Giuseppina Di Leo_ Poesie di viaggio


Il treno percorre la campagna spingendo il suo muso a nord.

Accanto un signore in grigio oltre la sessantina
legge un quotidiano come si esamina un esito diagnostico;
un po’ più avanti, un gruppo di ragazze
ridono divertite dal loro stesso linguaggio;
una di loro, afferrando il bracciolo del sedile
con gesto equivoco dice:
«mi faccio i capelli a Bologna,
mi faccio i capelli con la braciola»,
mentre ridente continua ad accarezzare
il lucido oggetto con estrema lentezza.

*
Savignano – Gambettola, luoghi intermedi per Forlì.

Qualche chilometro ancora
prima di raggiungere la stazione di Santarcangelo
da qui si vede il paesino in lontananza
alto come un fiore alto. In un treno zeppo
ragazzi e ragazze sono carichi di scuola
et autres histoires
e poi vederli dal finestrino in corsa
flusso limpido nel sole.
Poi ci è toccato scendere e fare un nuovo biglietto;
la donna nera ci ha indicato come inserire la banconota
nel diabolico meccanismo, e poi un altro caffè
al bar lungo il viale. Ma ora,
dopo il punto informazioni,
siamo in attesa del bus.
Un via rebus da unocinquesei.

*
Alla fermata

un signore mi chiedeva informazioni
sul bus da prendere per piazza Saffi.
Pur essendo del luogo, era incerto sul numero
che un autista gli aveva suggerito.
Gli pareva impossibile, diceva,
dover attendere tanto
e inveiva contro l’informatore.
Gli ho detto che tutti possiamo sbagliare.
In ogni caso
la notizia si è rivelata infine esatta ed entrambi
abbiamo preso lo stesso numero per la rinomata piazza.
Due signore parlottavano, una poi è scesa
fermandosi per la via con un giovane in bicicletta
che le aveva toccato la spalla, mentre l’altra è ancora qui.
I rapporti esistono sulla base del vivere comune.
Un ragazzo nero
mostrando il suo cappello ha proferito parole da me non comprese
probabilmente voleva del denaro. Tra me e lui
non c’era differenza, eravamo entrambi stranieri qui
ma il fatto di essere italiana mi fa dire di non averlo compreso.
D’altra parte, il signore, quello alla fermata,
preliminarmente mi aveva chiesto di quale nazionalità fossi,
annuendo nell’accertarsi che sono italiana.

*
Non c’è il lago, né la vip con il suo soprabito rosa shocking
seduta al bar della piazza in compagnia del giovine cicisbeo.
Siamo di ritorno, a ritroso.
Da che binario? – chiede una ragazza all’agente;
il treno precedente se l’era visto partire davanti
mentre continuava a starsene seduta.
Dovrà attendere ancora un’ora buona per il prossimo.

*
Un siciliano raccontava di essersi trasferito a Como
da diversi decenni, tornare ogni anno nel suo paese d’origine
lo fa sentire a proprio agio. Como non è più la stessa città
che ha conosciuto, ci vive a fatica ora che tutto è cambiato
persino la gente non riconosce quasi.
Un luogo è come il disegno di un bambino
lasciato cadere per sbaglio per strada
volgarmente spazzato come un rifiuto.
La stazione di Como fa da finestra
ad un’intera muraglia di palazzi: impressionante
vedere fabbricati come questi, sospesi nel vuoto.
by Giuseppina Di Leo
by Giuseppina Di Leo


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