Il treno percorre la campagna spingendo il suo muso a nord.
Accanto un signore in grigio oltre la sessantina legge un quotidiano come si esamina un esito diagnostico; un po’ più avanti, un gruppo di ragazze ridono divertite dal loro stesso linguaggio; una di loro, afferrando il bracciolo del sedile con gesto equivoco dice: «mi faccio i capelli a Bologna, mi faccio i capelli con la braciola», mentre ridente continua ad accarezzare il lucido oggetto con estrema lentezza.
* Savignano – Gambettola, luoghi intermedi per Forlì.
Qualche chilometro ancora prima di raggiungere la stazione di Santarcangelo da qui si vede il paesino in lontananza alto come un fiore alto. In un treno zeppo ragazzi e ragazze sono carichi di scuola et autres histoires e poi vederli dal finestrino in corsa flusso limpido nel sole. Poi ci è toccato scendere e fare un nuovo biglietto; la donna nera ci ha indicato come inserire la banconota nel diabolico meccanismo, e poi un altro caffè al bar lungo il viale. Ma ora, dopo il punto informazioni, siamo in attesa del bus. Un via rebus da unocinquesei.
* Alla fermata
un signore mi chiedeva informazioni sul bus da prendere per piazza Saffi. Pur essendo del luogo, era incerto sul numero che un autista gli aveva suggerito. Gli pareva impossibile, diceva, dover attendere tanto e inveiva contro l’informatore. Gli ho detto che tutti possiamo sbagliare. In ogni caso la notizia si è rivelata infine esatta ed entrambi abbiamo preso lo stesso numero per la rinomata piazza. Due signore parlottavano, una poi è scesa fermandosi per la via con un giovane in bicicletta che le aveva toccato la spalla, mentre l’altra è ancora qui. I rapporti esistono sulla base del vivere comune. Un ragazzo nero mostrando il suo cappello ha proferito parole da me non comprese probabilmente voleva del denaro. Tra me e lui non c’era differenza, eravamo entrambi stranieri qui ma il fatto di essere italiana mi fa dire di non averlo compreso. D’altra parte, il signore, quello alla fermata, preliminarmente mi aveva chiesto di quale nazionalità fossi, annuendo nell’accertarsi che sono italiana.
* Non c’è il lago, né la vip con il suo soprabito rosa shocking seduta al bar della piazza in compagnia del giovine cicisbeo. Siamo di ritorno, a ritroso. Da che binario? – chiede una ragazza all’agente; il treno precedente se l’era visto partire davanti mentre continuava a starsene seduta. Dovrà attendere ancora un’ora buona per il prossimo.
* Un siciliano raccontava di essersi trasferito a Como da diversi decenni, tornare ogni anno nel suo paese d’origine lo fa sentire a proprio agio. Como non è più la stessa città che ha conosciuto, ci vive a fatica ora che tutto è cambiato persino la gente non riconosce quasi. Un luogo è come il disegno di un bambino lasciato cadere per sbaglio per strada volgarmente spazzato come un rifiuto. La stazione di Como fa da finestra ad un’intera muraglia di palazzi: impressionante vedere fabbricati come questi, sospesi nel vuoto.