Paolo Vincenti: Fenomenologia del politico con lo zainetto

04072014stumpspeechpost

FENOMENOLOGIA DEL POLITICO CON LO ZAINETTO

“Io sono fisico
ma anche politico
un corpo solido
messo in un liquido
io sono ritmico
ma anche melodico
un corpo liquido
messo in un solido”

(“Fisico politico” –   Luca Carboni)

Davvero non sapevo chi votare alle ultime elezioni politiche, ma sapevo per certo chi non votare. Io non voto, non voterò mai, il politico con lo zainetto. Non si possono vedere questi neo deputati e neo senatori fedeli adepti del nuovismo, prima del renzismo, dopo del leghismo o del grillismo, e insomma di tutti gli “ismi” che infestano la società italiana, questi emergenti che la riffa della fortuna ha portato agli onori, ma la irrequieta ruota porterà presto anche agli oneri, della piccola storia, insomma questi recordmen dell’attivismo, che girano in bicicletta per le strade di Roma. Ricordo che, quand’ero al Liceo, il professore di filosofia veniva a scuola la mattina pedalando allegramente. Oggi molti docenti lo fanno, ma a quel tempo non era consueto.  Così il prof destava l’ilarità, cioè le battute salaci e le risa di scherno di noi ragazzi impudenti perché ritenevamo in qualche modo poco consono, all’alto ruolo, il mezzo usato. Sbagliavamo naturalmente. Si sa che a quell’età qualsiasi pretesto è buono per metterla in berta e burletta. Però, un deputato o un senatore che, occhiali da sole, zainetto in spalla, entra in bicicletta al Parlamento, no! Dove sono finite le vituperate auto blu? Eppure (ricordate: “venghino signori venghino!”?), l’ “asta tosta” di Renzi “Teomondo Scrofalo” è andata quasi deserta. Sono ancora tutte là. Piuttosto che tenerle parcheggiate, perché non le usano? Dice, sono stati votati proprio perché scardinano le regole, rompono con il passato, hanno il favore della gente.  Va bene, ma io ripenso che la fortuna è una corsara e il popolo oggi insegue, domani persegue. Infatti, non voglio essere profeta di sventura, ma già qualcosa sta succedendo.

Poi detesto il politico che cinguetta tutto il giorno. Passi se abbaia, ruggisce, grugnisce, ma cinguettare no! Il mio politico deve parlare dalla televisione o dalla radio, scrivere sul giornale, comiziare nelle piazze, ma lasci la gestione dei new media al suo staff, se ne ha uno. Inoltre, non voterò mai il politico che inizia i suoi discorsi dicendo: “care elettrici e cari elettori”. Questo è un punto fermo per me.  Ruffiani, farisei, si sente lontano un miglio l’odore smielato della moina, dell’affettazione. Basta con queste ipocrisie linguistiche per accattivarsi il favore dell’elettorato femminile. Questa prassi di anteporre il genere femminile a quello maschile è ormai dilagante, in tutte le cariche pubbliche e a tutti i livelli. Ho sentito addirittura un amministratore di condominio che iniziava la riunione esordendo con: “care condomine e cari condomini”

Non mi piace quello che, passando da una carica ad un’altra superiore, è vendicativo.  Come dice B. Gracian, scrittore spagnolo del Seicento, il politico dovrebbe essere come Luigi XII di Francia che Gracian porta a paradigma della gentilezza della nobiltà francese. Infatti quello, che da duca era stato molto ingiuriato, una volta divenuto re, trasformò la vendetta in generosità, affermando “il re di Francia non vendica le offese fatte al duca D’Orleans!”: ma vai a spiegare questo grande esempio ai nostri piccoli e rancorosi politici. Non mi piace il politico che è innamorato del suo ruolo di oppositore e spara a zero sul sistema di cui pure fa parte. C’è chi si trova talmente a proprio agio, come censore e moralizzatore, che sguazza nel putridume, pur di continuare a svolgere quel compito che si è assegnato, vede sempre il male anche nel bene e se proprio non riesce a trovar motivo di concionare, leticare, è persino capace di inventare, gabellando una buona azione per qualcosa di squallido e oscuro, pur di fare il Momo maledico e irriverente. Ma anche in questo caso, la puzza di affettazione si sente lontano un miglio.

Non si può perdonare il politico che ruba su un appalto milionario, peggio se l’appalto riguarda la Sanità, ma non si può nemmeno perdonare quello che fa la cresta sugli scontrini del ristorante. Come può un politicuccio micragnoso governare una città, una regione o la nazione? Il buon politico deve pensare alla grande e agire di conseguenza.  Sicuramente l’ex Presidente Renzi con la sua formidabile operazione di rottamazione ha contribuito a svecchiare la politica italiana. Oggi la classe dirigente è costituita da gente molto più giovane anagraficamente. Ad un certo punto, è sembrato davvero che alla strategia vincente di Renzi perfettamente si attagliasse quanto il suo illustre concittadino Machiavelli scriveva nel “Principe”, a proposito della Fortuna: “perché la fortuna è donna, ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla. E si vede che la si lascia più vincere da quelli che freddamente procedono. E però sempre, come donna, è amica dei giovani, perché sono meno respettivi, più feroci, e con più audacia la comandano”. Ma il Botero, nei suoi “Detti memorabili”, attribuisce al Marchese di Marignano, cioè Giovanni de’Medici, questa frase: “alcuni, scottati si dolgono che le manchi in costanza quel che ha troppo in femminilità… non solo ha l’instabilità della donna, ma la leggerezza della giovinetta nel mostrarsi benigna ai giovani”.  Ma non si creda che ora stia facendo un elogio postumo del bischeraccio Matteo. Dio mi guardi! Quel che voglio dire è che oggi il fattore anagrafico è diventato un alibi che serve a coprire inadempienze, deficienze. “Stanno sbagliando, sì però sono bravi, solo hanno poca esperienza”.  Detesto questo giovanilismo che finisce ad impillaccherare serietà, competenza, studio, rigore di alcuni statisti del passato (in verità, pochissimi) davvero degni di questo nome. Dice: “preferisco che siano giovani e belli, se proprio devo farmi prendere per il culo!”.  Eh no, il mio orgoglio si ribella! Io ho 44 anni. Se proprio devo esser gabbato, preferisco farmi turlupinare da un sessantenne, settantenne, che ne sappia molto più di me, piuttosto che da quattro mocciosi rampanti.

PAOLO VINCENTI


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