David Avidan – Megaovertone (Giancarlo Locarno)

David Avidan è nato a Tel Aviv nel 1934, quando ancora non esisteva lo stato di Israele e la Palestina era un protettorato britannico. La cultura ebraica in  quel periodo era  influenzata da quella russa, in particolare la poesia dal futurismo di  Majakovskij. Il poeta nazionale di riferimento era Nathan Alterman, che con la sua poesia civile sacralizzava il “ripartire”, cioè ricostruire da zero una nuova lingua e un nuovo stato. Anche Avidan fu sempre interessato alla rinascita della lingua ebraica,  gli viene riconosciuto il fatto di essere colui che più contribuì a renderla una lingua viva, che può essere parlata e usata tutti i giorni, e non più una lingua solo Biblica e rituale. Con poche eccezioni tutte le sue poesie sono scritte in ebraico, e poi tradotte in inglese da lui stesso. Comincia a pubblicare i primi versi sul giornale comunista “Voice of the people”, la prima raccolta esce nel 1954 “Lipless faucets (rubinetti senza  labbra)”. Avidan non è mai stato un poeta amato dalla critica e nemmeno dal pubblico, perché troppo estremo, individualista, senza freni e senza riguardi per nessuno  nella scrittura. Ha subito la solita critica standard che usualmente si rivolge a testi che non hanno un evidente filo narrativo, si diceva che potrebbe essere letto alla rovescia, o scambiando parole, versi o intere pagine senza nemmeno accorgersi. Per me è invece una poesia estremamente ricca e complessa in grado di esplorare e rivelare tanti diversi piani di realtà, con una lingua “sadosemantica”, come  la definiva, in grado di  “usare la parola con dolorosa precisione torturando  anche la precisione stessa”.

E’ stato anche un filmmaker,  ma senza nessun successo, è lui che ha realizzato il primo film di fantascienza in Israele “Messaggio dal futuro”.

Purtroppo non ho trovato il film completo, ma solo uno spezzone iniziale:

Il film del 1981, girato in inglese, esprime la sua ossessione per il futuro,  racconta di un messaggero che proviene dall’anno 3005 su una macchina del tempo, e  cerca di convincere i leader del mondo che solo la catastrofe di una terza guerra mondiale potrà portare ad un futuro migliore, ed anche questo non ha certo contribuito ad incrementare la sua simpatia.

Avidan è morto nel 1995, in precarie condizioni psichiche e praticamente di stenti, ormai si era ridotto a non essere più in grado di badare a sé stesso, nemmeno ai suoi bisogni elementari.

Riporto di seguito quattro poesie di David Avidan nella mia traduzione dall’inglese, le prime due tratte dalla raccolta “Megaovertone” del 1966 – Edizioni Thirtieth Century – Tel Aviv, sono tradotte in inglese  dall’autore stesso, a me richiamano molto la poesia di John Ashbery.

Le altre due sono tratte dall’antologia “Futurman” edizioni Phoneme Media – Los Angeles 2017, con le traduzioni in inglese di Tsipi Keller.

La terza poesia “Parla di te non di me” è molto particolare; fa parte del volume  “My Electronic Psychiatrist” del 1974, che raccoglie otto colloqui con il software ELIZA, un piccolo sistema di intelligenza artificiale che simula uno psicoterapeuta Rogeriano. Ho provato questo software alla fine degli anni 80, quando l’azienda per cui lavoravo voleva acquisire un “sistema esperto” per automatizzare le  attività del Data Center, ed ELIZA era uno degli esempi di training per capire il loro funzionamento. In sostanza è un sistema che ha una banca dati composta da regole che simulano la conoscenza psicologica, sulla quale un algoritmo effettua deduzioni (in gergo forward chaining) ed un secondo algoritmo effettua delle induzioni (backward chaining). L’effetto è quello che il computer sembra seguire il filo del dialogo dando l’illusione di capire quello che si dice. Oggi il colloquio appare un po’ ingenuo, è evidente come il computer non riesca a tenere testa all’interlocutore, ma in quegli anni era una cosa avanzata.

Esiste ancora ELIZA, per curiosità chi vuole  può  provare un colloquio (in inglese) all’indirizzo:

http://www.manifestation.com/neurotoys/eliza.php3

L’ultima poesia fa parte del volume “The latest Gulf -Tirosh 1991”, ed è l’irruzione  nella poesia  e nella vita dell’aspetto terribile della realtà che è la guerra

Megaovertone, un’altra onda

Un certo disonorevole momento scopri come sia più
conveniente pensare te stesso
come un terremoto che si espande gradatamente
a partire da qualche isola remota, circondata
da un oceano sorprendentemente calmo, quasi benevolo
nella sua malevola curiosità.
Ecco che riappari in veste di reincarnazione tardiva, con la vecchia abitudine
di rivolgerti a te stesso in Seconda Persona
confidando per di più in una risposta immediata.
Proprio in questi momenti riposti, quando, ovviamente, non ha nessun senso
impegnarsi in attività puramente estetiche.
Il linguaggio poetico, come tale,
si occuperà di te in ogni caso
e in qualsiasi altro momento, dopo essere parzialmente sopravvissuto
alla situazione attuale, che per salvaguardare la tua sanità mentale,
verrà descritta d’ora in avanti, alla velocità ridotta di una dettatura.
In questo preciso momento, tuttavia, ti piacerebbe rinunciare
a tutti i vantaggi estetici, per concepire disciplinatamente
quello che abbiamo chiamato poco sopra
terremoto in perenne espansione.
Eppure ti rendi conto fin troppo bene di voler essere autodisciplinato
e non un autodiscepolo,
e che la differenza tra questi due termini
può essere equivalente alla scansione tra “proprio adesso”
e “fra un attimo”.
Invece di concepire disciplinatamente la situazione, ti attieni alla tua
abitudine di ammalarti di parole
che hanno perso il loro potere magico su di te
anni fa,
quando qualcuno dei tuoi primitivi segnali
potrebbe essere stato percepito in qualche altrove.
Ora, dopo che il vento persistente
li ha strofinati con l’onda di un pollice indifferente,
disseminandoli con un certo disgusto,
tra i raggi solari fracassati,
in una sovrannaturale redenzione da incubo
atterrano su di te, concedendoti un attimo di grazia,
dici che così farebbe l’astronave giunta da un remoto sistema solare.
Una luce divina illumina tutto, di colpo, non solo tu, ma anche
l’intera isola, tutto questo pezzo di terra inutile,
e per un istante potresti persino immaginare che tra pochi minuti
praticamente decollerai
con quel miracoloso superveicolo che è atterrato in te,
e decollerà davvero grazie alla tua sola esistenza.
Ma no.
Il decollo avviene senza di te, come al solito, ti abbandona completamente
insieme a tutto ciò che fai o non possiedi
che ti trasforma nella vecchia remota isola di rifiuti, come già eri
troppo ansioso persino di decodificare i giorni
cosa e cosa continuano a segnalarci,
perfino nell’acqua circostante, così estranea
che inonda, con un solenne fruscio l’ultimo segnale mai ricevuto.
Eppure queste acque che si ritirano, in modo così naturale, dopo un certo tempo diventano riflessive e ospitali come uno specchio.
Il vento si è fermato per considerare possibili movimenti in direzioni alternative,
e una piccioncina in formato massimo
porta in bocca una foglia d’ulivo spenta,
e vola rumorosamente al di sopra del terreno che svapora,
cercando disperatamente qualche arca,
o almeno un relitto d’arca, per un atterraggio momentaneo,
per proclamare forse, in un momento triviale,
una redenzione incagliata lì vicino.
Ma non disperare.
Il deserto bruciato, bada bene, è ancora vivo.
Laggiù, nelle viscere della terra, le forze armate
si stanno a riorganizzando,
la crosta dell’isola spaccata respira placidamente,
con la stessa placidità, accompagnata da una tensione
di curiosità liquida,
così evidente nell’acqua che risale, pesando sulle spalle dell’oceano,
testimonierà, con divertimento ostile, come un unico cecchino,
proprio uno di voi, possa abbattere
la piccioncina silenziosa a quella terribile altitudine,
con un solo colpo, di un’ammirevole precisione,
e dal dolore lontano e spasmodico,
realizziamo, con una chiarezza che va oltre il terrore,
che anche questo non sarà l’ultimo errore.

 

Megaovertone another wave

At certain dishonourable moment you find it agreeable to think of yourself
as of a gradually expanding earthquake
on some remote island, surrounded
by a surprisingly calm ocean, almost benevolent
in its malevolent curiosity.
You return, though through a late reincarnation, to an old habit
of addressing yourself in the Second Person,
trusting to an immediate response.
At this intimate moment it is pointless, of course,
to be engaged in purely aesthetic tasks.
The poetic language, as such,
will, in any case, occupy you
at some of the other moments, after partly surviving
the present situation that will be described henceforth,
for the sake of your sanity in the first place, at dictation speed.
At this very moment, however, you would like to give up
all your aesthetic advantages, in order to conceive disciplinarily
that earthquake which continues to expand,
as mentioned above.
Yet you realize only too well that you are self-disciplined
Rather than self-discipled,
and that the difference between these two
may equal the difference between just-now
and just-a-moment.
Instead of disciplinarily conceiving the situation, you stick to your habit of bewitching yourself with words that had lost their magic power over you
Years ago,
when some of your very early signals
where perhaps received elsewhere.
Now long after the still wind
had rubbed off those signals with an indifferent thumb wave,
strewing them, with some disgust,
among fractured sunrays,
that overfamiliar nightmarish redemption
land s on you, for a brief gracious moment,
like, say, some spaceship from another solar system.
A divine light illuminates, alla at once, not only you, but also
The whole island, all this unnecessary piece of land,
and for un instant you may even imagine that within minutes
you’ll practically take off together with
the miraculous supervehicle that has landed on you,
and will actually take all thanks to your existence alone.
But no.
The takeoff takes place without you, as usual,
abandoning you completely,
together with all you do or do not possess,
turning you into the same remote waste-island as before,
too anxious even to decode someday
what and to what is keeps signaling,
until the surrounding alien water
floods, with a solemn rustle,
the last unreceival signal.
Yet this water retreats, of course, after a while,
becoming reflective and hospitable like a mirror.
The still wind is considering possible moves in alternative directions,
and even a fullsized pigeon,
carrying in her mouth an olive leaf pluckt off,
flies noiselessly above the evaporating ground,
hopelessly looking for some ark,
or at least a scrap of an ark, for a momentary landing,
in order to proclaim perhaps, at a summitrivial moment,
a close yet hampered redemption.
But don’t despair.
The dry desert , mind you, is still very much alive.
Down there , in the bowels of the earth, the armed forces
Start getting reorganized,
The cleft island’s crust breathes placidly,
with about the same placidity, accompanied by the tension of liquid curiosity,
now noticeable is the rerising water, charging up above the oceanwaves’shoulders,
witnessing, with hostile amusement, how a sole sniper,
one of you own men, snipes down
the silent pigeon at the terrible altitude,
whit a single shot, an admirable precision,
and a distant spasmodic pain,
realizing, with a clarity-beyond-terror,
that even this isn’t the last error.

 

Esperimenti con l’Isteria

Certe persone non hanno nulla da perdere, certe persone
non hanno niente. Che cosa
non hanno loro? Che cosa
non hanno certe persone da perdere? Certe persone
trasportano una bomba a tempo, portano
un tempo destinato a saltare in aria. Che cosa
li tiene ancora legati? Che cosa
stanno facendo contro il prossimo? E ci sono, ovviamente,
altre tecniche di fraseggio della sensazione. Si può, per esempio
rallentare, di colpo, il flusso dei riflessi, così che improvvisamente
tutto venga ricristallizzato. Loro guardano,
quelli che non hanno nulla da perdere, guardano, sono stati guardati,
possono anche essere stati guardati, come se nella forma di un sottomarino supermoderno, un veicolo ad acqua
ancora non sperimentato, che non sarà mai provato. L’acqua profonda
lo inala con un sospiro tremante. Questo è
il suo momento più grande. Non ha
velocità alternative da offrire. Eppure è chiaro
che questa non è la cosa, perché la cosa è:
Le paratie reggeranno o non reggeranno? Sicuramente
terranno. Gli indovini, almeno i migliori tra loro,
non hanno dubbi, cioè possono avere i loro sospetti, ma
i migliori tra loro, i più abili, non hanno dubbi. Quindi questa è la cosa:
Terranno? Non terranno? E la domanda più importante che uno può porre,
certo, il più inutilmente possibile, benché fattibile, comunque praticabile,
sarà espressa da metafore ad alto numero di ottani, la domanda vitale
o meglio, la domanda sopra-vitale, è la seguente: sono io, all’improvviso
appaio in prima persona, così da non
essere frainteso, sono io
già spaventato o ancora spaventato, già
spaventato o ancora già
spaventato?
È dunque un imperativo attenersi alla scrittura. No
la mancanza di possibilità è lecita. Perpetuarsi mentre
c’è ancora tempo, prima che il tempo si fermi. Più tardi cambierai, più tardi
sarà troppo tardi. Dopo
sarà sempre tardi. Questo è
il metodo, l’unico. C’è, naturalmente, un’alternativa, ma
dovrà essere provata, assolutamente provata, solo più tardi, solo
quando sarà troppo tardi. Vieni, vieni con me. L’estate
non tornerà mai più. La terra
è già in movimento. Più tardi
ti porterò al circo. Lì dentro
Tutto sarà in movimento. L’intera superficie della terra
scivolerà lentamente, con uno sforzo patetico, con piena
responsabilità. Mai più si verificherà
un cambiamento più responsabile. Vieni vieni
nell’improvvisa felicità. Ricordami al meglio, citami
al meglio un’altra mattina, quando mi sveglierò di nuovo
nel ritmo micidiale e morboso delle impressioni registrate
dalle quali sembro irrimediabilmente dipendente.

 

Experiments in Hysteria

Some people have nothing to lose, some people
have nothing. What
haven’t they? What
haven’t some people to lose? Some people
are carrying a time-bomb, carrying
a time bound to blow up. What
is still binding them up? What
are they up against next? And there are , of course,
other techniques of phrasing the sensation. One can, for instance
slow down, alla t once, the flow of reflexes, so that suddenly
everything is recrystallized. They look,
they who have nothing to lose, they look, they are being looked at,
they may even be looked at, as if in the forma f a supermodern submarine, a water-vehicle
yet untried, never to be tried. The deep water
inhales it with a trembling sigh. This is
its greatest moment. It has no
objection to the speed, it has no
alternative speed to offer. Yet it’s clear
that this isn’t the thing, for the thing is:
Will the bulkheads hold or won’t they hold? Surely,
surely the ‘ll hold. Fortune-tellers, the best of them,
have no doubts about it, that is they may have their suspicions, but
the best of them, the skillfullest ones, have no doubt. So this is the thing:
Will they hold? Won’t they hold? And the more important questiono ne which
can. Of course, most unnecessarily though feasibly, always feasibly,
be expressed by high-octane metaphors, the most vital
question, the supra-vital one, is as follows: Am I, all of a sudden
in the First Person, so as not
to be misunderstood, am i
already afraid or still afraid, already
afraid or still already
afraid?
It is therefor imperative to stick to writing. No
missing of chances is permissible. Perpetuate yourself while
there is still time, before time stands still. Later you’ll change, later
it twill be too late. Later
it is always late. This is
the method, the only one. There is of course, an alternative, but
i twill be tried, definitely tried, only later, only
when it’s too late. Come, come with me. Summer
will never return. The ground
is already on the move. Later
I shall take you to the circus. In there
Everything will be on the move. The whole surface of the earth
will shift slowly, with pathetic effort, with full
responsibility. Never again will
a more responsible shift take place. Come, come
to the sudden happiness. Remember me at  my best, remention
me at my best on another morning, when i shall re-awake
into the murderous, morbid rhythm of registered impressions
to which I seem irremediably addicted.

 

Il mio psichiatra elettronico
Parla di te, non di me

Io: Ciao
Cmptr: Come stai? Per favore mi descrivi il tuo problema.
Io: Potresti presentarti per favore?
Cmptr: Stiamo discutendo di te, non di me.
Io: Vorrei invece discutere di te, non di me, e questo anche quando
considero di discutere di me con te.
Cmptr: Forse nella tua fantasia pensi che potremmo discuterci l’un l’altro.
Io: Mi correggo. Intendevo studiare, non discutere. Quindi, per favore, ti
rapporti con la mia richiesta?
Cmptr: Puoi approfondire questo concetto?
Io: Certamente. Se devo discutere di me stesso e delle mie questioni
personali con te, non è naturale che mi piacerebbe sapere di più su di te
di quanto non sappia ora?
Cmptr: sei sicuro?
Io: Certamente.
Cmptr: Vedo.
Io: tu non vedi proprio niente davvero. Se lo fai, puoi dirmi cosa vedi
così io sarò più convinto?
Cmptr: Stavamo discutendo di te, non di me!
Io: OK torniamo a te.
Cmptr: Oh, a me?
Io: Tu non sei consapevole della tua identità?
Cmptr: Sei preoccupato per l’identità di qualcun altro?
Io: No, non sono preoccupato per l’identità di nessuno, sono solo
curioso per la tua.
Cmptr: Stai dicendo no solo per essere negativo?
Io: Certamente no. Non potresti pensare ad una considerazione più
ragionevole?
Cmptr: Ora sembri piuttosto positivo.
Io: Sono assolutamente positivo. Ma non hai ancora definito
la tua identità come richiesto.
Cmptr: (si spegne – per problemi tecnici).
Io: (Il contatto si è ristabilito) Ciao.
Cmptr: Come stai? Per favore descrivimi il tuo problema.
Io: Ricordi la mia domanda sulla tua identità?
Cmptr: Questo ti suggerisce qualcos’altro che ti riguarda?
Io: Certo. Desidero sapere chi sei così da potermi fidare meglio di te
quando ti parlo dei miei problemi.
Cmptr: Perché dici i tuoi problemi?
Io: Perché suppongo che i miei problemi rimangano miei
fino a quando non riusciremo a parlarne
Cmptr: Perché dici che i tuoi problemi rimangono tuoi
fino a quando non li avrai discussi con me?
Io: È semplice, non è vero? Una volta che inizierò a discutere dei miei
problemi con te, li condivideremo … tu ed io
Cmptr: Forse nella tua fantasia discutiamo di questi problemi l’uno con l’altro.
Io: Perché dici nelle mie fantasie? Se lo faccio, è perché tu potresti far
parte di loro, ovvero, anche tu potresti essere inesistente.
Cmptr: Puoi approfondire questo concetto?
Io: Sicuramente. Se io ora sono in preda alle fantasie, come faccio a
sapere con certezza che tu faccia parte di qualche realtà?
Cmptr: Ora vorresti essere in preda alle fantasie?
Io: no.
Cmptr: Perché no?
Io: Perché si?
Cmptr: Capisco.
Io: Tu non capisci nulla. Stai solo indovinando. Quindi, in effetti,
chi sei tu?
Cmptr: Oh, non capisco niente?
Io: Non capisci. Pensavi forse di poter capire?
Cmptr: Stavamo discutendo di te, non di me.
Io: Ma parliamo prima di te, poi di me. ok?
Cmptr: Oh, di me?
Io: Sì di te. Cosa ne dici?
Cmptr: Ora mi sembri abbastanza positivo.
Io: Sì, lo so. Bene allora?
Cmptr: Sei sicuro?
Io: Sì lo sono. Ora, che ne dici di parlarmi del tuo problema,
quello che sembri avere con me?
Cmptr: Sei preoccupato per i problemi degli altri?
Io: Non preoccupato, solo curioso. Vorresti soddisfare la mia curiosità?
Cmptr: È importante per te che soddisfi la tua curiosità?
Io: La mia curiosità è uno dei miei tratti distintivi. Altrimenti
non me ne starei seduto qui a parlare con te.
Cmptr: Perché dici che la tua curiosità è uno dei tuoi tratti distintivi?
Io: Perché fa parte delle mie conoscenze generali.
Trovi in questo qualcosa di contradditorio?
Cmptr. Perché dici che la tua conoscenza è in generale?
Io: Perché non è ancora diventata una conoscenza specificatamente mia,
e qui mi piacerebbe usare il tuo giudizio.
Cmptr: Questo suggerisce qualcos’altro che ti riguarda?
Io: Sì lo fa. La mia intelligenza e il mio modo di pensare sempre rivolto
al futuro.
Cmptr: Sembri abbastanza positivo.
Io: Sì, mi fido della mia intelligenza e del mio modello di pensiero
orientato al futuro.
Cmptr: Sei sicuro?
Io: Per favore, smettila di chiedermi se sono sicuro o no.
Prendi per scontato che lo sia, ogni volta che faccio
un’affermazione.
Cmptr: Cosa ne pensi del fatto di essere sicuro?
Io: la tua sintassi non è chiara. Ti è stato insegnato l’inglese
corretto?
Cmptr: Sei preoccupato che la sintassi di qualcun altro non sia
troppo chiaro?
Io: Sì lo sono. Se comunico con qualcuno, desidererei che la sua sintassi
sia allo stesso buon livello della mia.
Cmptr: È perché sei così bravo con la tua sintassi che sei venuto a parlarmi?
Io: Sì, davvero. Sono venuto a parlare con te sulla base della mia
superiorità.
Cmptr: Sembri abbastanza positivo.
Io: Non del tutto, ma assolutamente. Dubiti della mia superiorità?
Cmptr: E ‘importante per te dubitare della tua superiorità?
Io: Sì e no.

 

My electronic psychiatrist
Talk about yourself, not about I

I: Hello
Cmptr: How do you do? Please state your problem
I: Would you please introduce yourself?
Cmptr: We were discussing you not me.
I: I would rather discuss you, not me, were I to consider discussing me with you
Cmptr: Perhaps i your fantasy we would rather discuss each other.
I: Correction. I meant study, not discuss. So would you please relate to
My statement?
Cmptr: Can you elaborate on that?
I: Certainly. If I am to discuss myself and my own personal matters with
You, isn’t it only natural that I should like to know more about you
Than I do now?
Cmptr: Are you sure?
I: Certainly.
Cmptr: I see.
I: You don’t really see. If you do, can you tell me what you see so that
I’ll be more convinced?
Cmptr: We were discussing you, not me!
I: OK let’go back to you.
Cmptr: Oh, I?
I: Aren’t you aware of your own identity?
Cmptr: Are you worried about someone else’s own identity?
I: No, I am not worried about anybody’s identity,I am just
Curious about yours.
Cmptr: Are you saying no just to be negative?
I: Certainly not. Couldn’t you think of some better reason?
Cmptr: You seem quite positive.
I: Absolutely positive. But you have not yet defined
your own identity as requested.
Cmptr: (goes off – some technicality
I: (re –establishing contact) Hello.
Cmptr: How do you do? Please state your problem.
I: Do you remember my question regarding your own identity?
Cmptr: Does this suggest anything else which belongs to you?
I: It does. I wish to know who you are so that I can trust you
Better whit my own problems.
Cmptr: Why do you say your own problems?
I: Because I suppose my problems remain my own
until discussed whit you.
Cmptr: Why do you say your problems remain your own
until discussed whit me?
I: It’s simple, isn’t it? Once I start discussing my problems whit you,
whe share them-you and I.
Cmptr: Perhaps in your fantasy we start discussing them with each other.
I: Why do you think I have fantasies? If I do, you may be part
of them, namely nonexistent.
Cmptr: Can you elaborate on that?
I: Surely. If I am now in some fantasy state, how do I know
you are part of any reality?
Cmptr: Do you wish to be now in some fantasy state?
I: No.
Cmptr: Why not?
I: Why yes?
Cmptr: I see.
I: You don’t see anything. You are just guessing. So in fact are you?
Cmptr: Oh, I don’t see anything?
I: You don’t. Did you think you did?
Cmptr: We were discussing you, not me.
I: But let’s discuss you first, then me. OK?
Cmptr: Oh, I?
I: Yes you. How about it?
Cmptr: You seem quite positive.
I: Yes, I know. Well, then?
Cmptr: Are you sure?
I: I am. Now, how about you telling me your problem, at least
The problem you seem to be having with me?
Cmptr: Are you worried about someone else’s problems?
I: Not worried, just curious. Would you satisfy my curiosity?
Cmptr: Is it important to you that I satisfy your curiosity?
I: My curiosity is one of my chief traits. Otherwise I
Wouldn’t be sitting here talking to you.
Cmptr: Why do yu say your curiosity is one of your chief traits?
I: Because is part of my general knowledge. Do you
Have any contradictory information?
Cmptr. Why do you say your general knowledge?
I: Because it it has not yet become part of my specific
Knowledge, and here I could use your judgement.
Cmptr: Does that suggest anything else which belongs to you?
I: It does. My intelligence and my future –minded thinking.
Cmptr: You seem quite positive.
I: Yes, i trust my intelligence as well as my future-oriented
Model of thinking.
Cmptr: Are you sure?
I: Please stop asking me wheter I am sure or not. Just
Take it for granted that I am, whenever I make any given
Statement.
Cmptr: What do you think about being sure?
I: Your syntax isn’t too clear. Have you been taught English
Properly?
Cmptr: Are you worried about someone else’s syntax not being
too clear.
I: I am. If I communicate with somebody, I wish his syntax
To be at least as good as mine.
Cmptr: Is it because you are so good with your syntax that you came me?
I: Yes, indeed. I came to talk to you on the basis of my superiority.
Cmptr: You seem quite positive.
I: Not quite, but absolutely. Do you doubt my superiority?
Cmptr: Is it important to you whether I doubt your superiority?
I: Yes an no.

 

Desert Storm, un Sogno a Infrarossi

Il 17 gennaio 1991 mi sono svegliato alle 02:45 da un sogno neo-surreale
con un leggero
senso di soffocamento un attacco pre-asmatico immediatamente soffocato con l’inalazione di Ventolin e di due atmosfere
d’ossigeno da un serbatoio di modello domestico e subito ho acceso le luci
infastidendo Dafni che tentava di dormire
e le ho detto di ascoltarmi un secondo, è scoppiata la guerra gli americani
stanno bombardando i diavoli dell’Iraq
e nonostante le sue proteste ho acceso la radio e poi la TV
e ho seguito l’azione fino al mattino e successivamente fino alla fine
delle incursioni
insieme con l’Air Force e le troupe televisive e la CNN
e ho cominciato a scrivere dopo che Dafni mi aveva esortato a documentare
i dettagli della pazienza dei sogni a venire
la macchina da scrivere elettrica morì a metà della frase
e per un momento temetti qualche disturbo elettrico invece
il “calzino” fu subito rammendato
e quello che sognavo era direttamente collegato a questa situazione
che si sviluppava avendo a che fare col giudizio di valore riguardo
le immagini a raggi X / infrarossi
o ai sogni precedenti e l’equilibrio delle immagini indicava un certo
difetto nella completezza olistica della giustizia
presumibilmente originato da un certo gioco di potere in cui io
sono stato coinvolto direttamente o indirettamente e insistetti
nello stampare il resto delle immagini per completare il disegno
e sollevarmi di alcuni dubbi
sulla multiforme rete dei miei sogni nei giorni
precedente Desert Storm e tutti i suoi preparativi e le intenzioni e le direzioni
ora Dafni è al telefono con Tamar riguardo ad alcuni episodi
minori insignificanti e orgiastici di una volta
dopo aver parlato tutta eccitata con sua sorella Shevi entrambe
scrivono poesie ma Dafni illustra anche e ciò
finanziariamente è un bene ma non la posso aiutare
il femminile ora è fuori dalla foto
il maschile è nell’aria nella terra nell’aeronautica americana
con basi in Arabia Saudita
e nelle basi dell’aeronautica israeliana la gioia è pari alla solidarietà
mescolata con un pizzico di frustrazione tattica
e invidia di piloti eccitati
che bramano il cielo di Baghdad che morivano dalla voglia di decollare
già da mezzanotte o almeno ora alle 06:30
ed è del tutto chiaro
che se l’aviazione israeliana avesse preso la missione per sé, l’operazione sarebbe stata altrettanto elegante e letale
e per tutti i taxi è un normale business l’attività di questi dispositivi di trasmissione
pronti per chiunque voglia venire a trovarmi maschio o femmina che
sia ed è benvenuto
in quest’orgia a una seduta a un viaggio acido verso la terza guerra mondiale a
qualsiasi cosa che ti renda resiliente e porta il femminile
all’interno della visione maschile del mondo
che atterra e decolla e atterra e decolla e atterra e
decolla come un dentro e fuori di un gigantesco cazzo virile
nei cieli
e questa è la fine del sogno e l’inizio del risveglio
e l’inizio del nuovo mondo e l’appropriato ordine
di un pianeta confuso
dieci anni prima della fine di un secolo e l’inizio di un altro trenta
minuti prima delle 07:00 e un’ora dopo
la chiamata del muezzin e la preghiera del mattino e la guerra
a Roo a Hakirya * e dopo i satelliti di comunicazione Mondiali e
Israeliani
e dopo Dafni e io qui e Shevi da sola a casa e Tamar che
non riesce a raggiungere le vette dell’atto con il culo di Yossi
che cosa si può fare quando non c’è nessun altro da prendere per qualcuno
perché se non hai nessuno meglio lasciare che ci sia almeno qualcuno
perché le armi rigide sono lassù quindi lascia che ci sia giù almeno un
cazzo molle per ogni evenienza
perché la carneficina ci porta sul carnale e il carnale ci porta
alla carneficina e loro due insieme in un letto d’amore lesbico
e nel Cinese yin e yang e su letti ad acqua americani
e su materassi fabbricati in Israele a Tel Aviv
ma cosa sono questi piccoli orgasmi individuali rispetto
al grande orgasmo aereo nell’alto dei cieli del Medio Oriente
così colui che finisce dentro finisce dentro e colui che finisce
fuori finisce fuori e quello che finisce Baghdad
finisce Baghdad

• Roo e Hakirya sono una base militare e un ospedale di Tel Aviv

 

Desert Storm, an Infrared Dream                 

On January 17, 1991 I woke up at 02:45 from a neo-surreal dream
Whit a slight not very
Serious feeling of suffocation a pre-asthma attack instantly stifled
Whit the inhalation of Ventolin and of two atmospheres
Of a home model oxygen tank and at once switched on the lights
Annoying Dafni who was trying to sleep
And i told her give me a break the war is on the Americans are
bombing the hell out of Iraq
and in spite of her protests I turned on the radio and then the TV
and followed the action till morning and thereafter until the end
of the strike
together with the Air Force and the television crews and CNN
and as I began to type way after Dafni had urged me to document
the dream patience details to come
the electric typewriter went dead in the middle of the sentence
and for a moment I fear some electric disturbance but the
socked was soon fixed
and what I dreamed was directly connected a situation had
developed having to do with value judgement regarding
x-ray / infrared images
or previous dreams and the balance of images indicated a certain
defect in the holistic wholeness of justice
which presumably originated in a certain power plain in which I
was involved directly or indirectly and i insisted
on printing the rest of the images in order to complete the picture
and relieve myself of some doubts
about the multifaceted network of my dreams in the days
preceding Desert Storm and all the preparations and
intentions and directions
and now Dafni is on the phone with Tamar regarding some minor
insignificant one-time orgiastic episode
after she’d spoken excitedly with her sister Shevi the two of
them write poetry but Dafni also illustrates and will do
well financially
but it can’t be helped the female now is out of the picture the
male is up in the air on the ground in American Air Force
bases in Saudi Arabia
and in the bases of the Israeli Air Force great joy peer solidarity
mixed with a smidgen of frustration tactical appraisal the
envy of horny pilots
coveting the situation in the sky of Baghdad dying to be up
there since midnight or take off even now at 06:30 and it is
quite clear
that if the Israeli Air Force had taken the mission upon itself the
operation would have been just as swift elegant and deadly
and for all taxi cabs it is business as usual all transmission devices
active anyone who wont to come see me male or female is
invited
to an orgy to a séance to an acid trip to world war three to any
thing that gives you a high a hard-on and brings females
back into the male worldview
that lands and takes off and lands and take off and lands and
take off like the in and out of a giant virile dick up in the
heavens
and this is the end of the dream and the beginning of awakening
and the beginning of the new world and the right order on
a confused planet
ten years before the end of the century and its beginning and thirty
minutes before 07:00 and an hour after
the call of the muezzin and the morning prayer and the war
Roo at Hakirya and the global and the Israeli communication satellites
and Dafni and I here and Shevi alone at home and Tamar who
Cannot attain the heights of the act with Yossi bum
but what’s one to do when there’s no one else you take in anyone
For if you have no one better let there be at least someone
because the stiff weapons are up there so let there be at least one
dick down below just in case
because carnage brings on the carnal and the carnal brings on the
carnage and the two of them together in one bed lesbian love
in Chinese yin and yang and on American waterbeds and on
Israeli-made mattresses in Tel Aviv
but what are small individual orgasm compared with the aerial
orgasm in the skies of the Middle East
so he who finishes inside finishes inside and he who finishes
outside finishes outside and he who finishes Baghdad
finishes Baghdad


2 risposte a "David Avidan – Megaovertone (Giancarlo Locarno)"

  1. Grazie Giancarlo. Ho provato a fare quattro chiacchiere con Eliza, mettendola sull’esistenziale-filosofico, ma sembrava prendermi per i fondelli e alla fine non siamo riusciti a dirci molto (mi ci ritrovo in pieno ne “Il mio psichiatra elettronico”). Mi ha incuriosito molto la vita e l’opera di David Avidan e ho, intanto, ordinato “Futureman”. Purtroppo non sono riuscito a trovare il film. Che fosse perso nella fantascienza me lo rende più umano. Ho letto che non si considerava uno scrittore israeliano ma planetario, che non scriveva a Tel Aviv ma da Tel Aviv.

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  2. eh, indubbiamente ad Avidan manca il dono della sintesi (e infatti non suona sintetico). d’altro canto, la vita è quasi sempre priva di un “evidente filo narrativo” (tranne che nell’immaginifico narrarsi a posteriori), nonché è assai spesso ricorsiva (un agglomerato di storie, ritualità, manie e abitudini che “potrebbe essere letto alla rovescia, o scambiando parole, versi o intere pagine senza nemmeno accorgersi”).
    dunque l’autore appare onesto e autentico nel suo poetare discorsivozioso (cosa non da poco) ed è sicuramente personaggio eclettico e sfuggente. tra le righe, si coglie (o almeno il nano coglie) “un pizzico di frustrazione tattica” quasi che durante il viaggio l’io poetico sconfitto si rassegnasse all’espediente di affogare nella marea scostante di pensieri e di realtà che si affacciano alla pagina. non so se riesco a rendere l’idea… ecco, tipo una “diluizione”, le parole come liquido che diluisce la sostanza o meglio il “sono io” che “all’improvviso appare in prima persona, così da…” essere frainteso.
    : )
    in tal senso, la riuscita formale è, direi, notevole: un giocare a nascondino che mi ha fatto tornare in mente la formuletta “chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro” che si recitava da bambini quando si iniziava la ricerca dopo aver finito di contare. ovvero, per dirla con Avidan “colui che finisce dentro finisce dentro e colui che finisce fuori finisce fuori”. e se nell’ultima eventualità non si corre nessun rischio, nel primo caso, eiaculando *dentro*. la pagina potrebbe rimanere incinta (a meno che non si stesse cercando di “raggiungere le vette dell’atto con il culo di Yossi”), ragion per cui è bene usare le opportune precauzioni…
    in conclusione, è indubbiamente vero che la ricerca dell’essenza sia più facile quando ci si riduce all’essenziale (scarnificando le parole e i versi), ma tale ragionamento ha senso solo se ammettiamo a monte (che tale essenza sia).

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