Francesco Paolo Intini_ Germanico


GERMANICO

Forse i poeti sono loro: Pizarnik, Plath
e chi sa di Esenin ci dirà
se quella corda appesa al soffitto
significò l’addio a Isadora o l’ombra
di Stalin diventata più nera.

Ma tu, eri di un altro pianeta.
Quelli come te sorvolano le vette

l’armadio delle cianfrusaglie
è il più alto dell’Himalaya

e, incrociando le tempeste, vanno giù diritti
a rischiare l’Enterprise.

È da questo che s’impara il lato oscuro
della guerra frigo-lavatrice:

bombe a me droni a te
droni a me bombe a te

Per una scopa si sacrifica la carriera.
Per un bicchiere di PVC si rinuncia al premio Strega.
Per una forchetta si cancella il poema della commozione.

Altri deridevano lo sforzo della tigre nel seme d’uva.
Era per piantare un grappolo di artigli
nei vigneti del Bordeaux.

Consigliarono un uovo
ma nascere con antenato un pollo
non valeva il ruggito possente.

Germanico
suggeriva la fine
ma molto più impoetica che in un forno a gas
e il culo esposto all’aria.



Nota: Germanico era il nome d’arte del poeta e critico Giorgio Linguaglossa (1949-2026) a cui questa poesia è dedicata.




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