Cecília Meireles – Traduzioni di Emilio Capaccio

Lascio l’aroma anche sulle mie spine,
a lungo, il vento parlerà di me.

C. M.

Cecília Meireles (Rio de Janeiro, 1901 – Rio de Janeiro, 1964), poetessa, giornalista, pittrice e insegnante, uno dei più grandi esponenti della poesia brasiliana. Insignita di numerosi riconoscimenti, tra i quali il premio “Olavo Bilac” nel 1939, per la raccolta: Viagem, e il premio “Machado de Assis”, nel 1965, per l’opera omnia. Tra le più amate da intere generazioni.

Traduzione di Emilio Capaccio

RECORDAÇÃO

Agora, o cheiro áspero das flores
leva-me os olhos por dentro de suas pétalas.

Eram assim teus cabelos;
tuas pestanas eram assim, finas e curvas.

As pedras limosas, por onde a tarde ia aderindo,
tinham a mesma exaltação de água secreta,
de talos molhados, de pólen,
de sepulcro e de ressurreição.

E as borboletas sem voz
dançavam assim veludosamente.

Restitui-te na minha memória, por dentro das flores!
Deixa virem teus olhos, como besouros de ónix,
tua boca de malmequer orvalhado,
e aquelas tuas mãos dos inconsoláveis mistérios,
com suas estrelas e cruzes,
e muitas coisas tão estranhamente escritas
nas suas nervuras nítidas de folha,
— e incompreensíveis, incompreensíveis.

(Vaga Música, 1942)

 

RICORDO

Ora, l’odore aspro dei fiori
porta i miei occhi nei loro petali.

Così erano i tuoi capelli;
le tue ciglia così erano, fine e curve.

Le pietre limacciose, dove si raggrumò la sera,
avevano la stessa esaltazione d’acqua segreta,
di gambo bagnato, di polline,
di sepolcro e resurrezione.

E le farfalle senza voce
ballavano così vellutatamente.

Riconsegnati alla mia memoria, dentro i fiori!
Lascia i tuoi occhi venire come scarabei d’onice,
la tua bocca di calendola brinata
e quelle tue mani di inconsolabili misteri
con le loro stelle e le loro croci,
e molte altre cose stranamente scritte
nelle loro venature nitide di foglia,

— e incomprensibili, incomprensibili.

APELO

Abri na noite as grandes águas
criadas no tempo de chorar.
Levantei os mortos do sonho
que trouxestes para viajar.
Fechai os olhos, despedi-vos,
atirai os mortos ao mar!

Por amor às vossas estrelas,
chamai ventos de solidão.
Em voz alta, dizei responsos,
descarregai o coração!
Aos mortos que descem nas águas,
mandai amor, pedi perdão!

Fazei-vos marinheiros límpidos,
isentos do bem e do mal.
Dizei que, à procura dos deuses,
com um rumo sobrenatural,
necessitais da despedida
de toda lembrança mortal.

Ide, com o esbelto movimento,
a graça da libertação,
à proa das naves solenes
que os deuses vos transportarão.

Mas não fiteis a densa vaga
que se arquear em redor de vós!
— O rosto dos mortos flutua
para sempre. E é um longo cometa
a aérea franja da sua voz.

(Retrato Natural, 1949)

 

APPELLO

Aprii nella notte le grandi acque
create nell’ora di piangere.
Risollevai i morti dal sogno
che portaste per viaggiare.
Chiusi gli occhi, vi dissi addio,
attirai i morti nel mare!

Per amore delle vostre stelle,
chiamai venti di solitudine.
Ad alta voce, pronunciai responsi,
alleggerii il cuore!
Ai morti che discendono nelle acque,
mandai amore, chiesi perdono!

Vi feci limpidi marinai,
dispensati dal bene e dal male.
Dissi che, nella ricerca di dei,
su una rotta soprannaturale,
avete bisogno dell’abbandono
di tutta la memoria mortale.

Andate, con rapido movimento,
la grazia della liberazione,
alla prua delle navi solenni
che gli dei vi sospingeranno.

Ma non fissate l’onda densa
che s’inclina intorno a voi!
— Il volto dei morti fluttua

per sempre. Ed è una lunga cometa

la frangia aerea della loro voce.

O QUE AMAMOS ESTÁ SEMPRE LONGE DE NÓS

O que amamos está sempre longe de nós:
e longe mesmo do que amamos – que não sabe
de onde vem, aonde vai nosso impulso de amor.

O que amamos está como a flor na semente,
entendido com medo e inquietude, talvez
só para em nossa morte estar durando sempre.

Como as ervas do chão, como as ondas do mar,
os acasos se vão cumprindo e vão cessando.
Mas, sem acaso, o amor límpido e exato jaz.

Não necessita nada o que em si tudo ordena:
cuja tristeza unicamente pode ser
o equívoco do tempo, os jogos da cegueira
com setas negras na escuridão.

(Solombra, 1963)

 

QUELLO CHE AMIAMO È SEMPRE LONTANO DA NOI

Quello che amiamo è sempre lontano da noi:
e lontano anche da chi amiamo —  che non sa
da dove viene, dove sta andando il nostro impulso d’amore.

Quello che amiamo è come il fiore nel seme,
sentito con paura e inquietudine, forse
solo per dover durare in eterno nella nostra morte.

Come l’erba della terra, come le onde del mare,
le occasioni si creano e si disfano.
Ma senza possibilità, l’amore resta limpido e preciso.

Non necessita di nulla ciò che è in sé tutto ordina:
la cui tristezza può solamente essere
l’equivoco del tempo, i giochi della cecità
con sete nere in mezzo alle tenebre.

EXPLICAÇÃO

O pensamento é triste; o amor, insuficiente;
e eu quero sempre mais do que vem nos milagres.
Deixo que a terra me sustente:
guardo o resto para mais tarde.

Deus não fala comigo — e eu sei que me conhece.
A antigos ventos dei as lágrimas que tinha.
A estrela sobe, a estrela desce …
— espero a minha própria vinda.

(Navego pela memória
sem margens.

Alguém conta a minha história
e alguém mata os personagens.)

(Vaga Música, 1942)

 

SPIEGAZIONE

Il pensiero è triste; l’amore, insufficiente;
e io voglio sempre di più da ciò che viene dai miracoli.
Lascio che la terra mi sostenga:
conservo il resto per dopo.

Dio non mi parla — ma so che mi conosce.
Agli antichi venti ho dato le lacrime che avevo.
La stella sorge, la stella cala …
— Aspetto la mia venuta.

(Navigo nella memoria
senza argini.

Qualcuno narra la mia storia
e qualcuno uccide i personaggi.)

DESPEDIDA

Por mim, e por vós, e por mais aquilo
que está onde as outras coisas nunca estão,
deixo o mar bravo e o céu tranqüilo:
quero solidão.

Meu caminho é sem marcos nem paisagens.
E como o conheces? — me perguntarão.
— Por não ter palavras, por não ter imagem.
Nenhum inimigo e nenhum irmão.

Que procuras? — Tudo. Que desejas? — Nada.
Viajo sozinha com o meu coração.
Não ando perdida, mas desencontrada.
Levo o meu rumo na minha mão.

A memória voou da minha fronte.
Voou meu amor, minha imaginação …
Talvez eu morra antes do horizonte.
Memória, amor e o resto onde estarão?

Deixo aqui meu corpo, entre o sol e a terra.
(Beijo-te, corpo meu, todo desilusão!
Estandarte triste de uma estranha guerra …)

Quero solidão.

(Vaga Música, 1942)

 

SALUTATA

Per me, per voi, e ancor più per quello
che è dove le altre cose non sono,
lascio il mare furioso e il cielo tranquillo:
voglio solitudine.

Il mio cammino non è segnato, non ha paesaggi.
Come lo riconosci? — mi domanderanno.
— Per non avere parole, non avere immagine.
Nessun nemico, nessun fratello.

Che cosa cerchi? — Tutto. Che cosa vuoi? — Nulla.
Viaggio da sola con il mio cuore.
Non vado avanti perduta, ma non incontrata.
Porto la rotta nella mia mano.
 
La memoria è volata dalla mia fronte.
È volato l’amore, la mia immaginazione …
Forse morirò prima dell’orizzonte.
Memoria, amore e tutto il resto dove saranno?
 
Lascio qui il mio corpo, tra terra e sole.
(Ti bacio, mio corpo, tutto fatto disillusione!
Stendardo triste di una strana guerra …)

Voglio solitudine.

HÁ UN NOME QUE NOS ESTREMECE

Há un nome que nos estremece,
como quando se corta a flor
e a árvore se torce e padece.

Há um nome que alguém pronuncia
sem qualquer alegria ou dor,
e que em nós, é dor e alegria.

Um nome que brilha e que passa,
que nos corta em puro esplendor,
que nos deixa em cinza e desgraça.

Nele se acaba a nossa vida,
porque é o nome total do amor
em forma obscura e dolorida.

Há um nome levado no vento.
Palavra. Pequeno rumor
entre a eternidade e o momento.

(Canções, 1956)

 

C’È UN NOME CHE CI FA TREMARE
 
C’è non nome che ci fa tremare,
come quando si recide un fiore
e la pianta si torce e soffre.

C’è un nome che qualcuno
pronuncia senza felicità o dolore,
e che in noi è felicità e dolore.

Un nome che brilla e passa,
che ci taglia in puro splendore,
che ci lascia in cenere e disgrazia.

In esso la nostra vita finisce,
perché è il nome intero dell’amore
in forma oscura e dolorosa.

C’è un nome portato dal vento.
Parola. Piccolo rumore
tra eternità e momento.


3 risposte a "Cecília Meireles – Traduzioni di Emilio Capaccio"

  1. Belle poesie, nelle quali c’è una simbiosi perfetta tra la poetessa e le altre creature, e uno scambio lessicale tra di loro, gli occhi sono nei petali, e “le farfalle ballano vellutatamente”.
    Perché il creato, o la terra se vogliamo, è tutto su una stessa barca, l’amore “con le sue mani di inconsolabili misteri” scaturisce naturalmente, come un fiore. Comincia il viaggio sui mari lungo una “rotta soprannaturale”, finchè arriverà quella parola “che ci fa tremare” e ci porta dall’istante all’eternità.

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