Girotondo quasi obliquo e altri inediti di Franco Intini

photo ALEXEY BEDNIJ
photo ALEXEY BEDNIJ

*

Franco Intini componimenti (2020-22)

GIROTONDO QUASI OBLIQUO

Tutti intorno all’uomo nero.
Toh! Ecco un attimo di giornata,
trancio di tonno e chiusura lampo

è la mazurka di periferia…

E dunque la donzelletta vien dalla campagna.
Bella. Dolce e chiara la chioma di polpessa

E quest’è! Una lettera di presentazione.
Il curriculum di poeta o la chimica del Plutonio?

Hai fatto il master?
A cosa t’è servito il ginger?

Un Munch e due Van Gogh per penitenza
e dopo due molari un canino cariato.

Oppie apre un varco nella Bastiglia. Boletus Satana
senza riguardi per Cappuccetto Rosso.

Dov’è il lupo cattivo? E Gay-Lussac?

Einstein in porta. Filini tira al pioppino
Meglio se trifolato.
Meglio se occhialuto e palombaro.

Rimetti l’Artico al suo posto che poggio i piedi.
Ora sen va per l’Adriatico, un pied-à-terre il porto di Bari
Sbarcano Fantocci, saranno in mille, di sicuro a cento all’ora.

Nel blu dipinto di …fiu

Ulisse vide i proci mangiarsi gli archi
Cocca al dente e freccia del tempo.

Non c’è ordine a Itaca.
La punta si fa il giro del palazzo. Punge Polifemo
il sangue all’ occhio per un calcolo di millesimi.
La maggioranza al colesterolo.

Due o tre piume sollevano un coso ad Alamogordo.
Un Chianti un po’ più amaro in una botte.

Che colpa ha uno spaghetto scotto?
E l’elettrone rispetto al positrone?

“Il navigatore italiano è giunto nel nuovo mondo
E gli indigeni?

Ottima la pasta al dente.
Anche la melanzana è cotta e fritta.

*

PERMAFROST

Al riscaldamento globale seguì il ‘45
I rinoceronti furono felici di posare negli studi televisivi

Davvero un osso duro l’antrace.
Sottile e misterioso entrò nelle ricette del brodo vegetale

Il mercato resuscitò l’antica usanza di evocare un nemico.
-Tutti al tronco del papavero!

E dunque all’ annunciazione dei bicchieri da latte
Subentrò l’epoca della spora bambina.

Mancava un’ora al salto obliquo
Strano come tubi inservibili potessero impedire di tornare al lavoro.

Nell’accompagnamento si perse qualcosa della strega maledetta
Rimase una scopa falciforme nel cielo d’estate, dura e rancorosa, un po’ flaccida nei fianchi

La vestizione della sposa affidata a fisici e chimici che litigavano su come spartirsi un ago
Un raggomitolarsi nelle profondità dei nervi.

Tutto perché sgorgava un gas senza posto sulla tavola degli elementi
E del periodo non doveva rimanere traccia.

Come un rito in cucina tra marito e moglie
O un bisogno estremo di crema da barba.

*

I MILITARI SPARANO DAL KAZAKISTAN

Il virus sconvolge il mare e il governo pettina i capelli
La riga di oggi : un ghiacciaio di qua, l’Africa di là

Il filo di sedano galleggia nelle Sirti

La falla sull’equatore ci porterà a casa
Ma intanto l’ammiraglio ha un buco nella tempia

-Io, dice il capogabbiano, scioperai per il bucato andato a male
l’inverno portò neve marcia e cambiò la formula dell’acqua.

L’ordine del giorno?
Il re Kazako ordina di sparare a vista.

I cormorani accumulano sacchi
a difesa delle alici.

Una raffica d’acqua stermina i granchi
Un mucchio di scogli armati galleggia nell’etere.

Le bolle non si attengono alla pettinatura

Forse oggi o domani porteranno a spasso il pianeta
Senza chiedere permessi all’Universo.

*

ASPETTANDO WATERLOO

Il gatto bianco fa una mossa che il nero capisce
e dunque non è giorno!

Chi ha stabilito l’angolo d’alfiere?
E la linea della torre?

Adesso è il molare a muoversi da Re.
La gengiva non corre ai ripari.

C’è stato chi ha smobilitato concetti da sotto la lingua
Blocchi che sembravano cemento invece erano carie.

Succede quando c’è la libertà di mezzo.

Uno dei canini prega intorno al letto dell’incisivo
Pochi giorni, forse ore.

Non addentare il mondo
Stai lontano dalle mele.

Ma quello non sente, si sporge troppo
azzarda un mossa di cavallo.

C’è Napoleone su quello bianco. Vuole entrare tra le labbra
adotta una strategia di martello e vince la battaglia.

La Russia si mostra accogliente,
trova l’esofago al posto della steppa.

Sarà lo stomaco a rispolverare il vecchio fuoco.
Nemmeno un maloox a consolare.

Mio caro imperatore non è detto che Wellington vinca
E nemmeno i restauratori hanno una bella faccia

Ma il gatto nero non aspetta due volte la mossa vincente.

*

LA FARFALLA JONAS* CHE SOFFRIVA LA GUERRA DEL PELOPONNESO

Disse che avrebbe buttato via la carta
Perché era martedì
Prendere e lasciare suonò lo spartito
Liberare il vento e gracidare rane
A far serena l’Orsa il Nulla suggeriva
Gobbo.
Mal\di\vivere all’uno orizzontale
completo in verticale.
Finita la raccolta del fanciullino?
A Blek E Blanc I Joker
E dunque Fantozzi a centro tavolo
più Soldino per elettrone Genova per noi,
Akim e Super Pippo sui bordi della via lattea
L’eredità si riprese il malloppo
Malmenando nonna Abelarda.
Tutti staccati gli indicatori, sigilli sulla luce.
Dal mascara riconosci il pianeta Terra.
Galeotto fu il COVID?
La strega disse di voltarsi
Ma Antonius non vide nulla
Il circo della Luna montato dai crateri
cubisti il Sole e le altre stelle.
Partita a golf con meteorite.
Beep…Beep… Willy in buca.
Una pallottola brilla in ciel:
Da quando colpisci le capanne?

————–

* Luci d’inverno
Di Ingmar Bergman

*

CONTROVERSIA TRA UN TASTO ROTTO ED UNO SANO

Sopravvivere all’attacco dei versi.
Pandemia che provoca vomito e annulla il respiro.
Optare per l’uno o l’altro.

A una che diceva “Siamo” fu detto di cuocere un uovo
così gli universali si giocarono le mogli.

A briscola, gioco bizzarro!

Un arbitro invece vide l’inizio dei tempi.
Bagliori della domenica successiva
Si sprigionarono dal centro campo.

La legge del caso sopraffatta da un goal.
Lampi da un fischietto.
Flegias l’opportunista.

Un protone travestito da Biancaneve
cedette la sua verginità a Brontolo.

Prigioni senza catene entrarono al Louvre.
Tutti che pisciavano sotto la Gioconda.
Gli altri si limitarono a una gaffe.

Questo vuoto tra i giorni, questo buio da saltare
il muro di Gaza ordinato su Internet.

Dollari che circolano nelle vene del Principe azzurro
Consegne di calcestruzzo in pacchetti d’onde.

Dalla caverna alla Sistina una voltata d’occhio.
La causa prima tra le fauci di un drago di Komodo.

Camminano bisonti per Via Re David
Senza pneumatici, come orchidee in un vaso.

E’ la Regina la più bella del reame.
Un’anguilla su monopattino
Consegna un piatto di orecchiette e rape.

Mai suonare alla porta del Logos
Nemmeno per scroccare un pasto caldo.

***

Francesco Paolo Intini (Noci, 1954) vive a Bari. Coltiva sin da giovane l’interesse per la letteratura accanto alla sua attività scientifica di ricerca e di docenza universitaria nelle discipline chimiche. Negli anni recenti molte sue poesie sono apparse in rete anche come piccole sillogi quali ad esempio Inediti (Words Social Forum, 2016), Natomale (LetteralmenteBook, 2017) e Nei giorni di non memoria (Versante ripido, Febbraio 2019).  Ha recentemente contribuito alla raccolta” La pacchia è strafinita” di aa VV a cura di Versante ripido (2018). Fa parte della redazione di  “ L’ombra delle parole rivista letteraria internazionale” diretta da Giorgio Linguaglossa, che ha curato anche la sua prima raccolta di poesie “Faust chiama Mefistofele per una metastasi” (Progetto Cultura, 2020).

*


2 risposte a "Girotondo quasi obliquo e altri inediti di Franco Intini"

  1. mentre leggevo ho pensato: o è un fisico o un chimico.
    arrivato in fondo “la seconda che hai detto.”
    divertente, intelligente, originale… ma partendo da un protone (travestito da Biancaneve) forse la strada per arrivare a casa della poesia è davvero troppo lunga anche per un buon camminatore.

    "Mi piace"

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