Per rinfrancar lo spirto, tra un’apocope e un iperbato

La macroeconomia è molto meno complicata
di quello che sembra, tutto il resto è politica

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Quale miglior abbrivio per queste righe d’introduzione che rievocare l’incipit d’una lirica minore di Cecco Angiolieri, “S’io fossi oco”, in cui il vate senese rivendicava una lucida comprensione delle dinamiche finanziarie che avevano determinato il suo brutale pestaggio da parte di un collega. Emblematico che già nel lontano 1309, egli scrivesse: “La macroeconomia e la poesia / mi menano a braccetto per la via“.
Ecco perché, carpendo i precetti dell’Angiolieri con l’unico et nobile intento di disimpegnarvi dalle più alte vicissitudini elegiache, mi accingo a proporvi due sillogi macroeconomiche elaborate nell’ultimo anno. Potrete amabilmente fingere che sieno stravaganti strenne natalizie, da collocare sotto l’albero agghindato e, in cotal guisa, poi leggerle durante le vacanze: sarànnovi di certo aiuto per meglio contemplare il fortunale prossimo venturo che infausto si prospetta all’orizzonte.
Per tanto, m’accingo ad augurarvi buone feste, vergando immantinente sui liquidi cristalli li linkaggi dei sopraddetti ibucchi (che seguono l’ibucco “concetti basilari di economia internazionale”, già propalato su Neobar gran tempo addietro). Vieppiù, con l’occasione, a latere mi pregio di proporvi un aforisma nuovo, inventato storpiando un motto di Neal Ascherson: “L’unico problema dell’economia ordoliberista è che per funzionare richiede sette miliardi di schiavi”.

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Cliccare sui rispettivi link per scaricare il PDF: 

cosa accadde in italia nel 1992-93

ordoliberismo barbarico alla conquista del mondo

(oltre a graditi commenti in calce, in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

 


13 risposte a "Per rinfrancar lo spirto, tra un’apocope e un iperbato"

  1. Strenne graditissime e soprattutto letture importanti, illuminanti per molti aspetti, visto quanto poco in realtà si sa della macchina succhiasangue dell’ “Ordoliberismo”, di queste zecche gigantesche che hanno ridotto la Zecca a coniare monete da collezionismo. Un bel lavoro veramente, malos, con dovizia di grafici e link; il tutto spiegato con molta chiarezza ed efficacia. Un ebook, insomma, da far leggere nelle scuole.

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    1. beh, studiare educazione civica e macroeconomia fin dalle elementari (ora scuola primaria) sarebbe molto importante per formare la consapevolezza dei cittadini ed evitare che ci sembrino “ragionevoli” – invece di farci sbellicare dalle risate – le barzellette raccontate dai media (“l’austerità espansiva”, “lo stato come parsimonioso padre di famiglia”, “la spesa pubblica improduttiva”, “per crescere servono le riforme strutturali”, “il problema è la corruzione” e così via). vieppiù, secondo mera logica aristotelica, se la storia dell’umanità ci insegna che in passato era il sovrano a battere moneta e ora sono banche indipendenti a farlo, beh, ciò implica che il sovrano adesso sono le banche, no? …e questo spiega anche l’ingenuo ed inevitabile dietro-front del governo giallo-verde sul già minimo deficit/PIL al 2,4% di fronte alla minaccia di procedura d’infrazione di chi tiene il coltello dalla parte del manico. governo giallo-verde che, peraltro, tengo a precisare, al momento resta il miglior governo possibile per l’Italia e alcune cose importanti in pochi mesi le ha fatte: controriforma BCC, bloccate per ora aumento IVA e patrimoniali varie, scarto fra tendenziale DEF e programmatico NADEF -1,2 cioè il *triplo* rispetto a tutti i governi precedenti dal 2014 ad oggi). resta il fatto che la situazione è drammatica, soprattutto perché un nuovo tracollo mondiale è previsto entro il 2019 e, come scrivevo negli ibucchi, il modus operandi a crisi cicliche è un ulteriore potente strumento di coercizione e compressione della democrazia in favore di entità finanziare sovranazionali. molto difficilmente nel mondo della grande finanza l’allocazione “ottimale” delle risorse è lasciata al caso. può anche essere che nel resto che ci porge una cassiera manchi una moneta da un euro “per caso o per sbaglio”. ma quando si parla di millanta miliardi, solo un grandissimo ingenuo può pensare che finiscano per accentrarsi tutti nella stessa mano “per caso o per sbaglio”. non dimentichiamo, infatti, che il sistema ordoliberista non è quanto di più somigliante ad un sistema neofeudale per caso o per un suo cattivo funzionamento: il sistema è concepito per funzionare così e ahinoi, funziona perfettamente, come ci spiega l’ottimo Charles Hugh Smith https://www.zerohedge.com/news/2018-12-14/neofeudalism-isnt-flaw-its-system-working-perfectly

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  2. Ho dato per ora scorsa solo sommaria, mi riprometto in queste feste di seguire con tranquillità anche tutti i link, mentre aspetto sulla poltrona col gatto in braccio che arrivi l'”anythings bubble”. Però una cosa subito la voglio dire, le privatizzazioni si sono succedute anche negli anni successivi, sono testimone diretto di quanto è successo in Telecom con la privatizzazione del 1997. Per prima cosa si sono fuse le aziende ex stet, sip, italcable, saritel e altre minori, che cubavano 120.000 dipendenti, l’azienda era in attivo, per forza, aveva il monopolio. E’ stata comperata con un’opa da Colaninno & c, con un prestito da un consorzio di banche. Il debito però è rimasto all’azienda quando se ne sono andati, e così via analogamente con i successivi proprietari, il risultato è che oggi Tim ha 50.000 dipendenti (e dichiara 20.000 esuberi) ,non ci sono più operatori telefonici italiani con una rete, e da vent’anni non si parla che del debito della “Telecom” in ogni contesto industriale e sindacale. Questo sono le imprese italiane (non solo quelle italiane), e quello che valgono, dove arrivano spolpano e lasciano la carogna.

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    1. beh, presto e bene raro avviene, quindi è ottima cosa leggere tutto con calma, compresi i tantissimi link che, a costo di rendere visivamente meno bello il tutto, continuo ad inserire sempre per deformazione professionale quasi che fossero le reference di una pubblicazione scientifica.
      nell’ibucco 92-93, in effetti, troverai accenno al fatto che le privatizzazioni non solo “si sono succedute anche negli anni successivi”, ma anche che erano state *collaudate* in anni precedenti nella Gran Bretagna di Margaret Thatcher e che proseguono sino ai giorni nostri (si vedano in particolare i governi Monti e Letta).
      eviterei invece di fare concessioni autorazziste del tipo “queste sono le imprese italiane” per poi trovarsi costretti a precisare tra parentesi “non solo le imprese italiane”. non era più semplice scrivere direttamente: questo è il capitalismo finanziario (per sua intrinseca natura votato esclusivamente a logiche di profitto immediato e quindi *predatorio*, cui va stretta qualsiasi “etichetta nazionale”, se non di *comodo*). nel caso di Telecom, infatti, l’idea di comodo della “italianità” da pompare sui media è stata usata soprattutto come strumento di scontro politico tra D’Alema e Draghi tra 1999 e 2001 (nonché tra Berlusconi e Prodi sullo sfondo dei giochi di potere tra Unicredit, Intesa, Mediobanca, Montepaschi, Generali). ma se torniamo all’inizio della privatizzazione, capiamo perché le cose sono andate “storte” rispetto a quello che era l’iniziale progetto, così da trasformare le sorti di Telecom in una telenovela più che decennale. tutto era stato fatto “a dovere”, ovvero Ciampi e Draghi avevano silurato Ernesto Pascale (artefice del miracolo Sip-Telecom-Tim che ne aveva fatto ai tempi del 1997 il miglior operatore al mondo per sviluppo ed efficienza) che si opponeva alla privatizzazione di Telecom. “purtroppo” però la regia della successiva privatizzazione ad opera dell’IRI e di Romano Prodi viene disturbata dalla comparsa sulle scene di Berlusconi e da lì in poi parte lo scontro infinito. non dimentichiamo che Colaninno è un uomo di De Benedetti (https://www.nytimes.com/1999/05/24/business/the-executive-who-captured-telecom-italia.html) e che De Benedetti è la tessera numero 1 del PD. poi, sul fatto che le privatizzazioni rappresentino quasi sempre un danno complessivo per tessuto produttivo, occupazione, valore azionario e innovativo delle aziente privatazzate ect, sono più che d’accordo, tanto che c’è un lungo elenco in proposito nell’ibucco sul 92-93 (anno chiave, come dimostra il grafico in copertina, da cui tutto prende le mosse)

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    1. beh, in fondo il significato non cambia poi molto tra anything (qualsiasi) e all (tutto)… e infatti mi viene da chiosare che il mio maggior timore è che – ahinoi – al punto in cui siamo, *qualsiasi* cosa faremo *tutto* andrà comunque in malora…

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  3. a proposito di 92-93. proprio stasera apro la versione online del fatto quotidiano e trovo che sfoggia un titolo a 8 colonne sulla relazione della Commissone Antimafia Sicilia circa la strage di via d’Amelio in cui fu ucciso il giudice Borsellino. nell’articolo si ribadisce che “il falso pentito Vincenzo Scarantino serviva a escludere ogni possibile sospetto che i mandanti fossero soggetti estranei all’associazione mafiosa”. più oltre, si legge nell’articolo: ” ‘menti raffinatissime’ – volendo mutuare un’espressione di Giovanni Falcone – si affiancarono alla manovalanza di Cosa Nostra sia nell’organizzazione della strage, sia nel successivo depistaggio”, e ancora: “è certo il ruolo del Sisde nell’immediata manomissione del luogo dell’esplosione e nell’altrettanto immediata incursione nelle indagini della Procura di Caltanissetta, procurando le prime note investigative che contribuiranno a orientare le ricerche della verità in una direzione sbagliata”. beh, niente, riporto qui il link dell’articolo solo per dovere di cronaca https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/19/via-damelio-lantimafia-regia-del-depistaggio-inizia-prima-della-strage-sapevano-in-anticipo-il-modello-dellautobomba/4817172/
    magari è un ulteriore tassello, anche alla luce del fatto che un caro amico grillino qualche settimana fa mi diceva, dopo aver letto in anteprima l’ibucco sul 92-93 che “non crede alle mie teorie complottiste”. oddio, non fosse già abbastanza chiaro, con l’occasione, vorrei tornare a precisare che non si tratta di “mie” teorie, ma di un’accurata rendicontazione di fatti di pubblico dominio (basta seguire i link meticolosamente riportati nell’ibucco per rendersene conto). ahinoi, la pericolosità sociale degli ingenui è maggiore di quella dei complottisti…

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  4. E’ talmente ridicolo e crudele al tempo stesso che multinazionali, grandi case bancarie ecc…possano mettere in povertà interi paesi privando milioni di persone della possibilità di vivere dignitosamente che davvero l’incazzatura prenatalizia è inevitabile. E’ inquietante che l’obiettivo siano le crisi finanziarie per consolidare l’imperialismo economico, e che pure le guerre siano calcolate come ultimo e possibile giro di boa per ripartire con la stessa musica. Queste carcasse umane arrivano al potere politico ed economico per le vie regolari e poi creano la loro rete di distruzione e dominio, nascosti da tutti i passaggi governativi, lavorando dietro le quinte e godendosi lo spettacolo.Davvero un progetto su larga scala seguendo il collaudato modello attuato contro l’Inghilterra nel 1979. Negli USA ancora più schifoso lo scenario. Ci sono 2 link che sono in pratica 2 libricini, poi me li leggerò con calma, ma già aver letto che permisero “alla criminalità organizzata di reinvestire i proventi illeciti nel flusso finanziario…”fa veramente ridere di vergogna.
    La seconda lettura è stata micidiale Malos.

    Intanto ti ripropongo le domande, tipo vedo veramente assurdo che un paese che applica una politica mercantilista e che quindi potenzia le sue esportazioni lo possa fare solo sulle spalle dei lavoratori. In sintesi estrema, ma che ci fanno allora con i soldi che ottengono con le esportazioni? Poi mi ha fatto pena leggere che le principali industrie italiane una volta vista la situazione critica si sono messe a speculare loro stesse e ad alimentare il debito del loro paese per i propri interessi. Stessa cosa per l’assurda auto-speculazione nel 1995 della Banca d’Italia che per riallineare la lire si trasforma in investitore estero riacquistando la lira dopo averla trasformata in valuta estera. Ma evidentemente l’obiettivo era l’ingresso nell’euromondo. Per il resto mi dovrò approfondire alcuni principi economici, tipo il rapporto tassi di interesse/inflazione,ecc… e poi mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa sul ruolo che ha avuto Berlusconi in tutto, è entrato in politica nel 1994 e a qualcosa o qualcuno doveva pur servire.Riguardo l’altro e-book condivido tutto e mi è piaciuto finalmente avere la conferma che alla fine pure nell’apparente lontano mondo della macroeconomia quello che dovrebbe contare è la dignità della vita delle persone. Purtroppo però ho pure constatato che nessun progetto del genere poteva attuarsi senza una fitta collaborazione interna dei politici nostrani e addirittura della criminalità organizzata. Quindi quando scrivi:”il vero fatto immorale è che governi democratici e sovrani siano costretti dai creditori internazionali ad imporre ai cittadini politiche diausterità pro-cicliche e quindi controproducenti, con risultato di far crollare il PIL, di costringere il lavoratori ad emigrare per trovare lavoro, di far crollare gli investimenti e di dover privatizzare i beni pubblici svendendoli ai monopolisti.”, penso ti riferisca a quando ormai i giochi sono fatti e il debito diventa il piede di porco per imporre certe scelte politche. Insomma se non si capisce che: “vince il più forte e furbo e crudele” che è la filosofia odierna dell’ordoliberismo, ma anche del capitalismo, e di tutte le strategie di politica economica delle nazioni, sul lungo periodo è solo una zappata sui piedi di quelle che le dita ti arrivano a Pomonte,;-) non si va da nessuna parte.

    “la somma dei debiti supera di gran lunga il volume del denaro disponibile”, solo per questo siamo al ridicolo, molto meglio la seguente:
    “I governi non vivono insieme, gli uomini sì. I governi non mantengono la parola e non combattono lealmente, io invece sono venuto per offrire a te la scelta e per avere una proposta. Sono venuto per dirti che, come sono pronto a combattere, così sono pronto a vivere in pace.” (Josey) [a Orso bruno]

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  5. intanto, un ben ritrovato a te sulle pagine di Neobar : ))
    poi chettidico, alla domanda “che ci fanno allora con i soldi che ottengono con le esportazioni” la risposta è presto data: se li mettono in saccoccia e ci comprano terre, porti, aeroporti, patrimoni artistici, aziende italiane, spagnole, beni di lusso e così via (a chi è ricco, come a chi è povero, i soldi non bastano mai…).
    Berlusconi non era una pedina del sistema (col tempo, invece direi che lo è diventato). nel 1994 fu costretto ad entrare in politica per “sopravvivere” dopo che il suo santo protettore (Craxi) era stato eliminato. è uno di quei cani (quasi) sciolti alla Trump che inceppano temporaneamente il sistema e spesso e volentieri nell’arco di un tempo variabile deludono le aspettative dei loro più o meno ingenui sostenitori (né Berlusconi né Trump sono filantropi o buoni samaritani, sono più che altro miliardari bravi a farsi i propri interessi che, ovviamente, in genere è difficile che coincidano con quelli di uno stato, se non in modo marginale).
    circa la chiosa successiva che fai dopo la lunga citazione sull’austerità prociclica, direi che è molto lucida: il “debito” è il piede di porco di qualsiasi cosa nel sistema capitalistico.
    passando alla frase finale, che se non sbaglio è una citazione di Clint Eastwood, essa assume un significato terribile e impietoso se pensiamo alla fine fatta dagli Indiani d’America. e come gli Indiani, anche il pensiero critico ormai resiste solo all’interno di innocue riserve virtuali, specificamente predisposte…
    : ((

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  6. Grazie Malos per il bentornato e per la risposta. Riguardo quest’ultima intendevo che un paese che esporta non arricchisce solo le sue imprese che come dici si intascano i proventi, ma anche le casse dello Stato, da qui la domanda sul perché quei soldi non vengono reinvestiti in politiche a tutela dei lavoratori.
    Immagino però che la risposta cambi di poco, anche perché per logica ladresca è più conveniente esportare che aumentare la domanda interna, cosa che non consentirebbe una contrazione salariale.

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    1. “un paese che esporta non arricchisce solo le sue imprese che come dici si intascano i proventi, ma anche le casse dello Stato”. mmm… non è mica detto, anzi.
      la FIAT-Chrysler, ad esempio ha siglato un tax ruling con il Lussemburgo (non paga tasse né in Italia né negli USA), come pure la quasi totalità delle multinazionali ha filiali localizzate in paesi dove spostano liberamente fondi, investimenti e profitti, così da nascondere larga parte dei guadagni al fisco. nel 2016, Facebook, Apple, Amazon, Airbnb, Twitter e Tripadvisor messi insieme hanno complessivamente pagato in Italia meno imposte sul reddito della Piaggio!! e ricordiamo sempre che sono *paradisi fiscali* non solo le lontane isole Cayman o gli sperduti atolli del Pacifico, ma anche le europeissime Olanda, Irlanda e il già citato Lussemburgo… il tutto condito da accordi segreti tra multinazionali e commissione europea https://it.businessinsider.com/2-053-accordi-segreti-tra-governi-ue-e-multinazionali-per-non-pagare-le-tasse-litalia-perde-10-miliardi/ tanto che pure il giornale del padrone (il *sola* 24 ore) deve ammettere che mentre con l’austerity noi continuiamo a pagare sempre più tasse (+6%), per contro per le multinazionali l’imposizione fiscale continua a scendere (-9%) https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-03-14/le-tasse-calano-le-multinazionali-9percento-ma-non-i-cittadini-6percento-152157.shtml?uuid=AEWeMtGE. pertanto, non solo è evidente che lo stato incamera in tasse davvero poco dai grandi capitali internazionali e dai super ricchi, ma – prendi la Germania – in un’ottica mercantilista il fatto che i profitti delle grandi aziende non si traducano in maggiore benessere economico per i lavoratori (guarda la drammatica divergenza negli ultimi 40 anni delle curve dei salari e della produttività) è indispensabile perché stia in piedi un’economia incentrata sull’export e sul “beggar thy neighbour”, ovvero il fotti il tuo vicino (salari da fame, ovvero costi di produzione più bassi rendono più competitivi i prodotti sul mercato internazionale e se i lavoratori non ce la fanno più a vivere beh, che intervenga lo stato con aiuti pubblici, cioè con soldi – se non c’è spesa a deficit – comunque e sempre nostri, ovvero resi disponibili dalle tasse pagate dagli stessi lavoratori…). tieni poi conto che negli ultimi trent’anni i grandi capitali guadagnano moooolto di più con la sfuggente speculazione internazionale finanziaria esentasse piuttosto che a reinvestire in economia reale (industria e affini, anche qui, c’è un grafico eloquente negli ibucchi), e il gioco, ahinoi, è fatto.

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  7. Sapevo dei paradisi fiscali ma pensavo che il fenomeno riguardasse una parte minima dei profitti, che fosse quasi un’eccezione e invece dopo la tua bella risposta è chiaro che tecnicamente parlando fanno quello checazglipar…non ci sarà nessuna ripresa economica se la politica non interverrà a bloccare questa vergognosa dittatura finanziaria
    .

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