault (“Lasciarsi trascinare / – incontrollati – / dall’acqua in movimento”). Ma soprattutto il fervoroso, indicibile ricordo de Il triciclo di Shinichi, il bambino morto a Hiroshima a tre anni col suo triciclo:

 

La piccola mano

stretta sul manubrio

– non poté l’esplosione separartene –

tuo il desiderio

inarrestabile

infine di volare

 

*******

 

 

La poesia è per Fausta Genziana Le Piane una grazia rilevante e ineffabile, cadenzata ma anche prolungata, riflessa e umbratile. Come se meglio andasse testata, riaffermata e periziata proprio nel suo più ampio orizzonte espressivo (e cognitivo, emotivo). Che per l’appunto comprende anche la narrativa, macerati romanzi, ma soprattutto il breve, fosforescente lampeggiamento d’un racconto…

In questo senso, un libro come La luna nel piatto (2004) è incredibilmente pieno di storie e sfumature fascinosissime: tra la Calabria avita; la Sabina di Duir, di vaga ascendenza celtica; un Altrove assortito e infine corredato di foto, disegni, quadri, collages…

Di più, di più: dietro il poeta c’è, insieme, la grande e la piccola Storia; cioè, i piccoli accadimenti ma anche la storia in progress della poesia…

Forse anche per questo, Faustina sente il bisogno di convocare i bravi e noti scrittori, come per trovare un punto d’intesa comune, il segreto ormai rivelabile, esportabile di cos’è e cosa fa Scrittura. Con pertinacia e amabilità si prova a intervistarli, a dialogarci, con questi autori macerati anch’essi d’esperienza, per raccogliere prove e testimonianze, reperti come cuori ancora pulsanti di poesia.

Tra le belle interviste di A colloquio con… (2020), ci sono artisti o scrittori navigati (Ennio Calabria, Enrico Benaglia, Renato Minore col suo Rimbaud), ma anche (quasi) giovani poetesse en artiste: su tutte, Nina Maroccolo e Serena Maffia.

Poi Ella fa in effetti anche di più: simula, infibra, un’adesione totale a certe esperienze, cioè percorsi stilistici, parabole insieme stilistiche ed esistenziali. La meraviglia è nemica della prudenza (Invito alla lettura de “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza), 2012, è un saggio ammirevole.

E non da meno s’impone e rifulge la romanzesca, comprovata riproposizione, attualizzazione di un’opera come Un re senza distrazione, di Jean Giono (2021); che per lei, francesista provetta, innamorata delle Corrispondenze di Baudelaire, costituisce un moderno e munifico punto d’arrivo:

“… Oggi Jean Giono appare più che mai come uno scrittore attuale per le accuse che rivolge alla società:

a una società che, basata solo sul denaro, sul guadagno, sul profitto, ha dimenticato la Bellezza, la bellezza della natura da donare e regalare a tutti con gioia profonda…”

Giacché questi sono gli eterni, esatti incunaboli della Poesia, che ha sempre – brava Faustina! – radici d’antico e semi, progetti, idealità pronti a corroborare e annettersi ogni futuro.

 

_________________________________Plinio Perilli

 

***

 

 

PARTE I

P O E S I E

e

prose poetiche

 

INCONTRI CON MEDUSA

(2000)

 

È certamente vero, che ogni primo libro segna già in partenza la cifra precisa, esatta e specifica del nuovo autore… Così è, anche per Fausta Genziana Le Piane, con i suoi intriganti e ispirati Incontri con Medusa. Testo propizio e propedeutico un po’ per tutta la sua produzione. Per la ricchezza dei temi proposti, dei rebus o degli enigmi affrontati; ma anche delle utopie sofferte o caparbiamente testimoniate, gestite, diciamo così, sino alla loro vincente disillusione!

 

  • Rebus

 

Rebus misterioso,

labirinto ignoto.

Mi perderò?

Aspetterò di incontrarti.

Ho perso il filo di Arianna

e tu non porti alla conoscenza.

 

 

Il primo approccio e conforto critico, glielo dà un allor giovane critico francese, Patrick Blandin, ghiotto e sinestetico esperto di letteratura e cinematografia italiana (che insegnava a Tolosa). Giovane, dunque perfettamente legato, sospinto dagli stessi stilemi che incarnava e fioriva “Faustina”: salde radici nella moderna classicità; dedizione per una scelta contemporanea di grande intensità ma anche estro progressista; coesistenza del mito come valore eternato, ma anche indirizzo ad un ventaglio emotivo e rappresentativo che innova i grandi temi proprio mentre li adotta, li affronta.

“… Né da troppo vicino – l’io è sempre irraggiungibile, sempre altrove – né da troppo lontano – certe metafore ci fanno quasi sentire la sua pelle contro la nostra –, Fausta Le Piane evoca i dolori sordi che lacerano (Vorrei essere croce) come i veri istanti di pienezza. E ciò, attraverso uno spazio e un tempo che riservano molte sorprese.”

Ecco dunque l’eterna, congenita favola dell’Amore, che Le Piane affronta col giusto, sapiente scetticismo liberatorio; una sorta di ondivago, permanente rito romantico fatto di allenata, addestrata malinconia, ed ardua, inseguita felicità emotiva…

 

Passione

 

Gocce di sangue cadono nel bicchiere.

Dov’è l’estro del mo vivere?

Bacia le mie labbra rosse

e bevi con me la vita.

 

Diciamo Amore, ma ovviamente il percorso è sempre vasto e pieno – anche nella narrazione lirica! Si va dalla passione al disamore, dall’entusiasmo più acceso dell’inizio, alle maldestre (amare) meditazioni dello spegnimento, perfino inaridimento sentimentale…

E qui Fausta Genziana è abilissima a equilibrare nello stesso modo e per lo stesso motivo, ansie drammatiche e lecite, doverose a volte aspettative di una serena, luminosa, meritata felicità:

 

Attesa

 

Io ti aspettavo

Seduta sui gradini della mia fontana.

Ma il sole era forte

E tutto è bruciato.

 

Le tue parole

Urtano il muro

Del mio bisogno di te.

 

*******

 

Dicevamo, il plauso di Patrick Blandin. Che a parte i complimenti per la qualità della scrittura poetica, investigano le particolari acquisizioni e dedizioni di Fausta. In grande sintesi, il pregio dello “spazio dei paesaggi”:

“… A considerare i collage, le foto, la prosa e la poesia, si scopre in Fausta Le Piane una geografia ben definita. Questa geografia è rappresentata prima di tutto dai paesaggi urbani: il caffè – Fausta dei caffè, Bellezza, Lettera a Helene… – la stazione – Taxi, Il rossetto… – o l’albergo. Caffè, stazione, albergo, questi luoghi di passaggio sono tutti legati ad una partenza – Departure I e II – che spesso nasconde una fuga. Una fuga che trascina il lettore verso paesaggi assoluti: il mare – Penombra, Pirati – in cui l’io naufragherà, come il deserto – A Ingeborg –, sono dei luoghi nei quali la narratrice pone tutte le sue speranze. …”

E perché questa fitta, orchestrata alternanza o schermaglia di speranze e scoramenti?

“Ma attenzione, che siano urbani o assoluti, questi paesaggi sono prima di tutto dei paesaggi mentali:” – ribadisce e precisa Blandin – “la stazione è l’idea della stazione, e, di conseguenza, l’idea della partenza, della fuga. Allo stesso modo, il mare, il deserto, rimandano all’idea d’immensità e al desiderio di perdersi in questa immensità…”.

E ancora, eccoci arrivati all’appuntamento con la scelta e la qualificazione del tempo – “il tempo della scrittura”:

“… Si tratta di tradurre un presente… che dura. Si arriva alla vera natura dei suoi scritti: luogo chiuso – ricordiamoci che si tratta di spazi mentali – e tempo chiuso: è sotto il segno della chiusura che sembra porsi la sua opera. E d’altronde lei stessa ci dà la chiave della sua scrittura parlando più volte di quel labirinto da cui l’io non può uscire e dove si moltiplicano le esperienze. …”

Più ancora, ovunque aleggia e regna, comanda, l’ineffabile e vitale “Ricerca del desiderio” – che a partire da questa silloge, racconta e incarna la cifra più schietta e propria della Le Piane. Con esiti di grande, squisita agilità compositiva, in cui è di certo presente una fervida (ma mai fragile) componente e positura femminile:

“… Il desiderio che rinchiude nel labirinto, il desiderio che, a poco a poco, costruisce questo labirinto. Il desiderio come matrice di questo mondo che si spiega dinanzi a noi, un mondo di storie. …”

Ma anche conta e brilla l’apertura, la rivelazione di Fausta Genziana Le Piane, dopo tante uscite e pubblicazioni su rivista, qui giunta (era esattamente il 2000) alla sua prima silloge, e dunque insieme al disvelamento e come alla confessione d’una sacramentata dichiarazione di poetica…

“… La poesia deve arrivare all’essenza, al centro dell’io, distruggendo il muro di paure e di incertezze che l’avvolge. Il ghiaccio è la protezione che ci creiamo per timore di mostrarci come realmente siamo, nella nostra più intima essenza. Svelare questa essenza è compito della poesia….”

Così, anche Fausta Genziana Le Piane qui si ama e accetta di prendersi tutti i suoi cari e dolce i suoi rischi. E si prova a sintetizzare, impennare ed evocare la sua medesima ricerca e scrittura, ma con dolcezza e affabilità, rigore e fervore. Ed Ella cita – bella cosa! – una vecchia intervista e promessa, attitudine di Jeanne Moreau, ora forse obliata, ma già bellissima diva anni ’60:

“Ho sempre voluto essere fuori dal comune, volevo superare la condizione umana, volevo esistere nel teatro, nell’immaginario… Anch’io sento il bisogno di esistere al di là della realtà, di superare la condizione reale per accedere ad un’esistenza mitica.”

La dedizione e la forza coraggiosa del suo aprirsi al mondo, è invece ben testimoniata dalla sua dedica a Ingeborg Bachman, una scrittrice che certo è stata un modello per molte nuove autrici, a partire almeno dagli anni ’70; modello di libertà, di risolutezza espressiva, e anche di rigore:

 

A te volevo somigliare,

nella rabbia del fuoco e dello scrivere.

Dalla copertina,

gli occhi bassi mi danno forza.

Ora è tempo di attraversare il deserto

con poca acqua e in solitudine.

 

 

*******

 

Ma la gioia e fantasia sinestetica che arricchisce la sua prima opera, vorremmo davvero salvarla, acquisirla come uno dei pregi più belli degli Incontri con Medusa. C’è una poesia, “Caleidoscopio”, che realmente dà sintesi e pienezza a questo forte, baudelairiano destino di “corrispondenze”, di incontri, mescidazioni, sinergie perfettamente in atto tra realtà e mistero, disciplina concreta e impennata fantasia:

 

Con avidità

spiare da un foro,

Come Mago che scruti le stelle.

In fondo al cilindro.

Innumerevoli forme

geometriche

simmetriche

colorate

come non è la tua vita.

 

Così torniamo insieme al titolo e all’essenza mitica. E anche a un certo qual gioco profondo, inquieto e destinato, delle genealogie, delle acquisizioni familiari o ereditarie…

“Medusa” è in fondo un complesso, potente e affettuosissimo Inno alla Madre (a tutte le Madri?)

 

Quando rivedrò il cuore rosso degli alberi,

capirò che ho già provato questa emozione

e che il rigido turno delle stagioni

ancora si prende gioco di me.

Allora, indosserò i tuoi abiti,

Madre,

che hanno preso la forma

del tuo corpo e del tuo male,

che hanno il tuo odore.

 

Chiude invece il grande ricordo sognato del Padre, Giorgio – che fu anch’egli poeta, nonché artista (così come lo Zio), e dunque, almeno all’inizio, tutore privilegiato del talento della giovane “Faustina”, così la chiamava il Genitore.

 

…

Fu allora

che chiamandomi per nome

mi dicesti:

“Sai anch’io ti voglio un gran bene”.

Ma ora

tutto ciò non è stato che un sogno

e tu forse non senti

che la voce comune del mondo.

 

“La voce comune del mondo” – ecco l’essenza semplice e magica con cui Fausta Genziana Le Piane si consegna e ci consegna il suo talento scrittorio, e la sua struggente, commossa dedizione poetico letteraria…

 

Ruba

al vento

e al freddo della sera

le mille stazioni dei suoi incontri.

Le troverai

impresse sulla valigia

con timbri dai mille colori.

 

E tutto porta

per il mondo

in uno strappo infinito.

 

Questo è anche il titolo che ci piace scegliere e salvare – tra tante suggestioni – per questa monografia: giacché è bellissimo, usuale e inarrivabile, che la voce comune del mondo sia proprio quella alta, altissima, eppure anche dimessa e consueta della poesia.

 

In un’illusione di specchi e riflessi,

di bugie e ambiguità,

non salverò di me che il cuore:

resterò così scolpita

sullo scudo del tuo.

 

Ed è già da questo libro e con questo libro, che affiora e s’instaura la densa, variegata vena sinestetica di un’autrice che è sempre e anche artista, per parole o immagini, cadenzate disquisizioni o iridescenti, anche umbratili, cioè esplose e ribaltate (rimbaudiane?) illuminazioni…

 

                                                 _________________Plinio Perilli

 

 

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“KENAVÒ”

Un ponte fra Roma e la Sabina

 

Una rivista come “Kenavò” è il confluire naturale, il lieto e poliedrico punto d’arrivo, di tutte le volizioni e gli auspici di Faustina tra Arte e Vita…

Un ponte tra Roma e la Sabina – Fausta tiene ad elogiarla e dunque a sottotitolarla… Per poi aggiungere, a messaggio esplicito un “Roma nel cuore” che riguarda Cultura generale, Arte, Turismo, Letteratura… e potremmo continuare

KENAVO’ – in qualità di titolo, significa invece “arrivederci” (au revoir) in bretone, e nella bella rivista di Fausta Genziana Le Piane, salda in auspicio questa ricca disamina “sinestetica” a cavallo fra poesia e storia dell’arte, aneddotica creativa e bilancio storico; insomma un’efficace tavolozza espressiva e creativa, di munifico e raro approccio multidisciplinare.

Anche nel gioco delle collaborazioni, l’esemplare messe dei nomi, c’intriga e ci ammalia non poco… Nel n° 73, Novembre 2024, tanto per dire, un pittore come Ennio Calabria, maestro d’un impegnato figurativismo europeo, s’affianca a un poeta come Paolo Ruffilli, a uno studioso e umanista come Carmine Chiodo, a una fotografa come Fatima Abbadi, a uno scrittore come Francesco Dell’Apa, e perfino – tra i tanti, esimii – a un’amica/Avvocato come Silvia Mazza…

Fermiamoci su una breve expositio di questo numero, ed ecco intanto,

già in copertina, un’orecchietta magica che riporta una importante, magica, al solito, poesia di William Butler Yeats, “Un mantello”. E poi una foto strepitosa di Barbara Morgan a ua danzatrice cult come Martha Graham; una preziosa lettera dell’epistolario tra Sherwood Anderson e Gertrude Stein…

E poesia ispirate, poeti di buon respiro: Antonio Spagnuolo, Clara Di Stefano, Maria Rosa Catalano, Monica Martinelli, Rosario Napoli, Aurelia Rosa Iurilli, ta interazione gravitazionale, mesoni e variabili spaziali… Ma non è finita:un bel ricordo che Riccardo Renzi dedica a Raymond Chandler, l’autore de Il grande sonno…Ed è la volta di Paolo Carlucci, che si dedica aTeresa Wilms Montt (19893-1921), poetessa importante e poco nota del panorama latino-americano del primo Novecento, cosmopolita meravigliosa, “macchina di meraviglia, sensuale e anarchica, protofemminista” (su cui molto si è spesa un’autrice anch’essa importante come Cristina Sparagana…

Eccellono poi alcune rubriche, che rinfrancano Faustina di rara squisitezza. Penso a “I miei quadri preferiti” a cura di Paolo Ruffilli, che qui si dedica “”L’impero delle luci” di René Magritte, ammirevolmente testato ed elogiato da Paolo:

“… Da questo cortocircuito ottico, una sorta di illusionismo onirico che realizza l’insanabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione (dove il quadro nel quadro ha identico aspetto della realtà che rappresenta), nasce in chi guarda lo stimolo alla riflessione.”…

Molti e molti altri i richiami, gli imprestiti però della rivista alle più felici cronache contemporanee che ci seducono. Una critica di Iole Chessa Olivares a un romanzo accanito e fervido di Pasqualina Di Blasio; un racconto favoloso della rumena Lidia Popa; una rubrica fra “Architettura e Politica” (battezzata giustappunto “Architettura è Politica”) di Enrico Finocchiaro… E un poeta importante come Ivan Pozzoni, filosofo e non solo, che ci dona tre poesie assai rilevanti, molto impegnate e a loro modo rivelatrici: “Ezra Pound”, “Bronchopneumonia” e “Siamo tigri di carta”…

Fausta ci delizia poi di tante e tante altre cose: per “Il poeta che non ti aspetti”, ecco “Spogliati”, versi indimenticabili di Ernesto Che Guevara, che ci porge Elisabetta Tassi! O una nota di Francesco Dell’Apa sui “Murali a Betlemme” (“Il muro divide e genera odio”)… Poi anche una riflessione di Elio Camilleri su Il “piccolo mondo” di Karl Jaspers… E una testimonianza sull’Intelligenza Artificiale svelataci dall’Ingegnere Massimo Pirozzi, giunti in fine in aria artificialmente poetica…

Ma troppe, le testimonianze luminose – e numinose – di cui siamo grati,

mercé i numeri di KENAVO’… Penso alla nota che la stessa Fausta dedica all’eleganza della poesia “Ci” di Li Qingzhao, o ai Diari di Katherine Mansfield; ma anche a una balda cronaca naturista (18 agosto) che il grande Henry David Thoreau rivolge a una commovente navigazione sul North River…

Per non parlare delle incredibili, deliziose cronache condominiali chiosate dall’Avvocatessa Silvia Mazza, che sempre molto ci intrigano: all’insegna di un accanito archetipo psicologico, come Lei lo chiama: “Homo condomini lupus”…

Ricordiamo altresì che su KENAVO’ sono spesso usciti inserti assai attenti e ispirati su autori già profondi amici della rivista (ecco, sul n° 65 del luglio 2023, un’ammirevole poetessa come Iole Chessa Olivares), e comunque punto di riferimento fascinoso e ineludibile della nostra contemporaneità… Ci piace almeno ricordare la figura volenterosa ed educata, davvero buona e giusta di Antonio Coppola, poeta, organizzatore culturale, direttore di riviste (“ I fiori del Male”).

Un senso, uno spirito profondo di libertà, e amicizia profonda con i cuori, i destini e le cose.

Ecco, ci piace terminare questa monografia, questa lettura critica delle opere di Fausta Genziana con una poesia da Lei dedicata al 25 Aprile, cioè alla Festa – intima ed anche ufficiale – della Libertà e della Liberazione:

 

Il 25 Aprile

 

Uomini donne

in marcia!

Battiamo le mani: libertà.

Oggi

è festa di compleanno:

via il nemico

via chi opprime,

non catene

né carceri

ma fili leggeri

vicini lontani

di mani che si stringono

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POST-FAZIONE

di NINA MAROCCOLO

specchio del cielo | fiore del tuono

a Fausta Genziana Le Piane

 

 

Ho incontrato nella mia via una donna che porta il nome di un fiore.

Genziana, specchio del cielo, dai petali di pelle che virano dall’azzurro al viola, approdando all’oro bizantino della genziana maggiore. Riflettendosi nel cielo celeste, Genziana germoglia e dimora nel silenzio, lirismo che pervade la sua operosità creaturale, iniziatica, vissuta nell’ardire e nell’ardore. La chiamerò anche fiore del tuono. Stellaria holostea, velluto che nei tempi romiti delle campagne contadine indicava l’ira di Giove…

Ma i bambini non temevano nulla. Raccoglievano i fiori con un gesto di fanciullo splendore | e speravano. Quei bimbi nello strappo, evocavano fiamme argentee, guizzi tuonanti, presagivano pannelli di pioggia e tempesta.

Petali purpurei della nostra vecchia Europa dei Lychnis, dal greco “lýchnos” che significa lampada.

Lucerna dalle palpebre australi che ha ispirato il simbolo del Cristo illuminatore delle anime.

Fausta Genziana non ama apparire. Sceglie la natura boschiva e campestre, respirando altitudini, guglie, sacralità dei luoghi. Per sua discrezione, tenera introversione, siamo costretti a cercarla nei suoi anfratti misterici. E quanto è più grande il mistero, più dovremo evocarne la sua rivelazione. Eccola lì, Fausta Genziana Maggiore, teneramente protetta da grandi foglie.

Da bianche candide infiorescenze.

Le sue radici sono saldamente incantate nell’humus profondo di Madre Terra. E intanto mi chiedo se siamo vicini al divino quadrato. Cielo e terra, tutta la terra nel cielo che riserva ulteriori capovolgimenti e rivoluzioni. Quella, ad esempio, della genziana cruciata, forte emblema del Cristo sofferente, il Cristo della Passione e della Croce.

L’arte di Fausta è legata al suo fiore, ma non è cristologica. Porta la Luce, deità pagane, l’amore per i celti, l’arte indonesiana nel cuore. Priva di intellettualismo, lontana si fa ogni trama concettuale per significare /giustificare opere, invece, di “creativi” contemporanei che in metri di tela | nella quasi assenza del colore | integrano la loro inquietudine in cesellature teoretiche spesso fastidiose.

L’arte è dinamica musicale, contrappunto, ampia generosità variante dall’allegretto al dramma di certe partiture che si fanno fuga, sempre impossibili da raggiungere.

Forse sta qui il segreto. Lasciare che la corsa sia incessantemente prolifica nel suo non-raggiungimento: porte che si spalancano allo stupore e alla gioia.

La pietra scolpita, le statue votive, l’acclamazione di un’arte immaginifica che ci riporti a gustare il ritmo originario del Tempo, l’assenza, il vuoto, l’incognita.

 

Conosce l’equilibrio, la pietra

 

È ribelle

il dio di Bretagna

e lancia raffiche di pioggia sulla terra.

Il tempo affetta la roccia

fu tempo di granito rosso

poi del lichene

fino all’erica viola.

 

FGenzianaLP

 

Fausta Genziana Le Piane è tutto questo.

Nei collages, nella pittura, nella fotografia, nell’uso di materiali come legno, giornali, matite, acrilici, pennarelli, porporine, stencil, stoffe, spartiti, lana, gomme colorate, sabbie, acquarelli, découpage, carta vellutata, crea un mondo tutto suo: marcatamente suo.

 

«La parola “artista” mi dà fastidio. Esistono solo i grandissimi artigiani. Solo avendo nelle mani il pieno mestiere si può, a volte, affrontare il sogno. L’espressione non uscirà mai dalle mani incolte. Un grande poeta non potrà mai esistere se non conosce il mestiere della parola […] Non si possono vincere le difficoltà della materia senza il mestiere che è disciplina, pazienza, umiltà, conoscenza…»

Giacomo Manzù

 

I doni donati di Genziana sono una laude, un traslato indelebile che riporta alle Arts and Crafts di fine Ottocento. Mi rammentano, quei doni, i dada e le loro stravaganze; ma anche la spiritualità del più ludico Paul Klee, quello dei teatrini, dei burattini, dei giocattoli in legno costruiti per il figlio Felix.

In realtà, i doni donati, sono piccoli miracoli di manifattura, tessitura manuale favolistica, simbolica, domestica, ricca di valori (temi sulla pace, sull’amore…), concreta come concreto si faceva il sistema produttivo della factory di William Morris.

“Fare” si apparenta al tuono del gesto, atto creatore e conclusivo di un’opera. La sua è finitezza che non finisce, né definisce del tutto il gesto medesimo: diviene prolungamento dell’opera successiva, segnata dalla premonizione inconscia.

La sfericità, inizio e fine, fine e inizio, rappresenta l’artista. Tra tutte le forme sfera e cerchio sono il veicolo per raggiungere “altitudini del Sé | quaggiù”.

 

Ecco il Simbolo. L’eccellenza del simbolo.

E, infine, Genziana, tuono e specchio del cielo, concludo con queste mie parole.

La chiave di violino trovai nel canto, nel cuore di un albero | il setticlavio.

Trovai una farfalla che muoveva le foglie delle sue ali, volando di pace in pace | e mi disse che nella libertà si cresce. Nell’amore che nulla chiede, ma gentile si rivela.

Mi tolsi i vestiti ch’ero già nuda, intesi il deserto e la rosa. Ancora mi abbeverai di fede | la verità nel silenzio. E in quel ventre di polvere ebbi la forza di cantare.

Dove regna il nulla s’impone la Grazia. Dove crediamo la parola, la voce perduta | noi sappiamo.

Sappiamo guardare?

No. Sappiamo sentire.

 

_________________Nina Maroccolo

_____________________ottobre 2014

 

***

In questa pagina compaiono solo alcune parti scelte.

Qui INDICE dell’opera:

PARTE PRIMA

Prologo

Per Fausta Genziana Le Piane

sempre in viaggio fra l’Arte e la Vita

POESIE

e prose poetiche

– INCONTRI CON MEDUSA (2000)

– LA NOTTE PER MASCHERA (2003)

– GLI STECCATI DELLA MENTE (2009)

– STAZIONI / GARES (2011)

– OSTAGGIO DELLA VALLATA (2014)

“La Vita in pieno giorno”

OSTAGGIO DELLA VALLATA

– PAROLE SCARTATE (2017)

– CAPPUCCIO ROSSO (2019)

– SCENE DA UN NAUFRAGIO (2019)

(Poesie ispirate a La zattera della Medusa di Théodore Géricault)

– IL TRICICLO DI SHINICHI (2023)

Epilogo:

Furia dei cuori maturi dall’amore ulcerati!

*

PARTE SECONDA

– E OGNI STELLA SIA STELLA…

Omaggio a Fausta Genziana Le Piane

RACCONTI

– La luna nel piatto (2004)

– Il ponte sullo Stretto.

Tremila anni fra Scilla e Cariddi (2007))

– Duo per tre (2020)

SAGGI

– Un libro, un luogo

ITINERARI DELL’ANIMA (2011)

– La meraviglia è nemica della prudenza

Invito alla lettura de “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza (2012)

– “E poi il desiderio ebbi di trovare intendimento…”

Il tesoro della Lingua, la logica della Poesia.

La logica della poesia è una logica interna…

(Le Riflessioni filologiche di Fausta Genziana Le Piane – 2019)

– Un’opera: “Un re senza distrazione” di Jean Giono (2021)

INTERVISTE:

– Interviste a poeti d’oggi (2010)

– A colloquio con… (2017)

– Gente (non) comune

Storie di donne custodi dell’infinito (2018)

PLAQUETTES, ANTOLOGIE, RACCOLTINE et cetera…

Anima segreta,

Caleidoscopio d’archetipi

L’ARTISTA ECLETTICA

– I “Visi-madeleines” di Fausta Genziana Le Piane (2015)

PAESAGGI D’ARTISTI

– Abitar pensando

– I fogli di Casa Duir

– Il sentiero celtico

– Arte applicata et similia

– Colloquia Familiaria e dintorni

– KENAVO’: un ponte fra Roma e la Sabina

POST-FAZIONE di Nina Maroccolo

***

 

Fausta Genziana Le Piane 

Nata in Calabria, vive ed opera a Roma. Laureata in Lingue, ha insegnato francese e ha vinto una borsa di studio per la Romania.
Ha curato le schede di lingua francese per la grammatica italiana comparata di Paola Brancaccio e adattato classici francesi per la scuola superiore.
I suoi libri di poesie, “Incontri con Medusa” (Calabria Letteraria), “La Notte per Maschera” (Edizioni del Leone) e “Gli steccati della mente” (Penna d’autore) hanno incontrato il favore della critica.
Con Tommaso Patti, ha pubblicato la raccolta di racconti “Duo per tre”, Edizioni Associate, Roma (Prefazione di Paolo Ruffilli) cui ha fatto seguito “Al Qantarah-Bridge”, Un ponte lungo tremila anni fra Scilla e Cariddi, Nicola Calabria Editore. Ha pubblicato una raccolta di racconti, “La luna nel piatto”, Edizioni Associate, Roma, con annesso un sedicesimo dedicato alla pittura di Pinella Imbesi e “Interviste a poeti d’oggi”, Edizioni Eventualmente, 2010. Si occupa di critica (AA.VV, “Clio e la parola-Critica e crestomazia della poesia di Maria Racioppi”, Nuova Impronta, 2003; Francesco Dell’Apa, “Dal tempo unico”, Città del Sole edizioni, 2003) e recentemente ha pubblicato “La meraviglia è nemica della prudenza”, invito alla lettura de “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza, Edizioni Eventualmente. Iscritta all’Ordine dei giornalisti, dopo aver scritto per il “Il Giornale d’Italia”, per la rivista “Poeti e Poesia” diretta da Elio Pecora ed essersi occupata di gastronomia francese per la rivista “Real Pizza”, ora cura una rubrica d’arte per la Consulta delle Donne di Wanda Montanelli (“Parliamo d’arte”) e una pubblicazione bimestrale “Kenavò” distribuita a Roma e in Sabina, diario delle attività culturali che si svolgono in Casa Duir, a Casperia (Rieti). Ha pubblicato una serie di quaderni (I Quaderni di Casa Duir) tra cui: “Enrico Benaglia, il pifferaio magico” (Penna d’autore), “Alla scoperta delle fave”, “Alla scoperta dell’arte del collage e del décollage”, “Non di solo pane” “Lettere a Fausta”, “Spiritualità da Montefiolo”, “Artisti Calabresi a confronto”). Ha partecipato con i suoi collages a varie esposizioni. Alcune poesie sono state tradotte in francese, tedesco, inglese, spagnolo, romeno, russo, altre sono state musicate dal compositore Giorgio Fiorletta ed altre ancora, infine, sono state oggetto di studio, a cura del Professore Patrick Blandin, fra gli studenti della facoltà di Lingua e Cinema Italiani dell’Università di Tolosa e di Bordeaux.
Hanno parlato di lei: Dante Maffia, Italo Evangesliti, Plinio Perilli, Massimo Colesanti, Giorgio Bàrbieri Squarotti (continua qui )


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