Marzia Spinelli: Trincea di nuvole e d’ombre. Nota di lettura di Annamaria Ferramosca

 

MARZIA SPINELLI

Trincea di nuvole e d’ombre, prefazione di Plinio Perilli,  Marco Saya Edizioni, Milano 2019, pp.109.

Nota di lettura di ANNAMARIA FERRAMOSCA

 

Davvero insolita e di spessore quest’ ultima raccolta poetica di Marzia Spinelli, che abita le amare trincee dell’umano e ne smaschera nuvole ed ombre.

La scelta dell’autrice di aprire e chiudere la raccolta con il tema dell’ombra mi sembra stia ad indicare la necessità di un riparo, di un angolo appartato e raccolto, lontano da ogni frastuono, dove l’ascolto possa farsi acutissimo. E all’ombra reiterata Marzia affida numerosi pregnanti significati: ombra di qualcuno (un familiare, un lettore, un poeta, lei stessa?), che l’autrice vorrebbe accanto in caldo dialogo; ombra di ogni essere umano che nelle trincee della nostra infinita deriva continua a resistere; ombra di un altro tu che finalmente risvegliato riesce ad indicare varchi di speranza.

I versi attraversano interiorità e insieme Storia, sconfinando nei territori dell’oltre, su quel confine incustodito, dove continuiamo a brancolare, dove diveniamo estranei perfino al nostro stesso pianto.

Dalle immagini del quotidiano emerge un pensiero costante, fitto di domande cosmiche, che prendono forma ora dal volo cangiante geometrico – così indicante – degli storni, ora occhieggiano dalle dolorose stanze di un ospedale, e di fronte alla lapide dei ragazzi del ’99 rinnegano ancora una volta l’assurdità delle guerre. Questa riflessione incessante sulla disumanità cui siamo giunti impregna le pagine, mostrando città con il loro dolore del naufragio e la ferocia dei muri, rivela il fango dell’indifferenza che continua a rendere opaca ogni convivenza, mentre Itaca muore. E questa Itaca morente è centrata struggente metafora del luogo utopico, irraggiungibile, dove sarebbe ancora possibile all’umanità il convivere in armonia.

Questa scrittura, nella sapiente musicalità di un curatissimo verso libero, ha il profilo alto di una poesia che scava nel mistero dell’esistenza, testimonia un’incessante ricerca di assoluto, di senso ultimo, confermandone l’irraggiungibilità e tutto il dolore per la nostra condanna ad abitare e non trovare posto, la più amara sconfitta che l’essere umano, che continuo a definire homo insipiens insipiens, assurdamente si autoinfligge.

Eppure tra questi versi appaiono luci, avvengono tregue, momenti in cui i buoni ricordi riportano larghezza di respiro e quiete chiara, guidano verso una ancora possibile rinascita. Così appare memorabile nella sua sfolgorante verità, la definizione di Poesia (pag. 83):

La Poesia è un vento,

 si spande sulla terra e la solleva.

Mette radici passo a passo.

E tra peso e aria

fingiamo l’eternità.

L’autrice decide poi, nelle poesie finali, di volgere uno sguardo particolare alle trincee dei poeti (davvero gli ultimi resistenti!), mostrando tutta la sua devozione alle grandi voci, che mai smetteranno di vegliare-indicare. E quella di Marzia Spinelli è pure una veglia instancabile, che la fa luminosa, mentre nelle ultime poesie accompagna le figure del dolore del mondo, come un destino. Un destino che forse potrà invertire la sua rotta, se essa sarà sull’onda del canto dei poeti, che sempre ha salvato dal naufragio della barbarie.

 

Annamaria Ferramosca – maggio 2019

 

***

dalla sezione Trincea dell’ombra

Le ombre in trincea sotto nubi
dalle mutevoli forme: le guardano
a tratti, quale presagio di quel che accade
a terra

dove scorrono fiumi
e tutto sgorga dall’acqua,
dove colano scorie
ingannevoli anche del cielo.

Dove tutto stagna. Zampilla.
E passa.

 

Trincee
                                                                       (ai ragazzi del ’99)

Qua sotto il monte a Val Parola
al passo del Museo e dei tormenti
vieni a visitarmi,
ora che ho cent’anni e resto
fosso, stretto corridoio,
pertugio mondato dei morti

qua m’hanno ripulita,
resa tomba bella
dove crescono fiori

ma qua stavano i ragazzi
della Guerra Grande:
il nonno soldato semplice
il suocero capitano

tornati entrambi
e poi spariti
ciascuno il proprio carro diverso delle stelle

chissà se
un saluto, una stretta, uno sguardo
prima dell’attacco,
nel macello,
chissà se un ramaiolo di brodaglia …

non hanno mai saputo
la doppia elica di sangue che congiunge
settant’anni dopo e qualche giorno.

Meglio tacere adesso …

ai figli del millennio non appartiene

quel fango d’ossa
e il gelo nel ghiaione
il buio in galleria del secolo più breve.

Qua nel silenzio bianco
una trama di pace col male
è la memoria.                                                    (in memoria dei ragazzi del ‘15/’18)

 

dalla sezione Periscopio delle nuvole

La piena

Viene da un fiume
dalle secche spietate di una nuova era
la piena
dei tanti pressati alla ringhiera
a fissarne la tinta bruna
nel flutto che il traffico cavalca.

Là è una speranza fievole che sale,
declina nelle ore, segue l’altura
del mezzogiorno, vacilla
e si perde nel ritiro rubino del sole.

Teniamo i nostri chiodi solitari
la croce che unica pensiamo
navigando come alghe alla deriva
nel Mekong metropolitano
dove penzola plastica l’onda fitta dei rami,
inabili a dare nome alle cose,
connessi e disordinati,
tra le macchine e i ciclisti,
le gomme, i pedali,
i vecchi e le madri Courage coi loro carrelli …

Siamo voci di vento che ansima
tra le lingue nervose dei gabbiani
incuranti di qualunque diluvio.

Siamo corpi di foglie
incalzate dal fiato d’Autunno,
refolo e danza di nubi
dal rapido passo,

ombre cinesi scombinate
cui il sole fa la sua scena
di livida stella. Pare l’unico varco,
pare tutto un riparo
agli Achille piè veloce

prima che faccia buio
assediato di coltri il colonnato
su la pietà del marmo,
il giorno dimentico della notte.

dalla sezione Trincea della parola

La Poesia è un vento,
si spande sulla terra e la solleva.
Mette radici passo a passo.
E tra peso e aria
fingiamo l’eternità.

 

Su Neobar, dalla prefazione di Plinio Perilli: https://neobar.org/2018/11/09/plinio-perilli-qua-nel-silenzio-bianco-per-marzia-spinelli/


8 risposte a "Marzia Spinelli: Trincea di nuvole e d’ombre. Nota di lettura di Annamaria Ferramosca"

  1. Grazie a Neobar per questa pubblicazione, complimenti ad Annamaria Ferramosca per la nota di lettura fervida e profonda e bellissimo il libro il Marzia Spinelli che ho molto apprezzato e di cui ho avuto l’onore e il piacere di parlare.. Le sue – ma anche nostre in quanto universali – trincee, le sue nuvole e ombre, queste porzioni di oscurità che ci accompagnano e ci sovrastano.
    Saluti
    Monica

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  2. Nel ringraziare Monica del suo commento colgo l’occasione per dire grazie ad Annamaria per la bella intensa nota e ovviamente un grazie anche ad Abele Longo e alla redazione per l’ospitalità. saluti. Marzia

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  3. Grazie a te Marzia per questo libro che offre tanti spunti di riflessione, e condivido pienamente quanto afferma Annamaria Ferramosca per quanto siano emblematici questi versi, uno splendido manifesto poetico nel cercare un senso alla vita e alla poesia:
    “La Poesia è un vento,
    si spande sulla terra e la solleva.
    Mette radici passo a passo.
    E tra peso e aria
    fingiamo l’eternità.”
    Profonda e intensa anche la prefazione di Plinio Perilli

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  4. Intensa e precisa la nota di Annamaria Ferramosca su questo ultimo libro di versi di Marzia Spinelli. Un libro profondo e costruito con sapienza lirico- memoriale che serve in un periodo come l’attuale disorientato e confuso su radici e valori di riconoscimento anche antropologici culturali. Versi che nascono da lunga attesa e cesello che conciliano con qualità di sentire la fatica necessaria del fare poesia.

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  5. Marzia è una persona speciale.
    La poesia di Marzia è speciale.
    Come dire: una creatura che vive dentro i propri versi, con quel moto interiore che travalica il Tempo.
    Per me, oggi, è raro trovare nella scrittura tanta profondità e classe. Ci vuole talento per non seguire il moto dell’Ego, svicolarsi da esso, non intrattenerlo nei salotti della finzione – come vuole il trend letterario.
    Marzia possiede la misura perfetta di chi vuole “raccontare” la Storia, attenendosi a un personale archivio della memoria, evocando e rievocando storie, compresa la propria, per arrivare ai nostri cuori di lettori stanchi (il mio lo è), con la complicità di un linguaggio solo apparentemente semplice.
    La forma-contenuto trova nelle trincee di Marzia un equilibrio straniante, meta-cittadino, dietro muri alti e invalicabili.
    Vorrei ringraziare Marzia per il bel dono.
    La disamina di Annamaria è superba…

    Un grande abbraccio,
    Nina

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  6. Un libro importante e di rara bellezza, questo di Marzia Spinelli, accompagnato dalla superba prefazione di Plinio Perilli e, adesso, dalla profonda nota di lettura di Annamaria Ferramosca. Davvero complimenti a tutti.
    Tiziana Marini

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