La didizione dei Poeti

dopo una scorsa di rebsteini, versanti ripidi, poetarumsilvae, neobari et compagnia bella

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in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it

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11 risposte a "La didizione dei Poeti"

  1. Carissimo, che bella questa tua scorribanda. Ti trovo in gran forma. Che pasolini/malos si spari ai versi neobariani et alia non sorprende.Eppure in questa boutique, o più modestamente bouquet, abbiamo ospitato versi, a mio parere, notevoli ultimamente (non ti dirò naturalmente quali e chissà se magari con il tuo fiuto non riuscirai a scovarli :-). Un abbraccio

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  2. Una movida tra i blog come se fossero fumerie d’oppio, ti rimane il sapore soporifero di papavero e lattuga delle nostre povere “poetastriche”. Possibile che non hai trovato nulla? Credo di aver capito che a te piacciono solo le cose che raccontano una storia. Però, oltre che essere a volte il luoghi di grandi narcisismi,
    sono anche quelli dove si cerca di sperimentare le possibilità del linguaggio. E’ vero che si parte in tanti e si arriva in pochi, si contano sulla punta delle dita i poeti che dalla loro epoca arriveranno al secolo successivo, ci sono tanti sentieri interrotti. Però una domanda che conta è anche se quella “cosa” è bella o brutta, me lo chiedo anche per altre “cose”, un quadro astratto o un brano musicale. Non riesci proprio a trovare un po’ di bellezza e di senso in questi tentativi?

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    1. @Deboroh Sensitiveson:
      certe parole sono calci e pugni, altre graffi, altre carezze. alcune più di altre lasciano il segno (ohi, molto dipende da chi legge).
      ps: a proposito, chiedo scusa ma il tuo commento non era stato approvato dai gestori del sito ed è rimasto nel limbo fino a tutt’oggi quando son ripassato io di qua. non credo che ciò abbia turbato il tuo equilibio psico-fisico, ma in caso dovrai fartene una ragione, tanto si sa che l’universo è brutto (come l’albero e il frutto, pure il lesso e il fritto e l’elisir di bergamotto).
      : )))))

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  3. @Doris Emilia Bragagnini:
    grazie Doris… eh… “reattivo” mi fa pensare al pozzetto positivo di un patch test epicutaneo (baco mentale da medico) : ))) ciò non vuol dir ch’io non capisca ciò che intendi in senso lato… ed in effetti la vita dipende in minima parte da ciò che ci accade e in massima parte da come reagiamo. peraltro, ho sempre pensato che reagire sorridendo sia già metà del viaggio in direzione giusta (ohi… questa me la segno se opterò per diventare santone zen in vecchiaia).
    *
    @Abele Longo:
    in realtà sono piuttosto depressogeno/esaurito, ultimamente, ma *questo* resta di gran lunga il modo più efficace per “ricaricarmi” : ))) sui “versi notevoli ultimamente” non so… incrocio spesso autori che anche sforzandomi non mi riesce di partorire in calce una parola buona (e allora taccio). epperò visto che ho il covid e mi tocca stare a casa per un po’, magari se trovo la forza pian piano risalgo a ritroso la corrente di Neobar per recuperare.
    *
    @Giancarlo Locarno:
    chi ha detto che non ho trovato nulla?? è che per addentare un etto di filetto mi tocca ingurgitare sei chili di frattaglie! oddio oddio… se la mia terzogenita vegetariana legge quest’ultima frase mi disconosce come padre : )))
    non so, non credo che mi piacciano *solo* le “cose che raccontano una storia”. Vonnegut diceva che in letteratura sono fondamentali tre cose: le storie, le storie, le storie. diciamo che “le storie” o “il racconto” o comunque la “comunicazione” di un pensiero che trascenda ciò che dice la parola in sé e per sé è un tassello importante di ciò che rappresenta l’arte tutta e la poesia nello specifico per me.
    “sperimentare” va benissimo, ma trattasi di un’alchimia drogata e perigliosa (può dare dipendenza): la cosa più difficile è mantenere un intrinseco equilibrio tra linguaggio e messaggio, tra forma e sostanza di modo che germogli un sinergismo “funzionale” di potenziamento. quando la forma cancella la sostanza o il linguaggio sovrascrive il messaggio, la tenzone è persa (almeno per il sottoscritto che quando si mette a scrivere *qualcosa* è perché vuol provare a comunicare *quel* qualcosa). non so se – maieutica a parte – sono riuscito a spiegarmi: come recita il mio nanoforisma preferito “l’incomunicabilità muove il mondo”.
    ps: in genere i quadri astratti mi fanno cagare, ma De Chirico è un dio; in genere la poetry kitchen e le nuove ontologie estetiche mi danno il voltastomaco, ma Giulia Martini è una madonna. chissà se questo (aiuta a capire).
    : )
    *
    @23bloggerchehannomipiaciatoilpost:
    grazie per aver ottimizzato i tempi: nel frenetico mondomercato globale “un semplice clic che vale più di mille parole”.
    : ))))))))

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  4. malos carissimo, mi dispiace per il Covid, che continua a falcidiare amici e conoscenti al momento; tanto da chiedermi se convincermi che forse, senza saperlo, l’ho gia’ preso o mettermi l’anima in pace e aspettare il mio turno. Riguardati e riposati 🙂 A proposito del tuo caro Vonnegut, me lo ha richiamato Solenoide di Mircea Cărtărescu, che sto leggendo al momento, e mi chiedo se lo hai letto anche tu e, se lo hai letto, cosa ne pensi. Non lo avessi letto, e’ un bel malloppone secondo me consigliabile quando non si sta bene :)))

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