
Nel giugno di settant’anni fa si spegneva nel Middlesex il poeta, saggista e romanziere inglese Walter John de la Mare (nato nel 1873). Famoso per le sue atmosfere sospese, gotiche e profondamente psicologiche, de la Mare ha vissuto un legame ironico e quasi profetico con il concetto della memoria funebre.
“An Epitaph” (Epitaffio) è uno dei suoi componimenti brevi più celebri e intensi, pubblicato per la prima volta nel 1912 all’interno della raccolta The Listeners and Other Poems.
An Epitaph
Here lies a most beautiful lady,
light of step and heart was she;
i think she was the most beautiful lady
that ever was in the West Country.
But beauty vanishes, beauty passes;
however rare — rare it be;
and when i crumble, who will remember
this lady of the West Country?
Epitaffio
Qui giace una bellissima signora,
leggera nel passo e nel cuore;
credo fosse la più bella signora
che mai sia vissuta nel West Country.
Ma la bellezza svanisce, la bellezza passa,
per quanto rara, pur rara che sia;
e quando anch’io mi sarò sgretolato,
chi serberà memoria di questa signora del West Country?
(Traduzione di L.Z.)
È un testo incredibilmente attuale che, nella prima quartina, celebra una donna splendida, simbolo di grazia e spensieratezza (“leggera nel passo e nel cuore / light of step and heart “). Questa signora non corrisponde a una persona reale storicamente identificata, ma rappresenta una figura ideale, archetipica e universale della letteratura, creata come simbolo della transitorietà.
Pur essendo l’incarnazione della massima bellezza fisica e della grazia terrena, il fatto che non abbia un nome proprio serve a enfatizzare che il destino dell’oblio accomuna chiunque, indipendentemente da quanto sia stato straordinario in vita.
Infatti, nella seconda parte, l’illusione dell’eternità viene spezzata bruscamente: la bellezza fisica è destinata a svanire. Il nucleo profondo risiede negli ultimi due versi: il poeta non piange solo la morte della donna, ma si chiede disperato cosa accadrà quando anche lui sarà polvere (“when I crumble”). Chi manterrà vivo il ricordo?
La vera scomparsa di qualcuno non avviene quando si esala l’ultimo respiro, ma quando muore l’ultima persona che ne conserva la memoria.
Invece, il suo vero epitaffio si è rivelato un ribaltamento perfetto di questa stessa angoscia…
(fine della prima parte – continua)
Immagine: Walter de la Mare by Rothenstein – Public domain, via Wikimedia Commons [[File:Rothenstein – Walter de la Mare.png|Walter de la Mare by Rothenstein]]
“perché questo testo incredibilmente attuale”? – non credo affatto. è
semère stato così in ogni epoca. as
"Mi piace"Piace a 1 persona
Ho detto che è particolarmente attale oggi perché nell’era contemporanea dei social network, dei filtri digitali e dell’ossessione per l’immagine, questa poesia risuona come un monito brutale.
Viviamo in una società focalizzata sull’apparire e sulla capitalizzazione della bellezza estetica effimera, magari creata artificialmente, rincorriamo affannosamente i “like” e le visualizzazioni.
In un mondo che consuma tutto rapidamente in superficie, quale eredità e quale memoria profonda stiamo davvero lasciando?
"Mi piace""Mi piace"
La persona reale che ha ispirato la poesia si perde ma non la sua idealizzazione che respira nei versi della poesia. Quest’ultima infatti è l’unica a sopravvivere alla devastazione del tempo.
In parallelo però si svolge la vicenda del poeta, creatore di un personaggio che vive di luce propria. La stessa di tanti personaggi della letteratura, Amleto, Paolo e Francesca etc.
Il poeta sembra dolersi del fatto che sia impossibile lasciare il suo potere creativo in eredità. E in effetti egli è un re senza discendenti. La bellezza che ha creato e gli sopravvive nella poesia è un unicum eternamente legato al suo nome.
Ma neanche lui c’è.
Non è poco se si considera che intorno a questo nucleo profondo di creatore\creato si gioca la vicenda artistica di ognuno che intraprenda questa via.
Così mi pare. Ciao Franco
"Mi piace"Piace a 1 persona
Caro Franco, la tua riflessione sul poeta che non può lasciare eredi, mentre la sua opera gli sopravvive, centra l’essenza di ogni percorso artistico.
Ti ringrazio per queste parole così belle e profonde. Un caro saluto!
"Mi piace""Mi piace"
Antonio Sagredo ha ragione: nulla di nuovo sotto il sole…
ma il problema è che – a parte G.B. Vico – nessuno se ne rende conto (ergo, giustamente, benvenga il repetita juvant…)
eppoi, nello specifico due riflessioni: (1) il “when I crumble” non mi pare riferirsi al poeta (o al Poeta) ma al più umile (normale?) essere umano e alla “caducità” cerebrale della nostra memoria individuale e soggettiva. pertanto, l’atto poetico (ma non solo la poesia: qualsiasi narrazione/storia *condivisa*, come questi versi di de la Mare), ovvero la comunicazione, sopravvive *almeno* in p’arte nella comunione del ricordo e della memoria); (2) trovo indisponente che ciò che de la Mare qui si rammarica che “passi” (o trapassi) sia *la bellezza*. peccato… la bellezza non m’evoca alcun afflato lirico-erotico: roba da esteti o narcisisti. quindi? un autogol!! oppure è solo invidia (vistochesono un nanobruttoepeloso).
: )))
per dire, a me ciò che più mette tristezza è che *trapassi* il calore del sorriso di un essere umano (eh, non mi direte che il ghigno sardonico, che a volte si riscontra nei cadaveri, sia equivalente) oppure l’intelligenza sociale di un Caffè o l’orecchio assoluto di un Mozart… vabbè…
"Mi piace"Piace a 1 persona