Giancarlo Locarno, Ingoio una luna di ferro – Poesie dei lavoratori migranti cinesi

Lavoratori della Foxconn

Con questo post volevo continuare ad affrontare la tematica dei poeti lavoratori  migranti cinesi. Il lavoro precario e a basso prezzo non riguarda solo la Cina, ormai questo modello è stato esportato anche da noi, e la precarietà è diventata una cosa normale, anche a causa di sciagurate riforme del lavoro che continuano  a sgretolare i diritti di almeno due generazioni di lavoratori.

Dalla mia esperienza in azienda ho visto che la precarizzazione non ha contribuito ad originare nemmeno un solo nuovo posto di lavoro, semplicemente  ha consentito di operare col tempo una sostituzione dei lavoratori a tempo indeterminato con lavoratori precari, che costano meno sia come stipendio che come contributi e possono essere licenziati quando si vuole.

In Cina questo processo è più spinto, e in parecchi casi rasenta la schiavitù. Ma anche lì troviamo quello che non avremmo pensato di trovare, la poesia che parla proprio dove meno ce lo saremmo aspettati,  proprio là dove si soffre, e non si scrive per pubblicare un libro o vincere un premio.

Ho già dedicato due post a questo argomento, il primo con le poesia di Zheng Xiaoqiong il secondo con quelle di Xu Lihzi, entrambi poeti lavoratori, con questo post aggiungo altre voci.

“Iron Moon”, la luna di ferro, è un progetto che si propone di diffondere le opere dei poeti operai migranti cinesi, questi vengono chiamati nongmingong 农民工  che letteralmente significa “contadini operai”, oppure dagong 打工”lavoratori precari”.

Ormai da decenni in Cina una grande quantità di persone si spostano dalle zone rurali verso le città per diventare operai precari a bassissimo costo, tanti di loro vivono in una situazione di “illegalità”,  perché è ancora in voga il retaggio medievale dell’户口 hùkǒu, cioè della  “registrazione di residenza”. Questo sistema classifica l’intera famiglia come residente nelle zone rurali o nelle città, risiedere nelle due zone comporta diritti diversi, i residenti nelle città hanno accesso a una serie di servizi pubblici che i contadini non hanno, i residenti nelle zone rurali hanno invece la possibilità di possedere della terra.

Un contadino che arriva in città, se non ha la possibilità di cambiare l’hùkǒu, per fare un paragone, si troverebbe in uno stato di illegalità, un po’ come succede per  un extracomunitario che arriva in Italia, per questo è appropriato parlare di “lavoratori migranti”, d’altra parte chi ha una residenza rurale spesso non vuole cambiarla per non perdere la possibilità di avere della terra, ma si trova così abbandonato in una città che diventa ostile e senza nessun servizio.

Il progetto  è costituito prima di tutto da un film, composto dal montaggio  di una serie di micro documentari, girati  da Qin Xiaoyu et Wu Feiyue. Purtroppo non ho trovato il film completo, ma riporto i link del trailer e di tre micro documentari. Il secondo parla di Xu Lihzi, si sente la sua voce, e c’è una breve intervista con i genitori : “Non sapevamo nemmeno che scrivesse poesie..

Viene anche letta una delle poesie che riporto più avanti nella mia traduzione: “Guerrieri di terracotta alla catena di montaggio”. Con lo stesso titolo è stato edito un volume antologico pubblicato nel 2016 dalle edizioni White press di Buffalo-New york a cura di Qin Xiaoyou e Eleanor Goodman che le ha tradotte, il volume purtroppo non riporta la versione originale in cinese.

Da questo volume ho scelto ancora due poesie di Xu Lihzi , delle quali ho trovato  e tradotto il testo originale in cinese, una poesia di Chen Peng e una di Chi Moshu delle quali però ho solo il testo in inglese.

Volevo poi da ultimo richiamare l’attenzione su un altro episodio che coinvolge la poesia e i lavoratori cinesi, riguarda i fatti della Jasic Technology Co., Ltd nel Guandong, un’azienda che produce saldatori e prodotti per la saldatura.

Nel maggio del 2018 gli operai firmano una petizione per costituire un sindacato, viste le pessime condizioni di lavoro e le azioni illegali del management, che arrivano alla violenza fisica. La All-China Federation of Trade Unions (), che è l’unione dei sindacati cinesi rifiuta la petizione. Gli operai cercano comunque di costituire una società di mutuo soccorso, ma nel luglio 2018 quattordici di loro vengono arrestati, tra loro  Mi Jiuping 米久平, uno dei principali attivisti ed anche l’autore della prima poesia che riporto.

I lavoratori della Jasic hanno avuto l’appoggio anche da parte di diverse organizzazioni degli studenti universitari, e di organizzazioni neo maoiste, che si battono contro la politica iper-capitalista della Cina, anche Amnesty International ha condannato per questo il governo cinese e ha chiesto il rilascio degli arrestati, ma parecchi di loro come Mi Jiuping sono ancora detenuti.

Mi Jiuping 米久平

Poesia scritta in prigione dall’operaio della Jasic  Mi Jiuping

Io uno di noi 
In piedi sulla collina
guardo lontano in questo cielo straniero
le catene verdeggianti dei monti
e il sole rosso che sorge

sulla riva del grande fiume
le mie pupille vagano libere
sulla superficie delle acque
sulle grandi onde che si arrotolano
e si sollevano senza respiro

una volta anch’io camminavo in fila con la folla
ora il mio silenzio abita nelle periferie desolate

dove ho perso ogni cosa
dove ho perso tutto ciò che avevo.

So che avrò ancora parenti, amici, amori
riavrò ogni cosa
riavrò tutto, non ora
ma in un futuro non lontano

io non sono più io
io siamo noi

 

Di seguito i link al trailer del film “ Iron Moon”, alla presentazione da parte di Qin Xiaoyu sul senso del documentario, e tre mini docs, che durano pochi minuti, tutti i filmati hanno sottotitoli in inglese. In particolare consiglio la visione del secondo mini docs che parla di Xu Lihzi.

Trailer del film Iron Moon

 

 

Presentazione del film da parte di Qin Xiaoyu, uno dei registi.

 

Mini docs 1

Mini docs 2

Mini docs 3

 

Xu Lihzi  du poesie

Ingoio una luna di ferro

Ingoio una luna di ferro
che i manager chiamano vite
ingoio l’acqua di scarico di questa industria
e i moduli di disoccupazione
i giovani sotto le macchine muoiono prematuramente
deglutisco e corro, inghiotto la mia povertà di rifugiato
ingoio i ponti sospesi, ingoio una vita piena di ruggine.
Basta, io non ingoierò più
tutto quello che ho inghiottito ora mi esce dalla gola
che sparge sul territorio della mia patria
poesie di disgrazia

我咽下一枚铁做的月亮

我咽下一枚铁做的月亮
他们管它叫做螺丝
我咽下这工业的废水,失业的订单
那些低于机台的青春早早夭亡
我咽下奔波,咽下流离失所
咽下人行天桥,咽下长满水锈的生活
我再咽不下了
所有我曾经咽下的现在都从喉咙汹涌而出
在祖国的领土上铺成一首
耻辱的诗

Guerrieri di terracotta alla catena di montaggio

Stanno in piedi lungo la linea:

Xia Qin
Zhan Zifeng
Xiao Peng
Li Xiaoding
Tang Xiumeng
Lei Lanjiao
Xu Lizhi
Zhu Zhengwu
Pan Xia
Ran Xuemei

I lavoratori, che non distinguono più il giorno dalla notte
indossano con grazia:

vestiti elettrostatici
cappelli elettrostatici
scarpe elettrostatiche
guanti elettrostatici
bracciali elettrostatici.

Ordinatamente così bardati
Silenziosamente attendono gli ordini
aspettano di essere mandati alla catena
quando suonerà il campanello
sanno che ogni giorno ripetutamente
torneranno indietro
al tempo della dinastia Qin.
* L’esercito di terracotta di Xian, è stato voluto
dal primo sovrano della dinastia Qin (Qin Shi Huang)
una dinastia particolarmente dispotica, questo sovrano è noto anche per il rogo
per l’eliminazione di tutti i libri ordinato nel 212 ac.

 

流水线上的兵马俑

沿线站着
夏丘
张子凤
肖朋
李孝定
唐秀猛
雷兰娇
许立志
朱正武
潘霞
苒雪梅
这些不舍昼夜的工人
穿戴好
静电衣
静电帽
静电鞋
静电手套
静电环
整装待发
静候军令
只一响铃工夫
悉数回到秦朝

 

Cheng Peng  (1980) lavora come operaio  nel campo delle costruzioni edilizie
Nostalgia di casa

Vivo sulle parole affilate di una vite
sto nel centro duro e doloroso di una frase
senza speranza sono serrato tra le pinze dell’urlo di una poesia.

Dall’origine, al mezzo, alla fine
la nostalgia dei tramonti dalla mia casa
si pietrifica in rime di fatica senza più dignità
ma i miei pensieri errano ancora verso un possibile futuro.
Chi Moshu (1980) ha lavorato nel Donguan alla catena di montaggio

 

Macchina macina-plastica

La macchina macina-plastica  prende i semilavorati di gomma
li attacca con solfuri chimici primari
anche carbone bianco e caucciù colorato
così che il prodotto vira al bianco, al nero, al giallo, al rosso…
Appena lavorato, le sue proprietà si attivano subito
se non venisse lavorato entro 24 ore, diventerebbe spazzatura
come le vecchie sule di gomma
che giacciono nelle discariche per centinaia di anni.

Due enormi macina-plastica ruotano i loro tamburi d’acciaio
dentro bruciano i solfuri
spruzzano sostanze chimiche come fuochi artificiali.
Quando i miei colleghi finiscono il turno
Hanno tutti  i capelli induriti come fili d’acciaio.

Giancarlo Locarno


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