Annalisa Rodeghiero: “INCIPIT”. Nota di lettura Stefano Valentini

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Annalisa Rodeghiero
INCIPIT
Ed. Stravagario, Tremensuoli di Minturno (Lt), 2019
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Il nucleo di questa nuova, magnifica raccolta di Annalisa Rodeghiero, la quarta dal 2013 in un
crescendo espressivo che le ha portato un cospicuo numero di riconoscimenti e attenzioni da parte
del mondo letterario, è dedicato ad una nascita, quella della nipotina Isabel: il “privilegio
inaspettato”, dice la stessa autrice, di ritrovarsi “corpo a corpo con lo stupore dell’incanto e del
mistero della vita che sboccia”. Testi scritti nell’arco del primo anno di vita della bimba, intesi a
suggerire una possibile via – a lei, quando potrà conoscerli, ma anche ai lettori – per il
“raggiungimento di un’armonia che regola l’universo”. Tutto il libro è un canto e un discorso
proteso alla bellezza, introdotto da alcuni testi che ben si integrano con il nucleo di cui si è detto:
uno sulla poesia della vita, in ideale risposta a Mario Rigoni Stern (asiaghese come l’autrice), uno
sulla devastazione portata nelle Dolomiti, un anno fa, dall’uragano Vaia (“uomo contemporaneo…
ascolta la radice che ti parla”), uno dedicato ad un bimbo brevemente vissuto, immaginato ora su
altri prati celesti, ovattato tra “l’amore immenso ch’è stato” e “l’amore eterno che resta”. L’avvio
suggerisce un’irruzione di sentimenti: “Così ora sgorgano, si mescolano, nutrono / linfa, legno,
miele, fogli sparsi e versi / a cascata su gradini, vetri, biforcazioni, rami, / dentro respiri di ciliegia. /
Persino l’aria è presenza”. Subito si rivolge a Isabel: “Il senso è dire, tramandare a te bambina / la
memoria trattenuta in quel tepore” ed è tepore umano, ma anche naturale “sopra la terra dove è
pazienza il seme”. Tutto è rinascita, anche il figlio “amato sopra ogni bellezza al mondo” che
rifiorisce in una nuova dolcezza, “un seme poi radice che trova la sua zolla”. Prendono forma, “nel
dettaglio che conta”, la dolcezza e la tenerezza di un discorso poetico che, pur seguendo le tappe
d’un rapporto nonna-nipote, non appare mai ovvio né banale, mai sdolcinato, grazie all’inventiva
della parola poetica. Il mondo intero sembra percepire la “sovranità d’esistere” che circonfonde la
bambina, “arrivi e già sei soglia / che in là confonde il tempo”, mentre “torna a sillabare incredula la
vita”. Sono versi cesellati in modo splendente, che tentano di figurare l’indicibile e riescono a
trasmetterlo: la nascita è un ribaltamento di prospettiva che si insinua nel fluire del tempo facendosi
ricongiungimento, sovrapposizione, rievocazione, risonanza tra le esistenze, cosicché ciò che in noi
“si sfarina”, adesso “in lei si moltiplica minuziosamente”. Ci sono un’idea e una pronuncia di
domani in questo “punto di tangenza / scelto dal destino”. L’autrice cerca d’immaginare il posto che
Isabel avrà nel mondo, scruta e prefigura il futuro, sapendo che questo bene assoluto conoscerà
anche contraddizioni e ostacoli: il pensiero corre e ricorre, ritrova emozioni antiche, non tutte
positive e gradite, le velature che gravano ogni esistenza e hanno velato la propria (“si riavvolge
ogni futuro al chiodo storto / del passato”). Ma è, ad uno, un tempo che si aggancia, che fiorisce in
questo “mio frammento d’elica nei geni” che attenua la paura della fine, tramandando il proprio
vissuto profondo: “quando piangi guarda dove ho pianto / quando ami leggi come ho amato”, ed in
questo “leggi” c’è anche la consapevolezza del valore della parola. È il contagio benefico che fa
derivare amore dall’amore, le “carezze d’acqua e sole a cascate sulle cose”, un rasserenarsi in cui
“mi ritrovo uguale / nello stare bene dentro le cose vere”. La nascita, in fondo, è una promessa che
irrompe nel presente e nel futuro, ma ricuce anche l’eterno, dove “era tutto scritto nel gesto primo di
creazione”. Meravigliosa la poesia conclusiva, “Presentazioni”, dove Isabel viene appunto
presentata alla natura e la natura a lei, in uno scambio di rami e radici, immaginando aprirsi le
corolle, piegarsi gli stami, inchinarsi le stelle nel “gineceo in festa”, trovando il suo vero posto nel
mondo: nel qui, nell’ora, nel sempre.
Stefano Valentini
recensione apparsa in ntl La nuova Tribuna Letteraria
Rivista di Lettere ed Arte fondata da Giacomo Luzzagni Anno XXIX – 136
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Vieni al mondo

Duemiladiciotto, gennaio, prima lunazione
e con te – tutto questo senso –
come fosse il cielo a rovesciare
carezze d’acqua e sole a cascata sulle cose,
come in un progetto d’impollinazione radiale,
………………………………………………………..festa dei fiori
come se d’improvviso – ponti – spuntassero
sopra i nodi dei binari,
…………………………………..gioia delle mani
Forse è per contagio benefico
che da amore, altro amore viene.

*

L’unico battito

Apparteniamo,
me l’ha detto stasera il suo pianto
disperato
come un bambino che si perde.
Si era persa infatti
seppure stretta nella presa dolce
del mio abbraccio inutile.
Lei cercava la sua casa piccola
l’aria di latte, i suoni noti
nelle stanze. L’unico battito
che era il suo, dentro la bolla.

Ho seguito lo scorrere lento
della mancanza, goccia dopo goccia
sotto le tempie
fino ai bordi piegati delle labbra,
verso sentieri di solitudine.
Conosco l’aridità del paesaggio
attorno – anche se in fiore –
se una soltanto
è la voce che cerchiamo.

Apparteniamo
forse per nascita, predestinazione o scelta
a un genitore a un figlio a un uomo,
ognuno a modo nostro.

È il nostro modo di vivere il mondo
in fondo
-quasi sempre o quasi mai –
soli.

*

Presentazioni

Presentarti ad ogni singolo ramo
d’abete curvo verso l’alto,
elevarti come un’ostia consacrata
sì che ogni apice si allarghi
a ricevere vocali di stupore.

Infilare
le tue piccole dita nella terra
bagnata passartela sul viso
sì da farti respirare a fondo
la radice di ogni tuo futuro
il porto sicuro per ogni tuo ritorno.

E vedere alzarsi intorno a te
i venti a salutare la purezza
già pronti a denudarti il capo
in ogni direzione (la tentazione
di oppormi con la mano è forte ma rinuncio)

Sentire le corolle
ad una ad una aprirsi,
ad uno ad uno
gli stami piegarsi al tuo passaggio,
l’accoglienza dell’ovario nei pistilli.

Là ti siedo come fosse culla
piccola femmina nel ginecèo in festa.
Bella resta tra le cose belle
fino a sera, fino a sentire
l’inchino silenzioso delle stelle.

*

San Lorenzo, le stelle

È che proprio non mi riesce
di affidare a una presunta stella
che cade, il nucleo pulsante di me stessa.
Un desiderio
e ne avrei cento se ti guardo
e penso e conto gli anni
che riuscirò a contarti sulle dita.
Un desiderio e cento ne avrei
se mi chiedessi, quali selezioni naturali
agiranno su di te, ibrido lussureggiante
dentro il nido d’oriente
sradicato dalle gronde ramate.
Affido allora i sogni nati in nuova terra
-tua solo a metà- ad una stella
che nasce.
Fornace di parole per poeti.

Che tu lo sia, piccola mia.

 

*****

 

La casa ad albero

Solo io sapevo
della mia casa ad albero
dei frutti appesi come quadri
a saziare assenze,
della scorza a lacrime di resina
di quanta forza
quando bussava il picchio.
All’occorrenza
(tu sarai sempre un’occorrenza)
ho svelato il segreto
come solo i bambini sanno fare
(senza volerlo).
Così ora sgorgano, si mescolano, nutrono
linfa, legno, miele, fogli sparsi e versi
a cascata su gradini, vetri, biforcazioni, rami,
dentro respiri di ciliegia.
Perfino l’aria è presenza.
Regge il tronco la sete del mondo.

Poesia inserita nell’ Agenda poetica Il segreto delle fragole 2018 LietoColle

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Intervista senza domande a Annalisa Rodeghiero  (di Flavio Almerighi) QUI

Annalisa Rodeghiero è nata ad Asiago e vive a Padova dove si è laureata in Scienze Biologiche.Ha pubblicato Percorrimi tutta (Art&print 2013), Di spalle al tempo (Venilia Editrice di Natale Luzzagni, 2015 con prefazione di Stefano Valentini, Versodove (Ed. Blu di Prussia, 2015 con prefazione di Nazario Pardini) e Incipit (Ed. Stravagario 2019 con prefazione di Giacomo Vit), tutti premiati in prestigiosi concorsi nazionali e internazionali. Ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti anche con l’inedito rientrando spesso tra i vincitori. È presente con altri autori in Antologie di prestigio: Leucade Antologia poetica a tema IL PADRE di Nazario Pardini, Il segreto delle fragole 2018 Agenda Poetica (LietoColle), Lunario in versi (11 poeti italiani) iPoet 2018 di LietoColle, Antologia proustiana Una notte magica, magie e cunicoli spaziotemporali di La Recherche curata da Giuliano Brenna e Roberto Maggiani.Sue poesie e note critiche di testi sono contenute nel IV volume “Lettura di testi di autori contemporanei” curato da Nazario Pardini. Collabora con riviste letterarie nazionali cartacee e on line con note critiche e testi poetici.

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Stefano Valentini vive e lavora a Padova, dove è nato nel 1964. Giornalista, collabora a periodici di informazione e di settore, spesso realizzandoli anche sotto il profilo grafico e redazionale. Svolge attività editoriale con Valentina Editrice, di cui è titolare, e Venilia Editrice, con la quale collabora assiduamente nella realizzazione delle collane librarie. In campo culturale, dal 1994 è redattore e dal 1996 direttore responsabile del periodico di lettere e arte “La Nuova Tribuna Letteraria”, che nel 2020 taglia il traguardo dei trent’anni di pubblicazioni ininterrotte. Come autore ha dato alle stampe, tra il 1990 e il 1995, tre libri di proprie poesie, curando in seguito varie antologie, decine di prefazioni e centinaia di recensioni: per la sua attività critica, ha vinto tre volte il premio “Città di Forlì”. Svolge da oltre due decenni un’intensa attività pubblica, presentando libri e autori nelle occasioni più disparate.


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