Pasolini, il popolo, la democrazia, il fascismo, il capitalismo finanziario e l’Unione Europea

A differenza di tanti inflazionati “intellettuali di sinistra”, Pier Paolo Pasolini ha saputo amare il popolo italiano. Nelle sue opere non ha mai trovato spazio il sarcasmo razzista dell’uomo colto (aristocratico o borghese) convinto di possedere una “moralità superiore”: le sue parole non riecheggiano tronfie di disprezzo verso l’italietta dei furbetti, dei sorridenti, degli idioti, dei fascisti ignoranti, degli ultimi tra gli ultimi. Pasolini viveva e condivideva nel corpo e nella mente la materialità del popolo mediante un *trasporto* fisico ed emotivo che davvero lo portava a identificarsi con le persone. Ai suoi occhi, la gente del popolo non incarnava nessun ideale di bontà o di purezza: siamo lontani anni luce sia dalla retorica cristiana del “beati i poveri di spirito” sia dal buonismo di stampo “gramelliniano”. Al contrario (…)


7 risposte a "Pasolini, il popolo, la democrazia, il fascismo, il capitalismo finanziario e l’Unione Europea"

  1. Carissimo malos, grazie per questo tuo testo che sottolinea quanto Pasolini sia sempre più attuale e necessario e che bisognerebbe allegare, come errata corrige, a quel testo (sconcertante) di terza media che hai riportato. Una mia piccola osservazione: Pur essendo fondamentalmente d’accordo con te quando dici che la forza del popolo per Pasolini “sta tutta nell’essere brutto e sporco di vita”, non so quanto ai suoi occhi “la gente del popolo” non incarnasse “nessun ideale di bontà o di purezza”. Non si tratta di una contraddizione, ma di una visione, “mitica”, quella di Pasolini, che celebrava la bontà/purezza dei “brutti, sporchi e cattivi”. Dopo, di fatti, il mito svanì. Pasolini, cinematograficamente parlando, con la sua trilogia della vita perde il popolo, ormai omologato, che tanto aveva amato e prende a cercarlo in altri sud (l’Africa, l’India…).

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    1. grazie Abele, so che ami Pasolini almeno quanto me (ed è tantissimo).
      : ))
      il gioco di specchi che intendevo creare (e che non sono stato troppo chiaro nel comunicare) è tra l’immaginario del “borghese/buonista” e la “visione” pasoliniana. Gramellini, tanto per riprendere l’esempio citato nel post, si *sforza* d’essere popolareggiante riuscendo a diventarlo (popolare), mentre Pasolini entra in simbiosi col popolo (risultando proprio per questo scomodo, censurabile e… impopolare). ci si muove pertanto su un crinale franoso, dove l’uso stesso delle parole e del significante rinvia inevitabilmente a un contenuto pre-strutturato nel nostro immaginario collettivo: che ci piaccia o meno (a me, ad esempio, non piace per nulla) il popolo è “brutto e sporco” perché l’immaginario dominante è un prodotto commerciale e l’anima del commercio è proprio la borghesia. quindi, la visione del popolo (o del povero di spirito) di stampo gramelliniano/neocristiano è una vuota/vacua idealizzazione (scotomizza il lato carnale/fisico/umano del popolo, ovvero il “brutto e sporco” agli occhi del borghese), mentre – hai scelto benissimo la parola – la simbiosi col popolo di stampo pasoliniano è una concreta mitizzazione: il popolo è brutto e sporco *di vita*, ergo ne viene esaltata la sostanza, l’animalità carnale e schietta che *è* in fondo la vera bellezza degli esseri *umani* “accomunati da quella grazia che si trova in effetti solo negl’incolti e nei coltissimi, ma mai nella mezza cultura perbenista, retorica e scolastica”. le astratte categorie morali della “bontà” e della “purezza”, pertanto, a mio sentire, sono lontane dal cogliere il senso del suo pensiero e rischiano, nell’uso corrente, di *distorcere* e ricondurre all’ovile del pensiero unico la “resistenza sociale” di Pasolini.
      ahinoi, concordo sul fatto che, nel mondomercato liberista, l’omologazione abbia fatto carne in scatola di tutto (compreso il concreto “mito” pasoliniano), e pure la sopravvivenza nei sud del mondo degli ultimi scampoli di umanità verace è ormai ridotta allo stato di riserva indiana, tollerata dall’internazionalismo finanziario solo in quanto funzionale al costante rinfocolamento della guerra tra poveri (armi di migrazione di massa) e alla costruzione di un innocuo parco giochi per le sinistre progressiste.
      un abbraccio e buona pasqua.

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  2. Grazie Malos!!!
    Il pensiero unico nella nostra era si penserebbe non possa sopravvivere invece la mercificazione capitalista è così da astuta da motivarlo e legittimario ..

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      1. Sono d’accordo!!
        Speriamo si sgretoli ;’)
        Ti auguro con l’occasione, anche a tutti gli affezionati di Neobar, una Buona Pasqua:-)

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  3. Hai intrecciato tanti temi che è difficile toccarli tutti in un commento, parlo solo di un paio di spunti che hanno stimolato il mio interesse.
    Il capitalismo è sempre stato così, fare i soldi in ogni caso è l’unica cosa che conta, abbiamo visto che questo mese è stata bocciata al wto la proposta di sospendere i brevetti per i vaccini, presentata dall’India e dal Sudafrica con l’appoggio di un centinaio di paesi, tutta l’Europa ha votato contro così come tutti i paesi ricchi, i soldi prima di tutto. Alla fine il funzionamento della finanza internazionale può essere ancora descritta dal concetto di imperialismo, nell’accezione economica di Lenin, anche se magari è cambiato il lessico.

    Mi interessa il discorso di Pasolini, come dice Abele, ad un certo punto si è rivolto all’Africa, la sua posizione è esplicitamente espressa ne il “Padre selvaggio”, il copione incompleto di un film ambientato in Congo che non verrà mai realizzato, dice: “Addio Davidson (il protagonista), adesso sei solo. Torni solo nell’Africa che ti appartiene…come una madre morente.. Figlio del suo mistero che non è che il terrore della preistoria, va verso il tuo mistero….”
    L’Africa è dominata dalle Furie della preistoria, che viene addirittura prima del mito, nell’Orestiade africana alla fine le furie diventano Eumenidi per effetto della cultura, simboleggiata nel film dall’università. Se si guarda la scena nella quale scorrono i libri nella biblioteca, si vede che sono tutti scritti in lingue europee, e qui si vede forse il limite di Pasolini, che non arriva ancora a valorizzare le lingue e la cultura autoctona, ma la cultura è ancora solo quella occidentale di Eschilo. I ragazzi africani intervistati nel film in qualche modo l’hanno capito.

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    1. grazie del commento, Giancarlo.

      è vero, “il funzionamento della finanza internazionale può essere ancora descritto dal concetto di imperialismo”, ma la sostanza del capitalismo finanziario è molto più sfuggente di quella del capitalismo industriale/agrario (ergo, assai più insidiosa). il “nemico” è diventato *invisibile* (non puoi picchettarlo o scioperare), *ubiquitario* (non ha più radicamento alcuno sul territorio) e *auto-propagante* (soldi virtuali creano soldi virtuali senza necessità di operai/lavoro/fabbriche che producano beni o servizi). in particolare quest’ultimo aspetto cancella pure la ricaduta delle “briciole” sul popolo dei lavoratori (il famoso e discutibile effetto “trickle-down”).

      circa l’Africa, tema già sfiorato nella parte finale della risposta ad Abele, più che una *risposta* incarna la fuga di Pasolini di fronte all’evidente sconfitta del pensiero antagonista da parte del pensiero dominante. scappare verso la “preistoria” è un modo di lottare *aventinante* che non mi piace per nulla. parimenti, andare altrove invece di combattere la guerra in corso (che è indiscutibilmente qui) non fa per me. non si tratta di fare antropologia o filologia (“valorizzare le lingue e la cultura autoctona”), ma di agire fattivamente sulla nostrana realtà quotidiana dove la povertà dilaga, il lavoratore è merce, il malato è un costo e il pensiero critico “vavavuma” (come la macchina del gringo). ciò non toglie che io sia sempre stato e resti profondamente “sudista” (amo in maniera appassionata tutti i sud del mondo), ma da questo ad andare a cercare “più a sud” la soluzione di problemi che abbiamo qui, nel nord industrializzato e finanziarizzato del mondo, ce ne passa…
      : )

      un abbraccione e buona pasqua.

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