Claudia D’Angelo _ La manutenzione silenziosa della vita

Cosa significa questa vita, cosa richiede l’atto del vivere, se non imparare a prendersene cura, tra stupore e disincanto? Claudia D’Angelo, ingegnere elettronico e poeta della gentilezza come forma di resistenza, con La manutenzione silenziosa della vita (Libeccio, Ctl Edizioni, 2026) consegna alla sua ultima raccolta in versi proprio questo messaggio: la manutenzione della vita è silenziosa, è un equilibrio costante tra conferma e perdita, tra stupore e dolore, eppure è un piccolo dono d’amore, da proteggere e farne dono, a sua volta. Manutenzione, da manutentio, a sua volta originato da manu tenere: tenere per mano, tenere con mano. E Claudia D’Angelo tiene per mano questo meccanismo fragile e prezioso che è la vita, attraversandola con la cura accorta e inquieta di chi coglie lo sciabordio dei giorni, di chi subisce la lacerazione della fine, della perdita, lo sbiadire mesto di quanto si è amato, di quanto resta, ma tuttavia cammina in equilibrio sul filo di un’esistenza di cui pure coglie la miracolosa grandezza dell’esistere. È la poesia, infatti, il gesto quotidiano per sanare le crepe del vivere, per cercare di comprendere, per tenere assieme quanto possibile. «Scrivere poesie – si legge nella nota della poetessa posta in apertura di volume- è un modo di restare in bilico. Tra l’ombra e la luce, tra ciò che accade e ciò che resta sospeso. Non so se questi versi raccontino una storia, o semplicemente il passaggio di un pensiero dentro il tempo — ma so che nascono dal bisogno di capire cosa tiene insieme le cose, anche quando sembrano sgretolarsi». È conferma di vera umanità, dunque, questa poesia che l’autrice scrive tra nitore cristallino e malinconica verità, nella quotidiana accettazione delle piccole grandi cose quotidiane, in quegli orpelli lavorativi e conoscitivi che infarciscono i frammenti del reale (Full time, legge Fornero, Job position, Curriculum vitae, Agevolazione Irpef, Linkedin) al desk di un computer che è lavoro, centro nevralgico delle esistenze dell’uomo di oggi e finestra sul mondo, limite e margine del reale e del sogno, dietro il cui schermo s’ammantano solitudini digitali e vite in forse, nell’infinita aspirazione all’esistere, tra paesaggi urbani e interiori: «Respiro la rinuncia e l’ebbrezza/ del cercare l’inestinguibile esigenza di restare a galla// Cerco/ parole che condensano l’anima/ e alitano spirito leggero/ con la consolazione di una stanza imperfetta,/e la speranza di trovare il disordine di un sorriso». È una manutenzione, questo gioco della vita che è un continuo mettere a posto, un continuo prendersi cura, cercare l’incastro perfetto, tra il disordine dei giorni e del cuore, per sorridere, per non disperdere il sogno, per vivere e amare, nonostante il tempo che irrimediabilmente fugge: «Ci scavalca./ Il tempo scavalca gli uomini.// E l’universo ci sta tutto in una lacrima». Un tempo che è una nuvola cangiante, una sera che è già pace, un fazzoletto di stoffa tra le mani di un anziano, piegato e stirato ancora con quell’eleganza anacronistica di consumata dignità in disuso («piangono, tra le pieghe, le cose indispensabili»), una lavanderia nel profumo di Marsiglia, e poi d’improvviso l’ovvio, «dove capire non serve,/ ma assaporare è dovuto». Claudia D’Angelo scrive una raccolta di piccoli stupori, di calde lacrime e affetti veri, tenaci, una raccolta piena di amore pieno, da consigliare in particolare a chi cerca la bellezza nelle pieghe nascoste di quotidiane verità: senza infingimenti, nell’accettazione del mistero della vita, tra un lampo di intelligenza e irrimediabili consapevolezze, con uno sguardo disincantato e profondo che tuttavia è aderenza piena alla vita e al mondo, nella sua forma più sincera, poesia. Perché, anche nel disincanto, ci ricorda l’autrice, «c’è ancora spazio per la meraviglia».

Laura D’Angelo

 

Claudia D’Angelo – La manutenzione silenziosa della vita – Libeccio Edizioni 2026

 

Curriculum Vitae

Il CV è un destino rilegato,
una biografia che finge d’essere vita,
un ritratto lucido e quieto
dove il respiro si misura in righe.

Il CV è un teatro in miniatura,
dove reciti la parte di te stesso
con versi che non ti appartengono del tutto.

Tra le righe disponi le tue stagioni,
ne aggiusti il tempo e il respiro,
mentre ti chiedi in silenzio
chi sia davvero l’attore

Tra date e competenze
ordini il disordine del vivere,
mentre un pensiero lieve s’insinua:
chi stai narrando, davvero?
Chi rimane nel silenzio tra le righe?

Alla fine, resta il foglio,
specchio lucente e impassibile,
che riflette non chi sei,
ma chi il mondo desidera vedere.

*

Agevolazione Irpef

Scrivo a cuore contratto,
accarezzo le ombre della notte
È tutto così semplice,
così comodo:
un camino, una tavola apparecchiata
un mutuo ventennale.

Al ritmo del chiaroscuro,
dalla finestra
osservo
la danza delle nuvole.

I raggi del sole dissipano il buio
e nel silenzio del frastuono
sorgono come in sogno
meteore di favola
che si fanno poesia,
di un mondo dove si respira
come sul tetto della terra.

Se trovi un mondo perfetto
nascondilo,
e accontentati di quel che rimane
di un po’ di latte versato
Respiro la rinuncia e l’ebbrezza
del cercare l’inestinguibile esigenza di restare a galla

Cerco
parole che condensano l’anima
e alitano spirito leggero
con la consolazione di una stanza imperfetta,
e la speranza di trovare il disordine di un sorriso.

*

Mare d’Ottobre

Leggero odore pastello nell’aria,
scarlatto respira l’autunno,
che piano si posa sull’acqua.

Rare barche si cullano lente
nel sonno antico dei porti.
Uomini quieti sognano il mare,
col sale che scorre nelle vene.

Le lacrime, un ricordo,
si sciolgono in rivoli obliqui
tra i passi distratti della riva.

Vele bianche si tendono al vento,
come pensieri che fuggono via
nell’alba vermiglia del giorno.

Il disincanto mi è entrato sottopelle,
come la nebbia che sale
in un mattino d’autunno qualunque.

Navigo a vista,
tra onde docili e scogli appuntiti,
tracciando confusi orizzonti
sul ciglio sottile del pensiero.

Lì abbandono le zavorre,
pesanti di ipocrisia

Inspiro il profumo del mare:

un graffio d’autunno
che accarezza i sensi.

*

Solo i vecchi lo sanno

Il sole spento
dalle cataratte
riscalda le loro mani macchiate.
Un timido sorriso tra le rughe
e un broncio che ha 90 anni.

Gli orologi con la carica
nel cassetto del comò
non ticchettano più.
Stanchi
come chi li ha riposti con ordine.
I passi sono lenti,
discreti come ombre
ma nella mente i ricordi
vivi come luci.

Nella tasca
dei pantaloni di fustagno
l’eleganza e l’anacronismo
di un fazzoletto di stoffa
stirato e piegato con cura

Solo loro sanno
come muta, un gesto
Piangono,
tra le pieghe

Le cose indispensabili
solo i vecchi, lo sanno.

 

*

 

 

 

 

Claudia D’Angelo, ingegnere elettronico, vive coltivando gentilezza e bellezza come forme quotidiane di resistenza. Ha pubblicato in poesia Il superfluo necessario (2020), e ha ricevuto premi in diversi concorsi letterari. Sommelier per passione, ama viaggiare, nei luoghi, nei pensieri, nei sentimenti, alla scoperta di ciò che rende la vita una continua occasione di stupore. Con La manutenzione silenziosa della vita prosegue il suo dialogo poetico con il mondo, cercando nelle parole un gesto di cura: il modo più autentico per restare in equilibrio tra disincanto e meraviglia.

 


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