Antonio Sagredo, Cantos del Moncayo – Versión de Manuel Martínez-Forega

2°
 
Don Chisciotte ha l’artrosi: il menisco del deserto
è pure una vergogna per il suo cammino e il suo bacile.
Come resero folli i suoi sogni i Libri della Cavalleria!*
Il suo cuore era miniato come i libri del Medioevo!
Le quattro labbra di Dulcinea come mulini a vento
furono il sudario di marmo delle sue imprese erotiche.
La finzione eretica fu il trionfo di Santa Clitoride.
 
Dulcinea, la Bella, soffriva di visioni in fotocopia,
fu una femmina fatale, cavaliera, esperta di aste armate.
Su una veronica tracciò i punti cardinali
—ah, anima candida! —dei suoi viaggi erogeni.
Pianse la Colomba nell’alcova – pietre!
Era tranquilla, statuaria come una Iside sedotta dai misteri,
lubrificava di continuo le sue quattro ali,
perché potessero le sue ginocchia sacrileghe
sollevare il Cavaliere in alto – pozzo o luna —
e abbattere i malleoli del suo Minotauro!


*Variante: per i suoi sogni, folli i Libri della cavalleria! 


2º

Don Quijote tiene artrosis: el menisco del desierto
es también una afrenta para su aventura y su bacía.
¡Como lo son sus sueños delirantes por los Libros de Caballerías!*
¡Su corazón era miniado como los libros medievales!
Los cuatro labios de Dulcinea, como molinos de viento,
fueron el sudario de mármol de su aventura erótica.
La ficción herética fue el triunfo de San Clítoris. 

La Bella Dulcinea padecía alucinaciones en fotocopia,
fue una mujer fatal, experta amazona armada de venablos.
Con una verónica trazó los puntos cardinales
—¡ah, alma cándida!— de sus viajes erógenos.
¡Gime la Paloma en el nicho-piedra!
Estaba tranquila, inmóvil como una Isis por el enigma seducida,
continuamente lubricaba sus cuatro alas
para que pudieran sus sacrílegas rodillas
alzar en alto al Caballero —vacío o luna—
¡y abatir los maleolos de su Minotauro!


*Variante: ¡para sus sueños, locos Libros de Caballería!




Antonio Sagredo

NOTAS BIOBIBLIOGRÁFICAS

Antonio Sagredo (Lecce, Salento, 1945) vive en Roma. Doctor en Filología Eslava, es un profundo conocedor y fecundo reseñista y estudioso de la literatura rusa (Mayakovski, Pasternak, Mandelshtam, Tsvetáyeva) y checa del siglo XX (en especial de las obras Josef Kostohryz y de Otákar Brˇezina –autor sobre el que versó su tesis doctoral–, pero también de la llamada «Generación Poetista» checa, coetánea de la G-27 española, a la que, entre otros, pertenecen Vladimír Holan, Jaroslav Seifert Viteˇzlav Nezval y Frantisˇek Halas). Íntimo amigo de Carmelo Bene y autorreconocido deudor del magisterio de Angelo Maria Ripellino, dedicó al teatro buena parte de su vida. Sus poemas no fueron publicados en Italia hasta 2016 (Capricci, Roma, GSE Edizioni), pero sí lo hicieron por primera vez en España: el poema «Yo que a la paloma niego el vuelo» apareció en los Pliegos de creación Malvís, número 1, Madrid (1988). En 1991, y con presentación de Manuel Martínez Forega, el número 17 de la revista Turia ofreció una muestra más amplia de su poesía y, en 1992, con traducción de Inma Muro y Ángel Guinda e introducción de Martínez-Forega, Lola Editorial presentó sus Tortugas en la colección «Cancana» (nº 5, 1993). También en Lola Editorial, esta vez en su colección «Libros de Berna» (nº 8, 2001), aparece Poemas, cuya selección y traducción corrió a cargo de Joaquín Mateo Blanco. Por fin, la traducción inglesa de sus Leggioni apareció en Estados Unidos y Gran Bretaña en 2003. Más tarde llegarían Il Giardino (Roma, GSE Edizioni, 2018) y La gorgiera e il delirio (Fasano, Schena Editore, 2019).

Manuel Martínez-Forega

Manuel Martínez-Forega (Molina de Aragón, Guadalajara). Licenciado en Filología Hispánica por la Universidad de Zaragoza, cursó también estudios de Derecho y de Filología Románica. Poeta, ensayista y traductor, ha publicado más de treinta y cinco títulos en esas disciplinas (su bibliografía completa puede consultarse en http://www.biblioforega.blogspot.com.es/). Ha traducido a V. Holan, J. Kostohryz,, F. Halas, A. P. de Mandiargues, F. Villon, «Molière»; Ariel Kyrou; traducido, introducido y anotado la edición canónica de Monsieur Teste de Paul Valéry (1998, 2013) y la antología Los poetas malditos de Paul Verlaine (2018). Ha dado a conocer en español 63al poeta simbolista Laurent Tailhade (Vidrieras, 2018). Es autor además de numerosos ensayos y artículos de crítica literaria y de arte, recogidos, respectivamente, en los cinco volúmenes de El viaje exterior. Ensayos censores (2004, 2005, 2020 y 2021) y en Sobre arte escritos, sobre artistas (2001). En 2019 apareció su ensayo divulgativo sobre la obra de León Felipe: León Felipe: de la soledad española al definitivo exilio mejicano (1884-1938). Ha prologado o epilogado la obra de, entre otros, Ángel Guinda, Alejandro Céspedes, Miguel González Garcés, Mohsen Emadi, Carlos Vitale, José Luis Corral, Mariano Castro o José Verón Gormaz, además de un buen número de ensayos y antologías poéticas. Fundó en 1985 la colección de poesía «La Gruta de las Palabras» de Prensas Universitarias de Zaragoza y, en 1984, co-fundó el programa «Poesía en el Campus» de la universidad zaragozana. Está incluido en diferentes antologías poéticas de España y del este de Europa, y su obra está traducida al checo, búlgaro, rumano, ruso, italiano, alemán, inglés y al portugués. Fue finalista del Premio Nacional de la Crítica en 2009. Posee el Premio Búho a la labor editorial y el Premio Imán de la Asociación Aragonesa de escritores a la trayectoria literaria. También obtuvo el Premio de Poesía del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (1986), el internacional «Miguel Labordeta» de Poesía (2005), y el Premio Poesía de Miedo (2009). Es campeón de España de pesca en la modalidad de «Salmónidos-lance» (Arriondas –Asturias–, 2007).
Fue Secretario General de la Asociación Aragonesa de Escritores (2008-2016).
https://www.facebook.com/manuel.martinezforega
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https://forega2013blog.wordpress.com/acerca-de-mi/


5 risposte a "Antonio Sagredo, Cantos del Moncayo – Versión de Manuel Martínez-Forega"

  1. Peccato che non siano stati pubblicati tutti e dieci i componimenti poetici… non fa niente.
    Bastano questi due a testmoniare la bravura di Antonio Sagredo che riconosco da tantissimi anni.
    La sue capacità empatiche rivolte a varie culture è davvero fuori del comune, p.e. questa atmosfera tipicamente spagnola (aragonese nello specifico) è dedicaticentrata pienamente. I Cantos dedicati alla paloma e a vari personaggi danno il valore esatto di quanto lo stile sagrediano è capacissimo di infiltarrsi nella sostanza stessa
    della natura ispanica.
    Grazie

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  2. riporto un giudizio critico di Giorgio Linguaglossa, editopre del blog “L’Ombra delle Parole”

    ——————————————————————————————–
    giorgio linguaglossa
    11 Maggio 2022 alle 8:55
    …il fatto è che un poeta ci mette tutto l’impegno e una intera esistenza per costruirsi un «luogo» linguistico in cui sostare e riposarsi, una «abitazione» che lo protegga dalle intemperie, e Antonio Sagredo l’ha finalmente trovata. Ma una «abitazione» linguistica è anche una «prigione» linguistica, prima o poi un autore scopre che non può più uscire di lì, e che quella «abitazione» è diventata una «prigione». A questo punto un poeta tenterà con tutte le proprie forze di fermare il tempo, di arrestare il decadimento e la metamorfosi delle parole, farà di tutto per opporsi al cambiamento, lancerà accuse e anatemi contro chiunque tenti di convincerlo, con le buone o le cattive, a traslocare dalla vecchia «abitazione» ad una più nuova e confortevole… il fatto è che ogni linguaggio si feticizza, tende prima o poi a diventare inerte, un osso di seppia, alla fine ogni linguaggio è il prodotto della densità della storia e degli accadimenti, non una proprietà privata di un singolo… Il sigillo delle opere moderne LO si può rinvenire nella loro appartenenza alla cosità dei linguaggi. Nelle opere moderne si incontra una mancanza-a-essere radicale, una incompletezza ontologica strutturale, in altre parole il linguaggio, ogni linguaggio mostra ed esibisce la propria impotenza, l’essere una apparenza, un gioco di artificio, che dietro di essa non c’è nulla, c’è una parete spoglia e monocolore. Guardate il quadro di Antonio Lopez Garcia, si tratta di un interno, metà del quadro è immersa in una debole luce e l’altra metà in una oscurità, dalla oscurità e dalla luce emergono dei visi, due figure, sembra una vecchia fotografia un po’ sbiadita, e invece è un quadro alla maniera tradizionale, quei volti vorrebbero dirci qualcosa ma non parlano, sono diventati muti, l’abitazione dove avviene questa messa in presenza è nient’altro che un luogo inospitale, in quel luogo le persone non possono più parlare, non possono dire più ciò che volevano dire. È questa l’allegoria dell’arte moderna, che essa non può più parlare, parlarci perché hanno perduto le parole, le parole che volevano dire sono state dimenticate o rimosse…
    giorgio linguaglossa
    11 Maggio 2022 alle 8:55

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  3. riporto un giudizio critico della talentuosa pittrice francese Milaure Colasson
    (dal blog Ombra delle Parole)

    ——————————————————————
    milaure colasson
    11 Maggio 2022 alle 20:48
    direi che la lingua spagnola amplifica il diapason sonoro di cui è ricca la poesia di Antonio Sagredo, che sicuramente ha una caratteristica rarissima: è una poesia che si basa sulle iperboli e sulle metafore improprie, linguaggio iperbolico e sontuosamente barocco dove ci trovi di tutto, dal linguaggio della Contro Riforma ridotto a spezzoni e mutilato fino alle soluzioni plebee, una poesia ilare e atea che gozzoviglia con il linguaggio allo stato dell’implosione. E’ un linguaggio neutro, infingardo e pseudos, uno pseudo linguaggio che non vuole significare niente (questo è un punto di contatto con la NOe), però i testi sono tutti attraversati dalle convulsioni e dalle eruzioni dell’io sagrediano. Questa caratteristica è funzionale alla mancanza di un piano di significazione, voglio dire che alla fine della lettura ti rendi conto che Sagredo ha messo su una cortina fumogena per distrarre i distratti e confondere i bravi professori, sicuramente Sagredo in Russia verrebbe subito ammanettato e arrestato, è un tipo di cui il regime non si può fidare, ma per sua fortuna qui, nello stivale, le cose sono diverse, il poeta può dire tutto quello che vuole, tanto non conta nulla. Non conoscevo la poesia di Sagredo penso che sia un caso assolutamente singolare nella poesia italiana, non è fratello di nessuno e non può lasciare nessun adepto, perché è la poesia di Nessuno, scritta per il Signor Nessuno, indirizzata a tutti i Nessuno. E’ una poesia di cui non ti puoi fidare nel modo più assoluto. Una poesia kitsch e pseudo kitchen direi.

    11 Maggio 2022

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  4. alberto di paola
    12 Maggio 2022 alle 5:01
    “E’ una poesia di cui non ti puoi fidare nel modo più assoluto. “,
    che poi è lo stato di grazia della grande Poesia: sono d’accordo.
    Così come non ci si può fidare della poesia di Campana, ma ci si può fidare della poesia di Montale che è la comodità divanesca.
    ———————————————————————————–
    Quanto al Nulla… siamo di fronte alla poesia di Polifemo, scritta per il Signor Polifemo, indirizzata a tutti i Polifemo…. cioè Poesia di Giganti, poesia dunque dotata di un occhio solo, poesia dunque del Faro che illumina ogni cosa per 360 gradi.
    —————————————————————————————-
    “una poesia che si basa sulle iperboli e sulle metafore improprie,”.
    perciò una poesia fuori del comune, perchè ha superato la dimensione del “proprio” e va a caccia del suo contrario, e ci vuole più che potenza (che è già contenuta) possanza che è caratteristica di un ” linguaggio iperbolico e sontuosamente barocco dove ci trovi di tutto, dal linguaggio della Contro Riforma ridotto a spezzoni e mutilato fino alle soluzioni plebee, una poesia ilare e atea che gozzoviglia con il linguaggio allo stato dell’implosione.”,
    cioè allo stato ideale, direi epico, direi “titanico” come scrive Donato di Stasi.
    —————————————————————————————–
    Alla poesia di Sagredo tutta la poesia del passato secolo deve dei debiti
    perchè possa rompersi tutte le ossa e sgretolarsi miseramente: nessun poeta è dotatto di così valente quantità di metafore e di iperbole!
    ———————————————————————————————–
    Ogni verso (e non dico soltanto dei Cantos) è il trionfo della metafora o della iperbole sorrette da una conoscenza deformata o perfetta della visione a sua volta deformata e perfetta… da qui “un linguaggio neutro, infingardo e pseudos, uno pseudo linguaggio che non vuole significare niente ” e aggiungo il Tutto allo stesso tempo.
    E’ dunque un linguaggio a tutto spiano che gioca con le citazioni (il grande Osip Mandel’stam era un poeta prevalentemente di citazioni, e il suo maestro fu Dante!), come a un gioco d’azzardo si insinua Dante nelle visioni di Sagredo mettendo ” su una cortina fumogena per distrarre i distratti e confondere i bravi professori”, che invano a tutt’oggi cercano una “significazione”, che poi esiste davvero, ma bisogna cercarla nella lotta mostruosa (le sue poesie mostruose!) tra il significante e il significato da Sagredo che fa la parte del direttore d’orchestra raffinatissimo (come un Toscanini, un Abbado e infine un Muti) o non tanto miseramente il puparo siciliano di raffinata arte gestuale e fantoccesca!
    Adieu.

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  5. Caro Antonio,

    Ho ricevuto l’altro ieri i tuoi splendidi Cantos.

    Grazie. Ti auguro ulteriori grandi successi. Te li meriti tutti.

    Un caro saluto

    Francesco
    ———————————
    Data: Mon, 16 May 2022 17:57:37 +0200
    Mittente: Francesco Paolo Raimondi
    A: Antonio Sagredo

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