Addio a Matteo Fantuzzi

Ci uniamo al dolore per la scomparsa di Matteo Fantuzzi, avvenuta il 9 giugno 2026. Nato a Castel San Pietro Terme il 23 giugno 1979, Fantuzzi è stato una delle voci più significative della poesia civile contemporanea. Aveva esordito nel 2008 con la raccolta Kobarid e, nel 2017, aveva pubblicato per Feltrinelli La stazione di Bologna, intensa opera dedicata alla memoria dell’attentato terroristico del 2 agosto 1980.

Ai suoi familiari e a quanti gli hanno voluto bene rivolgiamo le nostre più sentite condoglianze.

La redazione

Lettera a Enrico

Caro Enrico, spero tu stia bene.
Qua le cose vanno fino a un certo punto
e poi si fermano. Tu non crederesti a quello
che è accaduto in questi giorni
e non ti parlo solo del partito, le cose
non si sono ricucite ovunque, qua si cambia
per non cambiare niente e nelle stanze buie
se ne stanno ancora tutti quanti.
Io non so che dirti Enrico
non sappiamo nulla delle stragi dopo così tanti anni
che si perdono nella memoria luoghi, eventi,
fatti: e tutto vale quanto il suo contrario
ci accontentiamo di mangiare giorno dopo giorno
le bucce che ci scendono dal tavolo per terra
e che si sporcano di polvere. Enrico adesso
non si crede e basta, si pensa solo a respirare
a pelo d’acqua salendo sopra gli altri morti,
s’infierisce sopra i corpi senza compassione, senza pianto.
Enrico spero che a te almeno tutto vada meglio,
spero tu non soffra, spero tu non sappia perché credo
non vivresti come non facciamo noi nel quotidiano.
Ti saluto come con un padre e un fratello
assieme, con l’affetto di chi non si conosce
eppure ti cammina accanto. Salutami Pier Paolo.

La stazione di Bologna, Feltrinelli, 2017.


Una risposta a "Addio a Matteo Fantuzzi"

  1. Dei quattro poeti -Cagnone, Linguaglossa, Perilli, Fantuzzi-morti negli ultimi mesi conoscevo personalmente solo il secondo.

    Da cultore della materia e frequentatore dell’irrazionale la mia impressione non suffragata dalla minima prova scientifica, è che una specie di malignità voglia spazzar via la poesia da questo mondo.

    Qualcuno dirà che una simile tesi non sta in piedi nemmeno in un testo fantascientifico.  E infatti che relazione ci potrebbe essere tra questi tempi, sebbene caratterizzati da oscuramento ed eclissi della ragione, con la scomparsa dei poeti amici.

    Bisognerebbe spostarsi nel medioevo per pensare ad una qualche causa efficiente o siamo proprio lì? Il sospetto che si aspiri a processare streghe ed eretici fa comunque rabbrividire.

    Per dirla in breve non c’è motivo per sostenere che il vento ostile che spazza via a mitragliate giornaliere il diritto internazionale c’entri qualcosa con i versi dei poeti.

    Fa comodo però che il mondo della poesia, inutile per definizione, faccia largo a quello del profitto, dell’utile, del razionale, dei bitcoin.

    Rimane il fatto che questi poeti se ne sono andati lasciando un vuoto mentre avanza a grandi falcate la tempesta della violenza, dell’odio razziale, dello spirito di divisione e della falsità eretta a verità.

    Si tratta però di un vuoto del tutto particolare, una specie di resistenza che scalda gli animi di chi resta e a cui viene ceduto lo scomodo testimone.   

    Come succede tutte le volte che l’universalità di qualcuno travalichi i confini imposti dal tempo rimane il beneficio della traccia del loro passaggio.

    Questo è certo.

    Dei tempi oscuri invece vedremo presto o tardi l’evolvere verso climi più salubri senza poter mai dimenticare l’orrore delle idee che lo alimentano (o almeno si spera).

    Onore ai poeti.

    Franco

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