William Ernest Henley tradotto da Emilio Capaccio

Di là lontano sferragliano rumor di passi.

La brutta ustione attende sul capo non bendato.

Il mio vicino soffoca nella morsa di cloral.

O mondo orrendo!

W. E. H.

William Ernest Henley
William Ernest Henley (1849-1903), traduzione Emilio Capaccio 


INVITTO

Dal fondo della notte che m’avvolge,
nera come pozzo da polo a polo,
ringrazio qualunque dio possa esistere
per la mia anima che non si doma.

Nella feroce morsa delle circostanze
non ho indietreggiato, non ho gridato.
Sotto i duri colpi del destino, il mio capo 
sanguina, ma non è reclinato.

Di là da questo luogo di lacrime e sdegno
incombe il solo orrore dell’ombra
e sempre la minaccia degli anni mi ritrova,
mi ritroverà ancora senza tremore.

Non importa quanto stretto sia il varco,
quanto piena di condanne sia la lista,
sono il signore del mio destino,
sono il capitano dell’anima mia.

 
INVICTUS

Out of the night that covers me, 
Black as the pit from pole to pole, 
I thank whatever gods may be 
For my unconquerable soul. 

In the fell clutch of circumstance 
I have not winced nor cried aloud. 
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed. 

Beyond this place of wrath and tears 
Looms but the Horror of the shade, 
And yet the menace of the years 
Finds and shall find me unafraid. 

It matters not how strait the gate, 
How charged with punishments the scroll, 
I am the master of my fate, 
I am the captain of my soul.

  IO SONO IL MIETITORE Io sono il Mietitore. Ogni cosa con agile falce silenziosa raccolgo. Pallide rose toccate dalla primavera, Grano alto d’estate, Ricchi frutti d’autunno, e fragili boccioli invernali — Mietendo, ancora mietendo — Ogni cosa con agile falce tempestiva raccolgo. Io sono il Seminatore. Tutta la vita eterogenea si muove attorno al mio solco di semi. Atomo con atomo fuso, ciascuno accelerando l’altro, scorre attraverso le mie mani, mai cambiando, sempre immutabile. continuamente seminando, vita, incorruttibile vita, zampilla lungo il mio solco di semi. Creatore e destruente, io sono il riflusso e l’inondazione, qui e in seguito, velocemente passando attraverso l’intrico e la duglia d’infinite nature. Invisibile e insondabile forgio ogni essenza. Colui che prende e colui che dà, sono l’utero e la fossa, l’Ora e il Mai.   I AM THE REAPER I am the Reaper. All things with heedful hook Silent I gather. Pale roses touched with the spring, Tall corn in summer, Fruits rich with autumn, and frail winter blossoms — Reaping, still reaping — All things with heedful hook Timely I gather. I am the Sower. All the unbodied life Runs through my seed-sheet. Atom with atom wed, Each quickening the other, Fall through my hands, ever changing, still changeless. Ceaselessly sowing, Life, incorruptible life, Flows from my seed-sheet. Maker and breaker, I am the ebb and the flood, Here and Hereafter, Sped through the tangle and coil Of infinite nature, Viewless and soundless I fashion all being. Taker and giver, I am the womb and the grave, The Now and the Ever.
ENTRATA PAZIENTE Nebbie mattutine ancora infestano l’acciottolato; l’aria estiva del nord è fredda e pungente; ed ecco, l’ospedale, bigio, vetusto, quieto, ove vita e morte, fraterni mercanteggianti si ritrovano. Per la sonora spaziosità e l’oscurità pieno di spifferi un gracile e strano bimbetto — già sfiorito pur così giovane! — il piccolo braccio steccato e steso, mi precede gravemente nella sala d’aspetto. Io gli zoppico dietro, la mia fiducia, del tutto andata. Il milite-custode dalla chioma brizzolata mi fa cenno, e io striscio, e tuttavia i miei animi vengono meno: una tragica meschinità sembra circondare questi corridoi e queste scale di pietra e ferro, gelidi, spogli, netti — mezzo ospizio e mezza galera.   ENTER PATIENT The morning mists still haunt the stony street; The northern summer air is shrill and cold; And lo, the Hospital, gray, quiet, old, Where life and death like friendly chafferers meet. Thro’ the loud spaciousness and draughty gloom A small, strange child — so aged yet so young! — Her little arm besplinted and beslung, Precedes me gravely to the waiting room. I limp behind, my confidence all gone. The gray-haired soldier-porter waves me on, And on I crawl, and still my spirits fail: A tragic meanness seems so to environ These corridors and stairs of stone and iron, Cold, naked, clean — half-workhouse and half-jail.
  GLI DEI SONO MORTI? Gli dei sono morti? Forse lo sono! Chissà? Vivono almeno in Lempriere indimenticati, il saggio, il giusto, il temibile, il giocoso, sono tutti e uno. Mi piace pensarli ritirati in qualche terra ancora di rose e serenelle. Alti un tempo sedevano e alti sugli spettacoli della terra con danze e balli sacrificali venivano salutati. Un tempo ...una volta. Ma ora, la storia va, gli dei sono morti. Deve esser vero. Il mondo, un mondo di prosa, empio di fatti, lastricato e coperto di scienza, china il capo in uno stentoreo pisolino del dopocena! Piangente e triste, in ogni vento che soffia fa sentire le ripetute e spiacenti parole: – ‘Ah, gli dei sono morti!’   THE GODS ARE DEAD? The gods are dead? Perhaps they are! Who knows? Living at least in Lempriere undeleted, The wise, the fair, the awful, the jocose, Are one and all. I like to think, retreated In some still land of lilacs and the rose. Once high they sat, and high o’er earthly shows With sacrificial dance and song were greeted. Once ...long ago. But now, the story goes, The gods are dead. It must be true. The world, a world of prose, Full-crammed with facts, in science swathed and sheeted, Nods in a stertorous after-dinner doze! Plangent and sad, in every wind that blows Who will may hear the sorry words repeated: – ‘The Gods are Dead!  ANTIEROTICO Ride il mattino del felice aprile attraverso la mia piccola, nera finestra e un dardo di luce disperde le ombre nella piazza. I cani si rincorrono nell’erba, i corvi gracchiano intorno ai camini, dietro e avanti il bucato l’Ovest giocherella a nascondino. Forte e allegra tintinna la campana. Ecco le balie s’adunano a colazione. Belle, brutte, tutte son donne … O, Primavera – Primavera – Primavera!  ANTIEROTICS Laughs the happy April morn thro’ my grimy, little window, and a shaft of sunshine pushes thro’ the shadows in the square. Dogs are tracing thro’ the grass, crows are cawing round the chimneys, in and out among the washing goes the West at hide-and-seek. Loud and cheerful clangs the bell. Here the nurses troop to breakfast. Handsome, ugly, all are women … O, the Spring – the Spring – the Spring!   NOTTURNO Dal cuore sterile di mezzanotte, quando l’ombra si chiude e si schiude come alte fiamme che pulsano e sfarfallano, io posso sentire una cisterna che goccia. Gocciolando, sgocciolando, in un ritmo grezzo, diseguale, mezzo-melodioso, come le misure imitate dalla natura nell’infanzia di musica; come il fruscio d’un insetto, ancora irrazionale, persistente … Io devo ascoltare, ascoltare, ascoltare, in una passione di attenzione; finché si scuotono le corde del mio cuore, e la mia vera vita va gocciolando, gocciolando, sgocciolando, goccia a goccia, gocciolando nel goccia-dopo-goccia della cisterna.   NOCTURN At the barren heart of midnight, when the shadow shuts and opens as the loud flames pulse and flutter, I can hear a cistern leaking. Dripping, dropping, in a rhythm, rough, unequal, half-melodious, like the measures aped from nature in the infancy of music; Like the buzzing of an insect, still, irrational, persistent … I must listen, listen, listen in a passion of attention; till it taps upon my heartstrings, and my very life goes dripping, dropping, dripping, drip-drip-dropping, in the drip-drop of the cistern.  DIMESSO Portami fuori nel vento e nella luce del sole, nel bel mondo. O, la mirabilia, l’incanto delle strade! La statura e la vigoria dei cavalli, il fruscio e l’eco dei passi, lo scroscio piano e battente delle ruote! Un celere tranvai flotta enorme su di noi… è un sogno? L’odore di fango scuote intrepido le mie narici — come un alito di mare! Come di vecchio, ambulante, ondulante drappeggio, vagamente e stranamente provocante, sfarfalla e fa cenni. O laggiù — Cos’è? Lo scintillio d’una calza! D’improvviso una guglia incastonata nella nebbia! O, le case! Una lunga linea di alte, grigie case, tramate al crocevia con ombra e luce! Ci sono le strade … ognuna un viale che conduce dove voglio! Libero …! confuso, isterico, debilitato, siedo, e la carrozza sotto di me rolla nel meraviglioso mondo.   DISCHARGED Carry me out Into the wind and the sunshine, Into the beautiful world. O, the wonder, the spell of the streets! The stature and strength of the horses, The rustle and echo of footfalls, The flat roar and rattle of wheels! A swift tram floats huge on us… It’s a dream? The smell of the mud in my nostrils Blows brave – like a breath of the sea! As of old, Ambulant, undulant drapery, Vaguely and strangely provocative, Fluttersd and beckons. O, yonder – Is it? – the gleam of a stocking! Sudden, a spire Wedged in the mist! O, the houses, The long lines of lofty, grey houses, Cross-hatched with shadow and light! These are the streets … Each is an avenue leading Whither I will! Free …! Dizzy, hysterical, faint, I sit, and the carriage rolls on with me Into the wonderful world.

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