Francesca Pellegrino – Inediti

 

Francesca Pellegrino – Inediti

 

n o w o r d s

nella casa di
quandoleparolemancano
gli orologi non hanno lancette
il tempo va senza le ore
e io me ne sto
disabitata carezza
di una mano vuota

 

Tuttavia,

, ci sono cose che non possono tornare
se non sono mai state che altrove.
Intanto, è marzo, il vento taglia
i silenzi imbastiti sulle bocche,
i fiori spingono forte e, vedi,
mi piace parlare con te
ma ho una paura fragile da curare e
questo sogno non ha superato la notte
e precipita, continuamente, nuvole di zucchero
come se non avesse occhi.
Come se questo non fosse un cerchio
e al centro
il punto esatto dal quale fuggimmo.
ognuno un raggio di luce
sullo stesso, identico, diametro.

 

Perimetri

C’è stato il vento,
la porta chiusa, l’asola slabbrata,
il fischio del treno andato
e tutte le volte
ho finito col ritrovarmi
sopra il mio passo
perplessa come una pietra
a contare con le dita
quanti giri, ancora,
dovessi compiere tutt’intorno
alle mie circonferenze
prima di imboccare la tangente.

 

Dream on

E niente, ci sono state cose semplici
un caffè, il bagno condiviso
io mi truccavo e tu ti radevi la barba.
Hai detto quella cosa buffa
sul mio naso, ho riso, ho riso tanto
e poi, mi hai anche fatto una carezza
che era una cosa dolce, dolcissima.
Mi hai avvertita che avresti fatto tardi,
lo hai fatto mentre mi baciavi le tempie.
Ma che tornavi. Certo che tornavi.
E anche stavolta, è suonata la sveglia
che avevo ancora la bocca sporca di sogno.
Ho bevuto il caffè, mi sono preparata
e allo specchio mi sono fatta quella carezza.
Ma con gli occhi chiusi.

 

 

 

 

Francesca Pellegrino nasce il 5 novembre del 1974 a Taranto, dove tuttora vive, scrive e sogna e fintanto che sogna alcune cose sono accadute. Ha un figlio, un sogno vivo e bellissimo che si chiama Luca – LucaDeiMieiOcchi, un mutuo e  un lavoro che si è inventata per sbarcare lune e altre galassie e che si chiama “Melasogno”.
Libri:Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni” (editrice Kimerik 2009),   “Niente di personale” (il n° 16 della Collana Samizdat per la Biblioteca Clandestina Errabonda 2009), CHERNOBYLOVE – il giorno dopo il vento” (editrice Kimerik). Nel 2015 pubblica per Edit@ Casa Editrice e Libraria il suo nuovo volume intitolato ‘Tutte le Lucciole vennero al pettine’, un monologo tra mille parti del sé che si disputano ragioni, colpe e consensi fino a trovare una pace di consistenza esistenziale.
Ma procediamo per tappe, senza prenderla tanto per lunghe, che il coraggio, si sa, è una questione di sintesi: nel 2006, entra a fare parte del(continua qui)

13 risposte a "Francesca Pellegrino – Inediti"

  1. Un grande piacere leggere Francesca, ritrovarla in formissima, inossidabile con le sue geometrie esistenziali e le parole che si sfilano come perle in libertà.
    Grazie a Doris per la proposta e un abbraccio a tutte e due.
    Abele

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  2. Ciao Francesca, all’invito pensavo già da un po’. Neobar è stato in pausa per un certo periodo e siamo tornati con l’idea di riappropriarci di quello spirito che solo alcuni anni fa, con l’avvento dei blog, permise fermento creativo e di confronto andato poi perdendosi col sorgere dei social. Un pizzico di nostalgia per quell’energia e anche la volontà di continuare a tenere traccia di certi incontri, certe belle voci come la tua ha generato l’impulso (e poi volevo fare una sorpresa agli “storici” lettori e partecipanti).
    Molto piaciuti gli inediti che confermano il tuo scrivere brioso e scanzonato che unitamente trova modo di soffermarsi e sottolineare quelle piccole “cose” capaci di differenze sostanziali.

    Un abbraccio…

    D.

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  3. è un po’ che non mi imbattevo in scritti di Francesca Pellegrino (per mie frequentazioni molto ondivaghe del uèb, mica per altro) e devo dire che oggi come in altre “epoche” il risultato è sempre quello: mi riconciliano con la poesia.
    : )
    in una realtà virtuale campata in letteraria, dove t’orme di novelli Pasolini s’inventano poeti andando a capo, l’intensità essenziale dei versi di Francesca incarna il bisogno di riscoprire la parola come circonferenza evocativa pronta a partire per la tangente: una via di fuga salvifica sostenuta dalla capacità di stupire senza dover ricorrere ad effetti speciali, di sorprenderti al volo proprio mentre t’illudi di planare verso un rassicurante già letto/già sentito. ecco… la poesia di Francesca Pellegrino è soprattutto spiazzante per come disegna con estrema naturalezza prospettive inattese, ovvero per come *inattende* sul vuoto una corda di parole e ci cammina sopra sfidandoti a vedere il re nudo (oltre che a trovare il giusto equilibrio tra una lacrima e un sorriso). l’ironia tattile di “Dream on”, tanto delicata quanto impietosa ne è esempio emblematico e l’incomunicabilità affettiva di “n o w o r d s” ne ribadisce il senso in modo surreale quasi annegando l’evidenza (se la carezza *sono* le parole che mancano alla mano vuota, cosa saranno i ventisei lemmi sparsi in sette versi che dileggiano la logica? parole-non-parole? eh…). una negatività che sconfessa se stessa mediante l’ironia, mediante la forza dei sentimenti, mediante l’accettazione di una fragilità che è l’essenza stessa dell’essere “umani”. e d’altro canto tra “una paura fragile da curare” e “una paura facile da curare” la differenza è meno d’una parola (e infatti, in pratica, una volta giunto qui, mi sento già guarito)
    : ))
    aggiungo solo che seguendo il link ho trovato altre ottime liriche, tipo “roubasienne” (d’un sarcasmo sfacciato) e “cronaca di un autunno” (fulminante quanto la lampadina). bacioni grossi grossi e buone piccole cose.

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    1. Malos, Malos, che piacere risaperti. Leggere il tuo dire intorno alle parole che posso, è come lasciarsi accarezzare da quelle piccole cose, quelle buone e assenti, perlopiù.
      Quanto hai ragione sul “ueb” di oggi, sul “ueb” che è diventato. La rete prima traboccava di entusiasmo e condivisione vera. Ora, Facebook ha … distratto troppo – per usare un eufemismo. Ho nostalgia di quel confronto sano e costruttivo, ma sono certa che ne possiamo recuperare la tenacia. Del resto, dipende da noi.
      Partiamo da noi.
      un carissimo saluto a te e grazie di cuore

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  4. @Doris Emilia Bragagnini: scrivi – “siamo tornati con l’idea di riappropriarci di quello spirito che solo alcuni anni fa, con l’avvento dei blog, permise fermento creativo e di confronto andato poi perdendosi col sorgere dei social.” quanto hai ragione, Doris (e già i blog erano stati un mezzo passo indietro rispetto al fermento creativo dei primi siti letterari comunitari)…

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  5. Le poesie ci mostrano un mondo fragile e frammentario in divenire, fatto di orologi senza lancette, fischi di treno che si perdono nel tempo senza le ore, di cose che non possono tornare. Però ci sono anche segni di un assoluto, indicato dal centro, attorno a cui tutte le cose sembrano rivoluzionare, un punto fisso che dà il tempo in modo antifragile. E forse c’è un continuo scambio di questi due ruoli, di forza e di fragilità , tra il poeta e il mondo.

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