Ugo Foscolo, la Gioconda dei Greci – lettera di Augusto Benemeglio sul suo nuovo recital

PER ABELE

UGO FOSCOLO 

LA GIOCONDA DEI GRECI

Carissimo Abele,

Sabato  23 p.v. alle ore 17,30 presso la Grande Sala del Centro di Formazione Giovanile di via di Macchia Saponara 106, Roma-Acilia,  metterò in scena “OMAGGIO A FOSCOLO”, in cui il famoso poeta dei “Sepolcri” ( Celeste cosa è questa /Corrispondenza d’amorosi sensi) , e dei sonetti A Zacinto ( Né più mai toccherò le sacre sponde/ ove il mio corpo fanciulletto giacque,/ Zacinto mia) , In morte del fratello Giovanni (Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo/di gente in gente, mi vedrai seduto/ su la tua pietra, o fratel mio) e Alla Sera ( Forse perché della fatal quiete/Tu sei l’immago a me sì cara vieni/ 0 sera!), l’autore giovanissimo delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, il valoroso combattente dell’esercito napoleonico, il conquistatore di tanti ardenti cuori femminili, il “patriota” e rivoluzionario italiano, per antonomasia, che abbiamo studiato a scuola tanti anni fa, in realtà non era italiano, ma …”greco”  a tutti gli effetti, e non solo perché di nascita e di madre ellenica.  Infatti , una ex studentessa del Liceo “Virgilio” di Roma, innamorata da sempre di Foscolo, mi scrive:  “Noi avevamo sempre creduto che il ceppo dei Foscolo fosse legato alla piccola aristocrazia veneziana, ma in realtà suo  padre, Andrea,  medico chirurgo, era corcirese (nato a Corfù) e il nonno , Niccolò ( di cui gli avevano dato il nome, anche se lui volle cambiarlo e farsi chiamare “Ugo”,  a partire dai diciassette anni ), anche lui chirurgo, era nato a Candia, e anche il suo bisavolo era nato in Grecia, a Creta. Per cui  Ugo Foscolo era la “Gioconda” dei Greci: come noi rivendichiamo alla Francia il quadro di Leonardo, i Greci rivendicano a noi l’appropriazione del genio foscoliano e la restituzione della salma che si trova nella Basilica di Santa Croce di Firenze , da lui magnificata ne “I Sepolcri”

C’è da dire che la lingua poetica a quei tempi si imparava con la disciplina  e il modello incontrastato era Petrarca, mentre la prosa italiana si può dire che ancora non esisteva ; gli italiani parlavano il loro dialetto e scrivevano, malissimo,  in “toscano”. Foscolo studiò male sia a Venezia che a Padova, e fu sostanzialmente un autodidatta, ma il suo genio era tale che apprese prestissimo non solo l’italiano (che non aveva mai parlato prima del suo arrivo a Venezia, quando aveva ormai quindici anni), ma anche il latino, il greco antico, il francese e l’inglese. Fino all’età adulta incorreva in errori di ortografia per quanto riguarda l’italiano (da buon veneziano sbagliava spesso le doppie), ma si sbellicava dalle risate quando illustri professori che insegnavano il greco antico ne pronunciavano malissimo le parole.

Mi scrive ancora l’amica romana,  ex-liceale : “Foscolo è stato un genio che a scuola si apprezza poco.  Ma io ripenso alle Grazie che hanno privato l’uomo della ferinità, ai paesaggi lirici che fanno versare le lacrime, penso a Jacopo Ortis, penso al sole che risplende sulle sciagure umane, mentre continuiamo a studiare Ettore come un grande eroe, portatore di grandi ideali da proteggere: la casa, la famiglia, la terra. Foscolo ci ha scelto: ha scelto la lingua italiana, siamo noi la sua “patria eletta”. Ci ha tenuti stretti a lui con i suoi versi come ha fatto con i suoi cari, mentre peregrinava tra Italia, Francia, Svizzera e Inghilterra. E di questo non possiamo che ringraziarlo”.

In effetti , Ugo Foscolo è  il primo intellettuale prerisorgimentale, uno che anela a una nuova patria, perché è un uomo venuto dal mare, e il mare è un assoluto, non ha un centro.  Venire dal mare significa sentirsi uno straniero, uno sradicato in ogni luogo, così è sempre stato. Si è affamati di patria, quasi avvitati nella propria nuova identità. E lui vuole sentirsi italiano, italianissimo, anche se il suo mare rimarrà quello greco, come la sua anima. Ma egli sa che dovrà sempre e comunque ripartire da zero, ricominciare dall’uomo nudo, dal radicalismo totale, come   tutti gli uomini che vengono dal mare, che non ti offre opzioni. Il mare è un assoluto, e Foscolo è come il mare, ha una tale tensione di grandezza come se fosse dominato internamente “dall’ideale dell’io”, una forma di nichilismo che anticipa Nietzsche , ma che il giovane poeta riuscirà a superare con  la profonda riflessione dei Sepolcri:Celeste cosa è questa /Corrispondenza d’amorosi sensi”

“Io non potrò mai dimenticare il luogo natio, ma l’alto genio di Libertà che m’infiamma, e che mi rende Uomo, Libero, e Cittadino di patria non in sorte toccata , ma eletta, mi dà i diritti dell’Italiano.

Caro Abele, questo è solo un singolare aspetto della vita piuttosto turbolenta e sfaccettata del grande letterato, di cui parlerò, insieme ad altre vicende meno note, come il suo rifiuto ad accettare l’allettante proposta  degli austriaci, che lo stimavano molto: dirigere una Rivista letteraria a Vienna, incarico che lo avrebbe salvato dall’accusa di “diserzione” dall’Esercito francese,  e risollevato dal suo stato di perenne difficoltà economica. Come sappiamo scelse la via dell’esilio, dapprima in Svizzera e poi a Londra, dove morirà, per malattia, ancora giovane (49 anni), pieno di debiti,  in una squallida casa di periferia, pur confortato dalla figlia Floriana.  C’è, infine , anche da sottolineare un ardito  parallelismo tra lui e il grande Ludwig Van Beethoven (entrambi dedicano rispettivamente un’ode e una sinfonia a Napoleone che poi rinnegheranno, con fiero disprezzo,  non appena il corso si porrà la corona di Imperatore in testa). Lui e Beethoven erano quasi coevi e morirono lo stesso anno, 1827, a pochi mesi di distanza  l’uno dall’altro, con l’aspirazione massima alla libertà, alla bellezza  e alla gioia, come testimoniano le loro opere. Tutto ciò mi ha suggerito uno straordinario binomio letterario-musicale. e infatti sono stati inseriti molti brani delle sinfonie di Beethoven, sia come sottofondi elegiaci, o di intensa passione e anelito dell’anima. Partecipano al Recital i miei cari amici Carlo Ninni, Pino Makovec,  Nicoletta Branchi, Laura Camicia e  Piero Girardi.

Verrà applicata la normativa anti-covid.

Ti abbraccio.

Roma, 17 aprile 2022                      Augusto  Benemeglio 

Carissimo Augusto,

Non mi sorprende che tu abbia dedicato il nuovo recital a Ugo Foscolo, non poche assonanze vi trovo con il tuo spirito di mare e l’anima di esule. A proposito di quanto scrivi, e nel ricordo della nostra passeggiata nel cimitero acattolico di Roma, mi viene in mente quando a Londra, una ventina di anni fa, andai a cercare la tomba di Foscolo nel cimitero della chiesa di St. Nicholas a Chiswick. Non so se ne parli nel tuo recital, ma al poeta dei Sepolcri, alla sua morte, fu riservato un tumulo anonimo, segnato da una pietra su cui il suo amico Hudson Gurney fece incidere il nome del Poeta. Fu solo in seguito che lo stesso Gurney provvide alla realizzazione di un sacello con un’ara romana. Il sacello era in condizioni malandate ai tempi della mia visita – so che è stato poi restaurato nel 2011 – sommerso da un fitto fogliame. Triste la sorte, mi dissi, di un grande poeta e di un uomo straordinario, che si oppose, come ricordi, a un’allettante proposta degli Austriaci scegliendo la via dell’esilo e che così spiega in una lettera alla madre:

“L’onore mio, e la mia coscienza, mi vietano di dare un giuramento che il presente governo domanda per obbligarmi a servire nella milizia, dalla quale le mie occupazioni e l’età mie e i miei interessi m’hanno tolta ogni vocazione. Inoltre tradirei la nobiltà incontaminata fino ad ora del mio carattere col giurare cose che non potrei attenere, e col vendermi a qualunque governo. Io per me mi sono inteso di servire l’Italia, né come scrittore, ho voluto parer partigiano dei Tedeschi, o Francesi, o di qualunque altra nazione: mio fratello fa il militare, e dovendo professar quel mestiere ha fatto bene a giurare; ma io professo letteratura, che è arte liberalissima e indipendente, e quando è venale non val più nulla. Se dunque, mia cara madre, io m’esilio e mi avventuro come profugo alla Fortuna ed al Cielo, tu non puoi né devi né vorrai querelartene; perché tu stessa mi hai ispirati e radicati col latte questi generosi sentimenti, e mi hai più volte raccomandato di sostenerli, e li sosterrei, con la morte. Non sono figlio disleale e snaturato se t’abbandono; perché vivendoti più lontano, ti sarò sempre più vicino col cuore e con tutti i pensieri, e come in tutte le circostanze della mia diversa fortuna io fui sempre eguale nell’ajutarti, cosi continuerò, Madre mia, finché avrò vita e memoria: e la mia santa intenzione, e la tua benedizione, mi assisteranno.”

A Londra, dove contava molti estimatori, morirà povero e di stenti, anche perché aveva sperperato l’eredità che la figlia Floriana aveva ricevuto dalla sua nonna materna. Quella figlia che lo aveva assistito nei suoi ultimi anni, quando ammalato di idropisia  era ormai impossibilitato a tornare, come fortemente desiderava, in Italia.


Solcata ho fronte, occhi incavati intenti;
    Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto;
    Labbro tumido acceso, e tersi denti,
    Capo chino, bel collo, e largo petto;

Giuste membra, vestir semplice eletto;
    Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti,
    Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;
    Avverso al mondo, avversi a me gli eventi.

Talor di lingua, e spesso di man prode;
    Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,
    Pronto, iracondo, inquieto, tenace:

Di vizi ricco e di virtù, do lode
    Alla ragion, ma corro ove al cor piace:
    Morte sol mi darà fama e riposo.

Un grande abbraccio e buona fortuna al recital

Wendover, 17 aprile 2022                              Abele Longo


Una risposta a "Ugo Foscolo, la Gioconda dei Greci – lettera di Augusto Benemeglio sul suo nuovo recital"

  1. Grazie, caro Abele di tutto lo spazio che mi hai dedicato. Temevo che questo rispolverare Ugo Foscolo fosse demodè, invece mi sto accorgendo che molte persone (in particolare quelle della mia generazione) ne sono entusiaste, anche perché ricorda la loro giovinezza di studenti liceali alla prese con i grandi uomini della letteratura italiana e certamente Foscolo esce fuori dal cliché dello scrittore solitario, chiuso nella sua torre d’avorio, timido e pauroso , tutto casa e chiesa come Manzoni che nondimeno fu grande scrittore. Foscolo è un uomo che viene dal mare , un senza patria con un cuore ruggente , appassionato , una smodata fame d’amore e un grande ego. Nel recital non ho inserito, ahimé, la lettera alla madre che tu riporti, alla bellissima madre Diamantina che lui adorava e non dimenticava mai di chiederne la benedizione in lingua rigorosamente greca, ho appena accennato agli sperperi londinesi ( da un’accoglienza entusiastica e generosa come sanno fare solo i londinesi con le persone che ritengono “interessanti” alla sua rapida discesa. All’inizio alloggiava in un residence elegante, alla fine morì in una stamberga, né ho accennato alla dissipazione dell’eredità della nonna della figlia Floriana, tuttavia ho fatto rivivere quest’ultima ( dal poeta tenuta molto appartata in modo che per taluni è apparso ambiguo) e ho fatto a lei stessa raccontare gli ultimi anni di vita del padre, che pensò di tornare in Grecia a combattere per il Risorgimento della stessa insieme a Byron e Santorre di Santarosa che lo attendevano, ma le stesse autorità greche gli negarono questa possibilità, perché era un personaggio scomodo, e non volevano aver problemi con la Santa Alleanza. Tante altre cose avrei voluto dire, ma da quando siamo in epidemia da Covid ( ormai più di due anni), ho ridotto i miei recital a massimo un’ora tutto compreso, ( musiche e tempi morti) e così di spazio non ne ho molto, se tiene conto che ovviamente ho dovuto far recitare tutti i sonetti più famosi, compreso quello che hai riportato tu sul suo autoritratto, una parte dei I sepolcri, (All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne/ Confortate di pianto è forse il sonno/ Della morte men duro?), l’incipit dell’Ortis ( “Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia) nonché qualcosina di una delle due odi più famose ( All’amica risanata ) e il poema mai completato delle Grazie. Ho potuto solo accennare alle grandi tematiche del neo-classicismo e del romanticismo che convivono nell’opera foscoliana e a tutta la sua produzione saggistica ed epistolare che non va assolutamente trascurata. Ne è venuto fuori un personaggio dinamico, impulsivo, talora collerico, pieno di vitalità, energia, giovinezza , spinta in avanti, almeno spero, che rimane alla fine…la Gioconda dei Greci, ma questa in fondo è poco più di una battuta, perché agli effetti pratici della sua vita rimarrà una di quelle idealità mancate. E’ difficile trovare un poeta e uno scrittore più ITALIANO di Ugo Foscolo!

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