Beethoven e l’Amata Immortale_ Recital di Augusto Benemeglio

Beethoven è uno dei più grandi geni dell’umanità che ancora ci commuove e ci dà il senso del sublime con la sua musica prodigiosa, ma in realtà questa, per noi tutti e per la Polisportiva – settore cultura – è una sorta di anticipazione delle celebrazioni che tra 6 mesi ci saranno in tutte le parti del mondo per il bicentenario della sua morte:26 marzo 2027. Nel nostro piccolissimo abbiamo voluto, come dire, fare da preludio.

Perché l’Amata Immortale?. Chi era? Ci hanno fatto almeno tre film su questa immaginifica creatura. Si sono fatte tante congetture, tante ipotesi, ma nessuna certezza. Non sappiamo chi fosse realmente. Il giovane Beethoven dei primi concerti di Vienna s’innamorava sistematicamente di tutte le allieve che venivano a prendere lezioni di pianoforte, però erano di un’altra classe sociale, tutte appartenenti all’aristocrazia tedesca o dell’impero austriaco. Se ne contano diverse con cui ebbe incontri e di qualcuna di esse si accennerà come, ad esempio, a chi dedicò la sonata “Al chiaro di Luna” e “Per Elisa”.

Tutto il racconto è imperniato su due signore, nella finzione dirette discendenti di due giovanissime  e famose cantanti viennesi dell’800, il contralto Caroline Unger e il soprano Henriette Sontag, che il 7 maggio 1824 presero parte alla prima mitica esecuzione della Nona Sinfonia nel teatro di Vienna. Insieme al segretario, amico, famulo e tuttofare di Beethoven, Felix Schindler, e a un musicologo, ci raccontano la genesi dell’opera più famosa di Beethoven.

Si parlerà delle tribolazioni di Beethoven, della sua sordità, ma anche del suo pessimo carattere, della sua misantropia. Era veramente “selvaggio”, irascibile, scontroso, intrattabile, furioso contro tutto e tutti, o è solo un mito romantico? Johann Wolfgang Goethe, dopo averlo incontrato a Teplice nel 1812, scrisse di lui: “Il suo talento mi ha sbalordito; purtroppo, però, è una personalità del tutto incontrollata, che non ha certamente torto nel trovare il mondo detestabile, ma che in questo modo non lo rende più piacevole, né per sé, né per gli altri”.

Si ascolterà anche la sua divina musica, ovviamente. Senza dimenticare che per Beethoven l’artista è un moderno Prometeo, e lui lo è stato in fondo. Il compositore, – come il Titano che venne punito crudelmente, in eterno, da Zeus per aver rubato il fuoco agli dei e averlo donato agli uomini, – attraverso la sofferenza e la solitudine (pensiamo alla sua totale sordità), strappa il fuoco divino dell’arte per farne dono a un’umanità che spesso non lo comprende, ma che grazie a quel fuoco può elevarsi.

Tutto ciò sempre con il nostro “Gruppo Interludi” di Casalpalocco. Faccio presente che ogni mia opera è frutto della coralità, della conoscenza  e del grande affiatamento,  ormai quasi ventennale, tra di noi. E’ormai un progetto di vita, non solo artistico, quello che ci sorregge. Ci incontriamo spesso e ci confrontiamo, discutiamo per l’elaborazione finale del copione. Ogni componente del Gruppo, a partire dall’ Ing. Carlo Ninni, il più anziano, che fa Felix Schindler, il dott. Pino Makovec (il musicologo), la biologa Laura Camicia (Caroline), l’artista Erminia De Michele (Henriette), le due narratrici, Prof.ssa Nicoletta Branchi e Prof.ssa Anna Carmen Cianci, e, da ultima, la dottoressa Loredana Cianci (L’Amata Immortale), apporta un tassello importante per rendere sempre migliore la composizione dell’opera. Aggiungiamo a loro il cantautore Paolo Migani, nella veste di sensibilissimo e preziosissimo fonico.

Augusto Benemeglio

Stampa del XIX sec, raffigurante la prima esecuzione della Nona e Schiller, autore della celebre ode.

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