Nina Maroccolo: PRIMA MI LAVO LE MANI – ai tempi del coronavirus

 

 

Nina Maroccolo

PRIMA MI LAVO LE MANI

ai tempi del coronavirus

 

 

 

#sto!

La mia amica Doris, alla quale avevo mandato un lungo messaggio, mi ha chiesto di rendere pubbliche queste righe.
Per due volte mi sono rifiutata: non avevo nessuna voglia, né la forza, di accollarmi i soliti, inutili fraintendimenti: o aprire il varco a tessiture di pensiero presumibilmente fondanti, giusto per stravolgere parole e convinzioni personali.
Mi è accaduto spesso. Ma…
…mi manca il fiato. Mi manca il tempo. Non ho più tempo da perdere.
Devo ordinare gli archivi della memoria, dedicarmi alla famiglia, studiare, pensare a come lasciare intatti i miei lavori. Portare a termine quelli in sospeso. Leggere, imparare il Nuovo, lasciar viva la curiosità, incrementare la fede, pregare, sognare. Scrivere. Esplorare.
Non dimenticarsi mai degli amori e degli amici.
Le solitudini degli altri.

#stoqui!

Mi lavo le mani in continuazione. Torno alle scartoffie con una mascherina che non mi fa inalare polvere. Ritorno in bagno, mi lavo le mani, ci passo un po’ di alcol. Questa casa, che mi ha accolta sedici anni fa, offre sorprese continue. Sono grata a chi mi ha preceduto: zie artiste, vissute nei primi decenni del Novecento, biologhe che lavoravano con i maggiori chirurghi dell’epoca, intellettuali in stretto contatto con Gramsci… Nella cantina ho ritrovato due microscopi da laboratorio. Dentro, e intatte, annotazioni sul cancro al seno.
Era il 1927.
Vorrei ringraziare queste donne per la loro stupefacente caparbietà:
Leonilde Perilli, Giulia ed Eugenia Schucht, Tatiana Schucht, la clinica del Prof. Raffaele Bastianelli in Viale Regina Margherita (Roma), in cui lavorava Leonilde.
Aggiungo Lelia Parodi (Lia Corelli) e Nicoletta Parodi, sorelle, attrici cinematografiche negli Anni Quaranta.

Nelle due pagine a seguire riporto alcune documentazioni sulla ricerca di Leonilde Perilli e il Prof. Bastianelli.

Osserviamo nei vetrini l’individuazione di cellule tumorali in tre sezioni diverse della mammella. Le biopsie erano chiamate frammenti.
Caso 3916.

 

 

 

#iostolà!

Ora che ho toccato la memoria, i vetrini e tutto il resto, mi disinfetto dalla testa ai piedi. Come tutti mi sono auto-inurbata. Il medico da tempo mi disse chiaramente che facevo parte dei soggetti a rischio. Contando, è oltre un mese che sono a casa. Ogni mattina respiro l’aria verde, mi pervade quando apro la finestra della camera. Il nespolo vorrebbe entrare nella stanza… Quanto è amabile e dolce il mio caro amico. Non insiste. Attende.

#dovestai?

Ho avuto due influenze. La seconda, è stata particolarmente dura.
Mi sto curando. Prendo antibiotici e cortisone. Mi faccio bagni caldi. Respiro fumi con l’olio di eucalipto. Non tocco gli occhi. Mi lavo le mani.
Siccome non sopporto il mio volto stravolto, pallido, con occhiaie che risalgono al paleozoico, ho deciso di truccarmi leggermente.
Mi rilavo le mani. Mi lavo il volto. Crema, cipria, rossetto brillante. Eau de toilette ai fiori. I capelli sono meno trasognati, meno ubbidienti: uno chignon li tiene uniti.
Ecco, ora mi sopporto.

#iostoacasaetu?

Purtroppo mi manca il fiato. Il tempo. Sono troppe le cose da fare.
Finalmente, e dopo anni, sto concludendo il libro La Rivoluzione degli Eucalipti.
Tratta vari argomenti: il primo è l’Apocalisse. Il secondo, la Natura.
Penso se esista un modo per essere perdonati dalla Grande Madre, dagli animali, dai bambini… Ci vorrà un altro Tempo. E, forse, sarà la Natura a salvarci.
Me lo hanno detto gli Eucalipti. Il loro insegnamento.
Le loro azioni, da fermi.
Comunque portare a termine il nostro lavoro. Perché l’idea sa di buono, profuma  di verde e di banchi di scuola; quelli di legno con il porta-pennino. I bambini nel loro camice blu – un colore per tutti – ; lo svolgimento dei compiti alla lavagna impregnata di paura, il gesso raschiante, il santissimo bidello che suonava la campanella sull’ultima parola dell’insegnante.
Come faceva ad azzeccarci sempre, è un mistero.

#iosto!#dovestalatuacasa?

Ora, devo tener conto dei balzi temporali, perché ogni volta è faticoso tornare nel presente lasciando indietro realtà edeniche.
Quando le foreste, ad esempio, coprivano tutta la Terra.
Prima di Adamo. Prima del prima. Prima dei dinosauri.
Un prima che ha quasi 386milioni di anni.
Per questo mi manca il tempo. Vado e vengo.
E ho già vissuto apocalissi.
E non avrei mai voluto viverne un’altra.

#lamiacasastaaroma

In quel vado e vengo incontro meravigliose stelle. Ciascuna stella riflette la nostra disperazione, così lacrimano stelle più piccole, nascenti dentro una costellazione altrettanto disperata ma coronata di speranza.
Nella disperazione le stelle ci sostengono.  Ci richiamano all’altezza del cuore.
Ci rammentano che il cielo, con le sue gemme, esiste ancora. Ed esiste per tutti.
Sani e malati. Giovani e vecchi.

#lamiacasastaafirenze #iononescodafirenze

C’è un fatto che non capisco. Riguarda la comunicazione.
Per un’espressione senza senso può nascere ogni tipo di reazione.
Per un’espressione sostanziale, di certezza inequivocabile, spesso non si è creduti.
Si finisce in carcere. Si scontano tre mesi per aver rintracciato la presenza di un virus aggressivo. Si muore.
Li Wenliang era un giovane oftalmologo che lavorava all’ospedale di Wuhan.
Nel novembre/dicembre 2019 scoprì il coronavirus.
Il medico comunicò ai colleghi di agire tempestivamente, consigliando misure di protezione per evitare il contagio. Non fu ascoltato dagli organi competenti.
Non fu ascoltato dalle autorità.
Fu screditato, minacciato e arrestato con l’accusa di diffamazione.
Infine, morì per il contagio.
La cittadinanza avrebbe contratto il coronavirus dopo qualche settimana.

#tunonesciebasta!

Credo che la superbia, l’arroganza nostra – umani disumanati – abbia distrutto nel tempo ogni principio legato alla vita e all’amore. Eludo questioni religiose, dilemmi teologici: penso solo che l’invisibilità – stavolta – escluda la propria natura esplorativa (non mi riferisco al lavoro di Wenliang e dei medici in campo).
Spente sono le curiosità che s’inanellano all’ignoto.
Ci ha timorati a tal punto, l’ignoto, che malamente lo sosteniamo con il suo carico di eccessiva trasparenza. Semplicemente, e dolorosamente, si manifesta negli esseri umani come entità imperscrutabile.
Il nemico ci ha resi poveri di una povertà magnanima, indistinta.
Una povertà morale pregressa.
Io resto a casa, tra le trame arboree delle pareti, con il nespolo che vuole entrare dalla finestra, la clorofilla che nutre più dell’acqua. Su questo paesaggio vorrei tentare di ricostruirmi, ritornare a me – nuova. Osare. Mentre le trincee individuali collassano. Ma prima mi lavo le mani. Devo farmi la puntura. L’ago è pulitissimo. Oltre la penicillina, la puntura inietta sostanze chiamate rivelazione e rinascita.
Fa male il principio attivo nell’intramuscolo, fa male la scoperta delle nostre preesistenti risorse. Dormono profondamente. Perfino quando siamo svegli, loro dormono.
Solo forti eventi fanno sì che il risveglio delle soggettive e più comuni risorse, sia prorompente. Come si risvegliassero da un lungo stato di torpore.
Rinascita ci coglie in un timorato perché? Perché attendere drammi collettivi e storici, guerre e distruzioni, per ritrovare i pezzi delle nostre parti migliori?
Guardiamoci indietro per non ripetere gli stessi errori.
Bè, ci abbiamo già provato senza buoni esiti.
Ci sentiamo tramortiti, increduli.
Forse, qualche volta, ci piacerebbe tornare ai nostri denti di latte.
Al ventre delle nostre madri. Le perdute madri.
La mia animamadre.

#iostoinognicasa #richiamoperstaretuttiinsieme

Rivelazione è il nespolo curioso alla mia finestra: invita tutti a mangiare i suoi frutti, anche se un po’ rinsecchiti in questa stagione.
Rivelazione c’insegnerà a considerare la smagliatura del frutto, un dono speciale: un’occasione per riscoprire battente il cuore, in povertà – rinnovato.
Sembra difficile il proseguo: imparare a incastrare le rarefazioni terrestri con le rarefazioni umane.

#tuttinonstanno!#ognunostaacasasua!

Ecco arrivare i costruttori e i cantori bardi. Sosterranno, nelle cattedrali di ametista, la resistenza delle cuspidi e degli archi a ogiva. Riempiranno le intercapedini, quegli spazi vuoti fedeli al brulicare inconsolabile della vita.
Faranno, della trave maestra, un perfetto ordine di costruzione.
I bardi racconteranno di una nuova Passione, perché Cristo non torni ai chiodi, al costato fracassato e ai roveti sulla fronte immacolata.
Ci chiederà, Cristo, se creeremo un mondo nuovo.

#iorestoincasa #turestaincielo

#ilcieloinunastanza

Siamo cresciuti con l’Io e l’Altro. Io è l’Altro.
Ci abbiamo creduto.
Nessuno avrebbe mai pensato che le nostre mani non potessero raggiungere altre mani. Per amore trattenere il respiro, sfioramenti di labbra. Moltitudini di baci.
Pensavo esistesse un equatore per ogni creatura vivente.
“Ci servono risposte!”, è un’esclamazione universale spesso ignorata.
Non so. Io resto a casa. Torno alla puntura.
Ma prima vorrei chiudere questo scritto. Immagino che dovrei infondere speranza, consolazione, ecumenismo. Il valore dell’insieme.
Questo si chiede a un poeta, ai tempi del coronavirus.
Avrei un’altra chiusura.
Siamo noi il virus e il suo antidoto?

#turestivirus #turestiantidoto

#teniamoledistanze!

Un grande abbraccio a voi tutti.

 

Nina Maroccolo

Roma, marzo 2020

 

 

Prima mi lavo le mani © Nina Maroccolo 2020

riproduzione vietata

photo © Nina Maroccolo 2020


14 risposte a "Nina Maroccolo: PRIMA MI LAVO LE MANI – ai tempi del coronavirus"

  1. Ecco, brava Nina – non è giusto neanche infondere il conforto di troppe caramelle al miele. Ed è proprio vero che l’Uomo, specie negli ultimi anni – certo da quest’inizio ingarbugliato e maldestro di Nuovo Millennio – credeva di potersi permettere tutto. La tecnologia, lui pensava, s’illudeva che lo avrebbe salvato… E invece… è bastato un invisibile, arcigno e misterioso virus… per mandare al tappeto il famigerato Homo Sapiens Sapiens, con tutto il suo vanaglorioso skyline metropolitano, e dissennato, becero way of life. Curiosamente le stesse conclusioni – pari pari – me le hanno fatte un letterato d’esperienza (l’amico Marco Palladini, temprato e invecchiato d’integra avanguardia); un giovane medico nel purgatorio del suo Ospedale, che in pratica mi ha esternato una battuta da teatro brechtiano d’altri tempi (James Casella: “Certo alla Natura sobbiamo averla fatta proprio grossa, perché ora ci si ribelli così!”); e un libero pensatore come Salvatore Grimaldi, con cui ieri sera discettavamo, sorridendone, su cosa bere e mangiare… L’unica magra consolazione è che Roma da decenni non ha mai avuto l’aria così salubre! Ahinoi. Brava Nina – anche sul tema dell’informazione, sulla (im)pazienza della Storia…
    Poi troppe cose non capisco, o meglio capisco benissimo. Mi chiedo se sia lecito, in un momento come questo, con l’Italia, e mezza Europa ferme, continuare a dare notizie dell’attività (certo losca) delle Borse, europee, americane o asiatiche. E questo famoso spread, che dovrebbe misurare? Le speculazioni in atto? Il dissidio etico, la febbre, il malessere civile? Pestilenze, l’uomo ha sempre dovuto sopportare, e raccontare, le abbiamo lette e studiate a scuole con grande intendimento umanista… da Tucidide a Manzoni, da Boccaccio a Defoe (vere); poi da grandicelli coi romanzi fervidi e impegnati: dall’amato Camus metaforico, al visionario e reboante Garcìa Marquez de “L’amore ai tempi del colera”.
    Ora però siamo alle prese, nella terribilità, col vaniloquio contemporaneo, che è una specie di selfie perpetuo all’autocoscienza che non funziona. Una mia amica poetessa, stamattina, mi ha scritto in un sms la peggiore delle sentenze (oh, non mediche, per carità, speriamo ogni bene, e che la profilassi di Stato, pubblica e privata, vinca e ci grazi!): sentenze etiche, quelle inopppugnabili, inaccettabili… Ha scritto: “Sai cosa temo, a parte la malattia, la paura, il rischio e tutto? Temo che alla fine, dovessimo presto farcela – e lo speriamo – tutto tornerà come prima”. Un brutto film di genere, ma questa volta vero – un film vero, non neo-neorealista! E se potesse rivolgercele, che parole userebbe questo Coronavirus, principino del male, rampollo fetido e vampiresco? Oh, aprisse a caso il capolavoro di Baudelaire, ne avrebbe di Fiori del Male da porgerci!… “Come qualcuno con la tenerezza, / sulla tua vita e la tua giovinezza / voglio regnare con la paura!”. Che altri versi potrebbe dedicarci, infonderci uno “Spettro”?!
    Intanto i satelliti segnalano che si stanno dissipando le polveri sottili, la val padana torna
    ad essere degna d’una bella gita domenicale d’inizio primavera.
    Peccato che ora siamo finiti tutti agli arresti domiciliari. A lavarci molto, troppo e ripetutamente le mani (come gioca il rif narrativo di Nina Maroccolo – che ci porta a spasso nei decenni e poi torna alle News24). Ma tutto questo, ricordiamocelo, perché ben altri se ne son lavati le mani: di noi, del mondo, della natura, della salute, dell’igiene. E non ci riferiamo a quel vecchio, forse stoico fedifrago di Ponzio Pilato… Io non trovo colpe in questo virus – condannatelo, crocifiggetelo voi! Gioco il paradosso, lo so. Ma il dolore per tutti questi poveri morti è grande. E cresce insieme la Rabbia.
    Plinio Perilli

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  2. …nel ventre di una stanza, nella polvere di un vecchio tomo, in maschere diafane mentre abbraccio chi dorme da troppo tempo o semplicemente, come mia natura volle, imbracciando un suono endogeno, desidero aprire la finestra affinché possa cingermi la bellezza…che sia di nespolo la sua forma…possa essere antidoto alla nostra deriva moderna…

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  3. Cara Nina, ecco un dono prezioso in questi tempi di emergenza sanitaria e morale. Siamo nell’ Orano globale stretti nel guscio di casa vediamo in rete la stagione del day after di certezze progressive. Il tuo toccante antropo -racconto della vita in casa rivela begli squarci memoria familiare, ma tocca come sempre in te l’etica della rivolta in nome di una vera difficile antiretorica rinascita del Sapiens a .. Loto d’oro. Rivelazione per tempi migliori si parte dal concreto delle piccole cose, dall’auto salvazione con maschere e guanti, all’osservazione con occhi di geologa del sentimento carte della storia familiare e medica, aspetti della natura in giardino, tempo di cura per sé e le scartoffie… Un appello vero alla vita testimonianza per dire presto tutto è andato bene!

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  4. Sì, Egon! La Natura tornerà a noi, ma ci vorrà tempo perché le abbiamo inflitto una ferita perfetta.
    Il nespolo esiste, è straordinaria la capacità di chiamare a Sé le altre creature viventi. Questo suo pervasivo atteggiamento lo amo tantissimo. Certe mattine, assonnata, parecchio assonnata, spalanco la finestra e mi dimentico che il ramo sporgente è pure insidioso. La sua direzione è quella degli occhi.
    E’ il ramo che vuole entrare a tutti i costi.
    La via è aperta. Piena di amore e di ringraziamento.

    Un abbraccio,
    Ninette***

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  5. Caro Plinio,
    non aggiungo nulla al tuo commento che ha seguito idealmente lo scritto.
    Grandioso. E attesta che nei tempi del coronavirus, siamo più pazienti e dediti al dialogo.
    La grande potenzialità reattiva è un dono immenso.

    Nina***

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  6. Paolo!!! Bisogna salvarci, ma soprattutto mantenere intatta la spiritualità.
    Viva la fiamma verso ciò amiamo.
    Siamo testimoni di quel che accade nel mondo.
    E allora, è importante lavorare, andare avanti, guardare ciò che avviene nell’istante appena vissuto.
    Come se non ci fosse un futuro, o meglio: sentire che il futuro è il nostro presente. Giorno dopo giorno.
    Era da tanto che non pubblicavo uno scritto. Ne ho sentita l’urgenza.
    Come dire: Nina, c’è un mondo pieno di fiori. E non sono soltanto i tuoi.

    Un grande abbraccio,
    Nina***

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  7. In questo momento così scuro e angosciante Nina la luminosa compie il miracolo di donarci le sue straordinarie pagine-balsamo. La sua voce ricuce un passato di mani femminili amorevoli nella cura con un presente straziato, ma che ancora conserva l’anima madre della natura. Natura che è nostra sola salvezza, se sapremo proteggerla e rispettarla.
    Grazie di cuore a Nina, e grazie a Doris per averla
    convinta ad essere con noi qui con la sua luce.
    Annamaria Ferramosca

    Piace a 2 people

  8. Mi si apre il cuore, Ninette, per l’amore con cui parli della vostra casa. Una casa che raccoglie tante storie di donne e uomini studiosi, creativi… proprio come te e Plinio, che continuate ad abitarla. Una casa castello o sottomarino in cui trovi microscopi e annotazioni sul cancro al seno, siamo nel 1927 ricordi… e già mi sembra di essere in uno dei tuoi romanzi… con personaggi dai nomi evocativi: Leonilde, Giulia, Eugenia, Tatiana… già li immagino popolare questo tuo romanzo di cinema e medicina… E poi ci sei tu, sacerdotessa di questa casa tempio di fumi con l’olio di eucalipto e questo tuo libro che stai concludendo e che sarà bellissimo come ci dice il titolo: La Rivoluzione degli Eucalipti.
    E poi Li Wenliang, ed è proprio notizia di qualche ora fa che il Partito Comunista cinese si è scusato con i suoi familiari e ha disciplinato due poliziotti per quanto accaduto, oltre che assegnato un piccolo indennizzo alla famiglia e un contributo per il funerale. Così continua ad andare il mondo… un abbraccio e grazie.

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  9. Cara Annamaria,
    mani femminili intrecciano una memoria che impreziosisce le mani femminili di ogni tempo.
    Noi ci siamo sempre state, abbiamo reso sopportabili vicende storiche e familiari – sostenendole con coraggio.
    Noi siamo riconosciute, sempre, per il nostro “coraggio”. Diciamo che abbiamo dovuto scavare dentro, e alla fine ci hanno lasciato ben poco. Bisogna tornare indietro nel tempo per riscoprire l’era matrilineare… Il rispetto.
    Tornare al “ventre della madre” significa anche questo.
    Grazie per le tue parole, un abbraccio

    Nina***

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  10. Abele carissimo,
    questa è una casa magica. Come mi giro c’è profumo di storia, una grandezza memoriale che s’infonde ovunque.
    All’inizio è stato molto difficile abitarla. Venivo da Firenze, catapultata a Roma-metropoli – e mi sembrava tutto questo spazio, esagerato. Troppo per me.
    In casa c’è il peso e la responsabilità dell’immenso materiale lasciato in eredità a Plinio.
    Lo sai, Ivo Perilli: il cinema, i grandi registi che hanno fatto la storia del cinema italiano e internazionale.
    Poi, la madre, Lia Corelli, attrice volitiva. La ricordiamo in “Riso amaro”, le sue indimenticabili treccine bionde. E anche il sorriso, perché in “Riso Amaro” è forse l’unica mondina a infondere “leggerezza” e simpatia. Lei sa ascoltare, sa accogliere le altre compagne, sfinite, mantenendo viva la loro stessa vita.

    Una famiglia dedita all’arte e alla medicina, al seminare nuove tracce e prospettive del tutto nuove: l’abbiamo visto con Leonilde Perilli.
    La metropoli in casa. Ma con la fortuna di avere un giardino, il magico nespolo, le violette…
    In questa casa sono nati i miei lavori più importanti.
    La Rivoluzione degli Eucalipti sembra non finire mai… Manca sempre un tassello.
    L’editore spinge, e per me è un bene!

    Sapevo del Partito Comunista cinese.
    Non servono le scuse, troppo tardi.

    Un abbraccio forte,
    Ninette****

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  11. la mia casa di famiglia in quel di Pontecuti non ha una cantina. ma c’è un pollaio antico in muratura che ho dovuto puntellare il luglio scorso. non è abitato da galline: ci vivono scalpelli, sgorbie e compagnia bella, ovvero gli strumenti di lavoro di mio nonno falegname. quando, da ragazzino, mio padre andava a scuola, i maestri lo umiliavano affermando che avesse la testa piena di segatura. divenne, invece, prof di zoologia. studiava gli insetti sociali e in particolar modo (come poteva essere altrimenti?) le termiti. quando da ragazzino andavo a scuola, la suora non se n’è mai accorta, ma io già allora avevo i tarli nel cervello.
    tutto ciò per dire che, anche se suono spesso obliquo e strampalato, ti voglio bene come a poche altre essenze immateriali fatte di parole. e dunque, più forte dei marmi nonché più a lungo d’un precipitivelossimevolmente ti stringo e un po’ mi stringo nel tuo “grande abbraccio”.
    e poco dopo, appena m’allontano qualche passo, le dita prendono il controllo e saltano da un tasto all’altro sopra la tastiera. scrivendo quanto segue.

    titolo: monchi è?
    sottotitolo esplicativo: dammi una mano e il virus peserà metà

    bussano ancora ai vetri
    forti eventi
    e il nespolo si scuote
    di fronde bianche e alte fino al poi

    la cresta spuma e sprizza
    uccelli nel ricordo:
    un tempo si saliva a mani nude
    i rami
    e come allora
    ti ramo e ramerò per sempre

    rarefazioni d’ansia
    microbici areosol che danzano
    a mezz’aria
    rampante quel barone
    e bare sulle rampe di automezzi
    militari
    (una colonna)

    capelli trasognati
    contagiami di verde
    la dispnea:
    a rate le colline verso valle
    pago di questa vita
    il conto
    virus o antidoto
    io resto
    (a casa o altrove, non importa)
    e tu
    tu tienimi per mancia

    *

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  12. Che dire? Bellissimo sfogo, ti invidio perché sei capace ancora di scrivere. Io per ora non ci riesco. Mi piace quel nespolo che vorrebbe entrare in casa, e quella follia delle nostre mani che non possono toccare altre mani… la disumanizzazione… Ce la meritavamo? mah… io non credo molto alle colpe e alle punizioni. Al caso? O al caso e alla necessità, come sosteneva Monod?
    Grazie comunque per averci riempito un po’ di questo tempo infinito con la lettura di questi bellissimi spunti!
    Diana

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  13. Grazie Nina per il caro antico banco di legno col calamaio, per il grembiule azzurro delle elementari, per la tua incoercibile animamadre pasoliniana che tante volte mi è accaduto di evocare ammirando la esemplare vena di una narratrice che tanto delicatamente e potentemente ci commuove e ci rende complici della bellezza.Come non sentire la grande nostalgia di quelle mani che ora più non si toccano? Come non sentire forte il respiro di quel nespolo che fa tanto casa e ricorda il Verga dei “Malavoglia”?

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