Elizabeth Bishop_ Sestina | di Abele Longo

Elizabeth Bishop_ Red Stove and Flowers

Elizabeth Bishop, Sestina

La pioggia di settembre cade sulla casa.

Nella luce fioca, la nonna

siede in cucina con la bambina,

legge accanto alla piccola stufa

a legna Marvel le storielle dell’almanacco,

ride e parla per nascondere le lacrime.

_

Pensa che le equinoziali lacrime

e la pioggia che batte sul tetto della casa

siano state predette dall’almanacco,

ma che a saperlo sia solo una nonna.

Il bollitore di ferro fischia sulla stufa.

La nonna taglia del pane e dice alla bambina

_

È l’ora del tè; ma la bambina

guarda il bollitore, le sue piccole lacrime

che danzano impazzite sulla nera stufa,

come la pioggia danza sul tetto della casa.

Mentre riassetta la cucina, la nonna

appende il saggio almanacco

_

al suo filo. Come un uccello, l’almanacco

si libra mezzo aperto sulla bambina,

si libra sulla nonna

e sulla sua tazza di tè colma di scure lacrime.

La nonna rabbrividisce e dice che la casa

ha freddo, mette altra legna nella stufa.

_

Così doveva essere, dice la stufa.

 So quel che so, dice l’almanacco.

 Con i pastelli la bambina fa una rigida casa

e un sentiero sinuoso. Poi la bambina

ci mette un uomo con bottoni come lacrime

e mostra orgogliosa il disegno alla nonna.

_

Ma di nascosto, mentre la nonna

si affaccenda intorno alla stufa,

 le piccole lune cadono come lacrime

dalle pagine dell’almanacco

nell’aiuola che la bambina

ha disposto con cura davanti alla casa.

_

Tempo di seminare lacrime, dice l’almanacco.

 La nonna canta alla meravigliosa stufa,

 e la bambina fa un’altra imperscrutabile casa.

_

[traduzione Abele Longo, 2026]

Da Elizabeth Bishop, Complete Poems, Chatto & Windus, 2004

SESTINA

September rain falls on the house.
In the failing light, the old grandmother
sits in the kitchen with the child
beside the Little Marvel Stove,
reading the jokes from the almanac,
laughing and talking to hide her tears.

She thinks that her equinoctial tears
and the rain that beats on the roof of the house
were both foretold by the almanac,
but only known to a grandmother.
The iron kettle sings on the stove.
She cuts some bread and says to the child,

It’s time for tea now; but the child
is watching the teakettle’s small hard tears
dance like mad on the hot black stove,
the way the rain must dance on the house.
Tidying up, the old grandmother
hangs up the clever almanac

on its string. Birdlike, the almanac
hovers half open above the child,
hovers above the old grandmother
and her teacup full of dark brown tears.
She shivers and says she thinks the house
feels chilly, and puts more wood in the stove.

It was to be, says the Marvel Stove.
I know what I know, says the almanac.
With crayons the child draws a rigid house
and a winding pathway. Then the child
puts in a man with buttons like tears
and shows it proudly to the grandmother.

But secretly, while the grandmother
busies herself about the stove,
the little moons fall down like tears
from between the pages of the almanac
into the flower bed the child
has carefully placed in the front of the house.

Time to plant tears, says the almanac.
The grandmother sings to the marvelous stove
and the child draws another inscrutable house.

Elizabeth Bishop, Complete Poems, Chatto & Windus, 2004

Tra le poesie più autobiografiche di Elizabeth Bishop (1911-1990), Sestina riflette sull’esperienza della poetessa durante il periodo trascorso in Canada con la nonna materna, alla quale fu affidata dopo la morte del padre e il ricovero della madre in un istituto in seguito a un esaurimento nervoso.

La poesia dà voce, con pari intensità, alla nonna e alla bambina. La nonna conosce il dolore, mentre la bambina non lo comprende pienamente e lo raffigura in un disegno sotto forma di un uomo. Di fronte al lutto, la nonna tenta di trattenere le proprie lacrime. La bambina, invece, trasferisce il proprio turbamento nel disegno di una “casa rigida”, davanti alla quale dispone con cura un’“aiuola di fiori”.

La forza della sestina risiede nella sua capacità di creare legami e associazioni attraverso la ripetizione delle stesse parole in posizione finale. La forma produce l’impressione di un mondo in cui ogni elemento è inevitabilmente connesso agli altri. Ogni verso termina infatti con una delle sei parole chiave: casa, nonna, bambina, stufa, almanacco, lacrime. La ripetizione delle parole finali genera un forte senso di presagio.

Le parole scelte da Bishop racchiudono, allo stesso tempo, la dimensione domestica della scena e il suo oscuro senso di presagio. Casa, stufa e almanacco non sono semplici oggetti, ma diventano elementi attraverso cui il dolore si manifesta. La stufa offre alla nonna una momentanea distrazione, richiamando la rassicurante semplicità della vita quotidiana. L’almanacco, invece, introduce una dimensione inesorabile in quanto scandisce il tempo e il destino. La verità che esso custodisce va oltre il semplice ritmo dei raccolti ed è una verità “conosciuta soltanto dalla nonna”.

Anche la casa assume progressivamente un significato più inquietante, verso la fine appare sempre più “rigida”. La rigidità della casa riflette la rigidità della forma poetica stessa. Lo sforzo di Bishop di esprimere il proprio dolore all’interno della struttura altrettanto rigida della sestina diventa parte integrante del significato della poesia. La forma ripetitiva e inesorabile della sestina finisce così per incarnare il funzionamento stesso della memoria e del dolore.


Una risposta a "Elizabeth Bishop_ Sestina | di Abele Longo"

  1. ecco una poesia che amo (ed è sempre un’esperienza spiazzante rileggerla).

    la geometria rigida della sestina (e della casa come perimetro del dolore) fa da contraltare alla sofferenza fluida del non detto (dilagante) innescando l’annichilazione di materia e anti-materia. il risultato è l’emissione d’una vasta gamma di emozioni: potenza poetica raggiunta assai di rado nella storia della letteratura.

    gli onirismi soggettivi incarnano il lato A di una moneta il cui lato B (le correlazioni oggettive) sono il prezzo da pagare al freddo senza vie di fuga nel mondo reale (come sottolinea l’eterno ritorno delle sei parole-guida al termine d’ogni sestina). ci leggo affinità elettive con il Marquez di “cent’anni di solitudine”, ma andrei almeno in parte fuori tema… magari ci torno.

    da notare che in coda alla poesia (o alle storie narrate in fila per sei), le sei parole guida si dividono in tre coppie: almanacco-lacrime; nonna-stufa; bambina-casa. la scelta non mi pare casuale (l’almanacco possiede fisicamente la memoria dei cicli lunari e detta i tempi alle lacrime; la nonna è alimentata/mossa dalla caldaia/stufa tipo un automa meccanico e infatti il verbo “sing” nella poesia è in comproprietà col bollitore e coi suoi sbuffi di vapore; la bambina sorge e risorge la casa).

    che aggiungere? ah, sì, l’aggettivo “inscrutable” nell’ultimo verso è un lemma millefoglie farcito di composta psicologica e semantica (blinda il mondo interiore, protegge a mo’ di fortezza verità incomunicabili-a-parole, ma nel contempo spegne il calore comunicato dall’idea stessa di “focolare domestico” virandolo in luogo estraneo).

    il risultato, pertanto, è quello di rendere qualunque casa – reale o immaginaria -*strutturalmente* (e *ineludibilmente*) inadeguata alla pace/serenità, come ben rimarca il quasi-seriale another”. non bastasse *imperscrutabile* è, ovviamente, anche la logica della sofferenza: non c’è consolazione se non nella magia delle storie.

    e grazie ad Abele per la bella traduzione e per aver rievocato “la sestina”.

    "Mi piace"

Lascia un commento