Paolo Vincenti: C’erano una volta i cavalieri del re

C’ERANO UNA VOLTA I CAVALIERI DEL RE

“Solitario nella notte va
Se lo incontri gran paura fa
Il suo volto ha la maschera
Tigre tigerman Tigre tigerman Tigre tigerman
Misteriosa la sua identità
è un segreto che nessuno sa
chi nasconde quella maschera
Tigre Iigerman, Tigre tigerman Tigre tigerman”
( “L’uomo Tigre” –  I Cavalieri del re)

Se dico Riccardo Zara probabilmente pochi sapranno a chi mi riferisco, salvo andare a cercarlo su Wikipedia ed ottenere la risposta in un nanosecondo. Ma in questo gioco, Internet deve restare fuori. Altrimenti non vale. Acqua, allora.  E se dico I Cavalieri de Re, forse sarà ancora acqua per molti e fuocherello per qualcuno. Ma se dico “L’uomo Tigre” o “Lady Oscar”, allora tutti capiranno e non avranno dubbi. I Cavalieri del Re sono gli interpreti di quelle sigle. Fuoco! Beh, essere nati negli anni Settanta, Ottanta, porta i suoi vantaggi ma non è strettamente indispensabile. Certe canzoni sono note a chiunque, anche ai ragazzini dell’ultima generazione, che guardano Ben Ten e Dragon Ball. Riccardo Zara oggi è un signore vicino ai settant’anni dalla folta chioma bianca che lo fa assomigliare ad un Cheyenne, ma è un musicista eccezionale ed ha un nome che ha lasciato un segno, una traccia indelebile nella discografia italiana. Alcune sue sigle infatti, hanno venduto un sacco di dischi, sono stati successi commerciali clamorosi e sono amate e ancora cantate da tutti. Fra queste, senz’altro nel palmares sono Lady Oscar e  L’uomo Tigre. Ma Zara ha scritto una miriade di bellissime sigle come “I predatori del tempo”, “Gigi la Trottola”, “Calendar man”, “Lo specchio magico”, “Yattaman”.  I Cavalieri erano un’azienda di famiglia, perché i componenti erano padre madre figlio e zia. Riccado, Clara Maria Serina, la moglie, Jonathan Zara, il figlio, e Guiomar Serena Serina, sorella minore di Clara. Le canzoni venivano cantate dall’uno o dall’altra come voci soliste a seconda del contenuto del cartone, ma in genere erano interpretate da tutti e quattro insieme, con quei vocalizzi e il controcanto che poi costituiscono la loro cifra stilistica, garanzia di riconoscibilità, e che Zara aveva mutuato dalla musica polifonica e dal progressive degli anni Settanta.

Chi vuole ascoltare tutte le loro canzoni può trovarle nell’ “Opera omnia”, una collezione di 8 cd, pubblicata nel 2009 con tutta la produzione del gruppo.

Riccardo Zara inizia con la musica pop come tutti, infatti un suo brano, “Viaggio di un poeta”, viene lanciato dal gruppo dei Dik Dik e vince Un disco per l’estate nel 1972 e il Festivalbar sempre nel 1972. Ma la sua geniale intuizione è quella di dedicarsi alle sigle televisive ed è in questo campo che raggiunge il successo. Nel 1977 incide la sigla del telefilm “Rin tin tin” per Rai 1 e subito dopo quella di “Woobinda”. Mitica serie tv, di cui uscì anche un libro edito da Malipiero, “Woobinda il dottore degli animali” (1978), come si usava fare all’epoca per sfruttare lo straordinario successo di alcuni sceneggiati televisivi. Questo libro è ancora custodito nella mia libreria: formato gigante con, intervallate alla narrazione, le immagini del dottore degli animali, John Stevens, e dei suoi aiutanti, fra cui il ragazzino aborigeno Kevin, nei grandi scenari della verde Australia. Questa sigla è scritta in collaborazione con Andrea Lo Vecchio e con il coro “Le mele verdi”. Proprio quel Lo Vecchio, autore di tante sigle di cartoni degli anni Settanta, come “Astroganga”, “Temple tam tam”, “La strega Bia”, il robot “Gundam”, spesso insieme a Detto Mariano, e poi “Ken, il ragazzo del judo” e soprattutto “Tarzan”, il primo di tanti telefilm poi venuti dopo. Sia detto per inciso, Lo Vecchio è un nome che anche nella discografia italiana ha un grande peso, basti pensare alla sua fortunata collaborazione con Vecchioni in brani storici come “Luci a San Siro”. E non è un caso se anche Roberto Vecchioni produrrà negli anni Settanta sigle per cartoni animati, come per la famosissima serie dei “Barbapapà”, che eseguiva con il coro “Le mele verdi”.

Poi Zara incide anche la sigla di “Lassie”, altro leggendario telefilm della mia infanzia con il meraviglioso e intelligentissimo cane collie protagonista. Tornando ai Cavalieri del re, il loro primo singolo fu “La spada di King Arthur”, ma il successo che li ha portati anche nelle classifiche fu appunto “Lady Oscar”, con l’album omonimo del 1982. E poi “Sasuke”, “Il libro Cuore” “Flo, la piccola Robinson”, “Supera auto mach 5. Go! Go! Go!”, ed altre. Insomma un personaggio davvero interessante, Zara, quasi leggendario nell’immaginario delle generazioni dei ragazzi degli anni Ottanta. Però, andando ad approfondire la sua figura su Internet, mi sono imbattuto in alcuni video di interviste concesse da Zara e dagli altri componenti del gruppo in varie occasioni fra cui quella della reunion del 2000 e quella del 2009 in cui vengono ristampati tutti i brani del gruppo nel cofanetto antologico “Opera Omnia”, comprese quelle sigle che sono rimaste inedite come “Digimon”, “Le avventure di Tom e Huck”, “Il fantomatico Lupin” e alcune canzoni del repertorio non anime . Beh, questi filmati mi hanno trasmesso molta tristezza. Si vedono i musicisti ormai appannati, soprattutto Zara carico di anni, che ripete più o meno stancamente le stesse cose, i due ex coniugi poi non si rivolgono la parola né uno sguardo, e a fare da collante fra i due è il figlio Jonathan. Un poco più simpatica e spigliata la cognata Ghio, pur in un clima abbastanza gelido di fondo. Mi ha sorpreso il fatto che Zara confessi, in queste interviste, che la loro era una produzione “industriale”, che rispondeva a precisi dettami commerciali nella realizzazione delle canzoni, imposti da Olimpio Petrossi, il discografico della RCA, che gliele commissionava. Di alcuni di questi cartoni Zara non ha mai guardato gli episodi, quindi le sigle sono state scritte a tavolino, sulla base della sinossi (che Zara chiama “sinoxi”) che i produttori degli anime gli inviavano. Insomma, un lavoro senza cuore, si direbbe, senza partecipazione emotiva alle storie che i cartoni raccontavano, se non forse da parte del solo Jonathan che per ragioni di età ne era anche consumatore.   I cavalieri del re in quegli anni guerreggiavano con I superobots, che era invece un gruppo specializzato nelle sigle dei robot. Era una guerra senza esclusione di colpi, sebbene con una leggera prevalenza dei Cavalieri. I superobots erano quelli di Mazinger”, “Jeeg Robot”, “Daltanius”, “Gordian”, “Starzinger”, ma a differenza dei Cavalieri non avevano un’identità precisa, definita, si trattava più che altro di un collettivo nato nella RCA, la stessa casa discografica dei Cavalieri e numerosi e diversi musicisti si alternavano nell’interpretazione dei brani. Un lavoro umile, diremmo, nascosto, ma remunerativo, se è vero che musicisti di vaglia, come turn over, si avvicendavano nella realizzazione delle sigle. I fondatori del gruppo furono Douglas Meakin  e Mike Fraser ma poi se ne aggiunsero altri a seconda della sigla da interpretare. Loro le sigle di “Supercar”, “Grand Prix”, e via dicendo. Pensiamo che questi brani erano scritti da parolieri eccellenti come Franco Migliacci, Franca Evangelisti.  Dalla formazione madre germinò un’altra formazione, i Rocking Horse, un nome evocativo al massimo perché ci riporta alla sigla di “Candy Candy”, disco vendutissimo in quegli anni, e poi di “Lulù”, “L’orsetto Misha”, “Il pescatore Sampei”.  Questo gruppo parallelo nacque per l’esigenza di non inflazionare il nome Superobots, come si legge in rete (Wikipedia).  I Rocking Horse si specializzarono nella produzione non robotica ma del gruppo facevano parte sostanzialmente gli stessi artisti: Aldo Tamborelli, Vito Tommaso, i Fratelli Balestra e Lucio Macchiarella.  Allo stesso modo, nacquero i “Superband”, per le sigle Fantaman e “Noi supereroi”.  Ai Rocking Horse si devono sigle fantastiche come “Sam, ragazzo del West”, cantata da Nico Fidenco, e “Mimì e le ragazze della pallavolo”, cantata da Giorgia Lepore, che furono grossi successi di vendita, e ancora “Forza Sugar”, “Tyltyl, Mytyl e l’uccellino azzurro”, cantata da Giorgia Lepore, ecc. Dopo quindici anni di silenzio il gruppo si è riunito nel 1999 sotto il nome di Superobots & Rocking Horse Reborn, per una serie di concerti celebrativi, e per realizzare nuove sigle per cartoni  e altri programmi televisivi, come possiamo leggere in rete.

I Cavalieri hanno pubblicato anche un album di canzoni natalizie e un album tributo ai Beatles. Ma numerose ristampe delle loro raccolte sono uscite nel corso degli anni. Cavalieri del re contro Superobots, scontro fra Titani, nell’ambito delle sigle dei cartoons, epica rivalità, che può essere paragonata, se volessimo fare un raffronto nella musica leggera, solo a quella fra i Beatles e i Rolling Stones.

PAOLO VINCENTI

 


5 risposte a "Paolo Vincenti: C’erano una volta i cavalieri del re"

  1. Tutto un mondo che mi si apre e che mi sono perso, Paolo. Semplicemente per ragioni anagrafiche, avevo appena smesso di guardare la tv. Per me epocali sono stati i fratelli De Angelis di Sandokan. In assoluto la sigla che più mi stava a cuore:

    "Mi piace"

  2. Interessante questa nota di costume, io vedevo Lady oscar, L’uomo tigre, Sampei, perché erano i cartoni che guardavano le mie figlie, e canticchiavo anche le sigle, ovviamente senza nemmeno conoscere o sospettare il mondo che c’era dietro.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...