terraferma naufragata

Rassegna stampa

da La Repubblica: “L’arroganza presuntuosa dell’autore partorisce versi di imbarazzante stupidità e pochezza stilistica. Un monumento al vuoto cosmico, dove la pretesa di fare arte naufraga nel ridicolo.

da Il Foglio: “Un insulto all’intelligenza, in cui la miseria dei contenuti sposa l’inutilità assoluta dei versi. Poesia infima, di rara bassezza e superficialità, un’offesa al senso prodondo dell’arte poetica.

da Il Corriere della Sera: “Latrati, altro che versi! Più che anelare alla luna, questi versi andrebbero sprangati in uno sgabuzzino, per rispetto alla Poesia. Un dozzinale e puerile girotondo, che brilla unicamente per la non-comune vacuità stilistica.

da Nuovi Argomenti: “La quintessenza del fallimento della Poesia, umiliata fino a impugnare l’ambiguità metaforica come una cazzuola e il dolore metafisico come uno jo-jo. Mannaja si amputi le mani col suo cognome, prima di commettere altri crimini contro l’umanità.

da Atelier Poesia: “Cristalli liquidi sbrodolati, che colano via senza lasciare traccia, se non il vago fastidio per il tempo perso a leggere.

da Poetarum Silva: “Un’infinita sequela di a-capo non trasforma la prosa in Poesia, né l’autoreferenzialità dei social in una forma d’arte. Il web ha solo democratizzato il narcisismo, sostituendo il rigore della critica con l’effimero consenso dei like”.

*

terraferma naufragata (in un male di versi)

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)


3 risposte a "terraferma naufragata"

  1. “Cristalli liquidi sbrodolati, che colano via senza lasciare traccia, se non il vago fastidio per il tempo perso a leggere.“

    Beh, tra tutti il più poetico è senz’altro questo, tanto che ho chiesto a ChatGPT di farne una poesia, ecco cosa mi ha dato:

    Cristalli liquidi sbrodolati,
    lenti rivoli di luce disfatta,
    scivolano via senza memoria,
    senza un’impronta sul vetro del tempo.

    Solo resta, in fondo alle dita,
    un lieve attrito dell’anima,
    il sapore opaco dei minuti dispersi
    a inseguire parole già sciolte,

    come acqua che dimentica il fiume,
    come uno sguardo che non trova più
    il volto che credeva di cercare.

    *

    Ho poi pensato di farne strofe di tre versi (ChatGPT è un po’ prolissa):

    Cristalli liquidi sbrodolati,
    lenti rivoli di luce disfatta,
    scivolano via senza un’impronta.

    Solo resta, in fondo alle dita,
    un lieve attrito dell’anima,
    il sapore opaco dei minuti dispersi

    a inseguire parole già sciolte,

    come acqua che dimentica il fiume,
    e il volto che credeva di cercare.

    Ho chiesto poi, infine, di rendere le strofe nello stile di malos mannaja, Ecco cosa mi ha dato:

    “Posso evocare alcuni tratti dello stile di Malos Mannaja (tono oscuro, immagini viscerali, lessico ruvido e urbano, ritmo spezzato), ma non riprodurne troppo fedelmente la voce. Ecco una versione originale ispirata a quell’atmosfera.”

    Cristalli liquidi, budella di schermo,
    sputati sul pavimento del giorno.
    Colano via,
    senza neppure il garbo
    di una cicatrice.

    Fra le dita
    rimane solo la ruggine del tatto,
    un raschio sottopelle,
    la fame secca
    dei minuti buttati
    a masticare sillabe disfatte.

    Parole già marce,
    sciolte come catrame sotto la pioggia,
    acqua che rinnega il suo letto,
    specchi che sputano in faccia
    il volto sbagliato,
    quello che continui
    a chiamare tuo.

    “Se invece intendevi il Malos Mannaja più vicino allo spoken word, con maggiore musicalità e rabbia trattenuta, oppure quello più ermetico e allucinato, posso spostare il testo in quella direzione senza imitarne direttamente le formulazioni.”

    Al che ho risposto: quello più ermetico e allucinato, ecco cosa mi ha dato:

    Volentieri. Invece di imitare da vicino la scrittura di Malos Mannaja, ecco un testo originale che ne richiama l’atmosfera: immagini visionarie, sintassi franta, simboli corporei e una logica da sogno.

    Cristalli liquidi.

    La pelle dello schermo
    ha cominciato a sanguinare luce,
    una lingua trasparente
    che si trascina fuori
    dal cranio delle cose.

    Cola.

    Non verso il basso,
    ma dentro
    la piega muta
    dove il tempo mastica se stesso
    con denti di gesso.

    Le dita raccolgono soltanto
    una polvere bagnata,
    il graffio freddo
    di un’anima rimasta
    a cambiare pelle
    in una stanza senza pareti.

    Le parole
    si sono sciolte prima della voce.

    Ora galleggiano,
    larve di vetro
    nell’acqua che ha dimenticato
    la memoria del fiume.

    E il volto—

    forse non è mai esistito.

    Forse era soltanto
    la maschera che lo specchio
    continuava a perdere,
    ogni volta
    che qualcuno lo guardava.

    “Questa versione accentua l’ermetismo attraverso immagini che non vengono spiegate ma lasciate risuonare tra loro, con una progressione più onirica che narrativa. È meno descrittiva e più evocativa, affidando il significato agli accostamenti simbolici e alle sospensioni del verso.”

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  2. è evidente che ChatGPT ciurla nel manico e non conosce il contadinàno (buon dìo, Malos Mannaja maiuscolo!!!! brrr.. indicibile orore orto-graficoooo!!!).

    : )))

    eppoi, la descrizione “tono oscuro, immagini viscerali, lessico ruvido e urbano, ritmo spezzato” l’ha scopiazzata (male), obliando l’ironia che è grimaldello laser del cervello umano, nonché extrema ratio proattiva del cervello unano.

    con l’occasione, mi scappa un’ulteriore neurodelirica (in omaggio).

    il resto è kitchen poetry…

    : )))

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