Iole Toini: “Corpo di pane” di Elisa Ruotolo

 

Copertina Libri, Elisa Ruotolo, Corpo di pane

Usatelo bene, il vostro dolore
 
ché non diventi mercanzia
 
né attiri corvi al pasto della pietà.

Il passo di questo libro è caratterizzato da una statura eretta, conscia, capace di verità dolorose a cui non è chiesta alcuna pietà. E’ un libro attraversato da parte a parte da una insufficienza – l’insufficienza di se stessi nei confronti della vita. Accettare le proprie penurie senza chiederne indulgenza, senza occultare la propria responsabilità. E’ quindi necessario un distacco – la separazione avviene attraverso un sé lucido, quasi crudele, necessario a guardare a fondo e a non concedersi sconti dopo che si è largamente appurato che Fa male ogni filo d’erba che sale dalla terra.
C’è come una penitenza da scontare attraverso la confessione di un sé mancante, inadeguato, sterile che dà conferma – quasi fosse una sorpresa – che è di tutti l’essere imperfetti Non lo sapevo/ma avevo come tutti/il mio punto di rottura. Un dolore – quello dell’essere nati – che va battuto palmo a palmo a stanarne ogni debolezza. L’accusata è carnefice e vittima stessa.

Una mancata filiazione della luce fa sì che sia il suo contrario a prenderne il posto e a mostrare quanto ogni cosa sia difetto e minaccia – Non c’è nulla che si possa dare senza pericolo. E così, inutile dar credito alla luce che non offre che afflizione, meglio guardare bene dal buio di sé dove esiste la possibilità di essere nulla e silenzio. La luce diventa il nemico da additare come responsabile dell’illusione.

Da questo buio, appena prima dell’esecuzione del nascere/Io vedo ciò che il chiaro nasconde –  E sempre lei, la luce nemica, diventa ostacolo alla visione  della realtà,  quasi che la luce fosse un edulcorante, un barbaglio illusorio. La vita è un pericolo permanente; la luce ci mette al mondo e non perdona la tagliola dell’esistere.  Forse solo il buio offre riparo.

Desiderio di una rinascita bambina dove ogni cosa è ancora tutta da fare o dove poter riordinare ciò che malamente fatto dal corpo limitato e spento.

Desiderio di una perfezione inesistente e perciò nessun desiderio.

– Esprimi un desiderio.
 
– Vorrei riuscire nella decreazione
 
più che nella creazione.
 
Saper demolire con grazia
 
ciò che mi sembra d’aver scritto
 
e vissuto
 
senza.
 

Un rinfacciare al proprio corpo di non essere insorto, di aver dato credito a una perfezione immaginaria, di averla pretesa e assunta a compito irraggiunto e irraggiungibile.  A questo punto non resta che farne ammenda negando l’adeguatezza di una *piccola infanta* senza gusto.

Ma, anche dopo averlo attraversato tutto il nero dell’esistere, dopo averlo accettato e portato in corpo come un tozzo di pane duro da offrire come un’ostia, si ritorna al mondo – senza averlo chiesto –  si ritorna nudi, piallati, disillusi, vivi.

Vieni fuori dal nero
 
e dovresti sentirti grata
 
salva, guarita
 
– nel miracolo, invece
 
resti solo viva.
 

Corpo di pane di Elisa Ruotolo, edito da Nottetempo, è capace di coinvolgere attraverso immagini ricche e non scontate che sanno bene raccontare il dolore del darsi alla vita.

Vivo e faccio pace
 
coi vecchi che muoiono senza colpa
 
coi bambini che nascono – non grazie a me.
 
Faccio pace col tempo e le sciagure
 
del volar basso degli uccelli.
 
Accetto che il mondo finisca ogni giorno
 
e non duplico chiavi alla mia porta.
 
Lascio aperto perché ho fatto pace
 
con le rapine, i saccheggi alle mie ossa
 
mi danno tregua.
 
Non resterà nulla di mio al mondo
 
e questo è pace.
 
Parole dimenticate e dimenticati i giorni
 
a spendere il cuore e la sua lebbra.
 
Vivo e faccio pace col resto
 
– i bambini dormono
 
i vecchi muoiono.
 
Vorrei misurare il tempo come loro
 
imparare la vita e insegnarla
 
e consegnarla a me.


2 risposte a "Iole Toini: “Corpo di pane” di Elisa Ruotolo"

  1. A proposito della bella poesia a conclusione del post; i vecchi nell’India tradizionale lasciavano le cure del mondo per entrare nella foresta alla ricerca dell’assoluto, i bambini vivono senza tempo assaporando la pura esistenza. In mezzo tutti gli altri con i loro pensieri e le loro ragioni, i limiti e le inadeguatezze, dove la pace e il senso dell’esistenza sono una dura conquista quotidiana, una poesia che è anche un colloquio con il nulla nella sua valenza positiva, per estrarne un senso, luogo dal quale arrivano i bambini e dove ci dirigeremo se avremo la fortuna di invecchiare.

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  2. C’è grande sintonia tra lettura e testo, da diventare un tutt’uno. Il tema è antico, forse la ragione stessa della poesia, il fare i conti con lo strappo (buio/luce), con il vaso infranto (“l’insufficienza di se stessi nei confronti della vita”). E la poesia diventa tentativo di mettere insieme i cocci o, appunto, “Desiderio di una rinascita bambina dove ogni cosa è ancora tutta da fare”. Versi cristallini, d’intimo pathos.

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