Trame di luce e silenzio nell’indomani imperfetto | di Iolanda La Carrubba

Trame di luce e silenzio nell’indomani imperfetto

di Iolanda La Carrubba

Si entra in questo esistente poetico con una premessa che Asupta Gabriella Greco pone sia come ouverture soave, musicale, gentile e generosa, e, sia come punto di partenza nel suo regalare a noi, gli altri, il vasto sentire di un Universo che diventa verso e sublimazione dell’immaginario.

Dov’è il dio delle piccole cose?
si è rintanato dietro le nuvole
comanda pioggia tempesta uragano

finché anche gli alberi cedono
all’inganno del piegarsi
a un volere più alto

Il libro — raccolta, silloge, romanzo poetico — è suddiviso in sei sezioni e contiene un lavoro di decenni. È una ricerca, che va sempre più nelle profondità de Sé, dell’Io, per rendere e riprendere una collettività in ascolto, partecipe delle Alte Esperienze. Si svuota, la scrittura, dall’ego e con eco complice i versi si fanno portatori della Voce assumendo la funzione di un segnale guida che orienta la percezione verso una frequenza di consapevolezza superiore.

C’è pioggia, nebbia, aria ad attraversare le ere che si fanno pagine di viaggi interiori.

La prefazione che non lesina in dovizia di dettagli, accompagna il lettore fin dentro la vastità delle esperienze e conoscenze di Asupta. È portavoce del legame autentico che inevitabilmente si è acceso tra la poeta e il suo schietto custode, nume tutelare che da lungo tempo la ha presa sottobraccio e condotta fino a questo suo esordio editoriale. Plinio Perilli rimane presente in questa dimensione terrena, proprio grazie all’infaticabile lavoro sinestetico-culturale che lo ha contraddistinto e che in questo preciso istante, nell’istante in cui si sta scrivendo questa nota di lettura, riecheggia vivido nelle sue preziose, premurose ed accurate parole:

«[…] l’abilità di coinvolgere il lettore col suo racconto, fascinoso e ininterrotto come d’un viaggio, volitivo, costante e irredimibile, tra eventi anche minimi, umbratili, e insieme prodigiose, inoppugnabili crescite interiori […] »

Elementi. Ecco che gli elementi diventano vertigine, unione tra l’umano e la natura, una Natura Madre, materna protettrice che sorveglia l’individuo-figlio per condurlo oltre le apparenze. In questa compenetrazione, la materia si spoglia della sua densità fisica per farsi pura energia vibrazionale.

È spirituale la ricerca di Asupta, oltrepassa le barriere dell’ego, appunto, e diventa voce interiore dell’Uno. Si incontrano; Oracoli, Buddah, Sibilla, Antichi Iniziati, il Terzo Occhio, qualche Runa, ed ecco che le piccole cose minute, nascoste, si fanno enormi, potenti e rivelano, a chi sa vedere oltre il visibile, l’odierna frustrazione dei molti sonnambuli che non sono pronti a Sentire. Questi simboli, quindi, agiscono come chiavi di accesso a dimensioni di confine, dove il sacro si manifesta attraverso la geometria dei segni arcaici per scuotere i sensi intorpiditi dalla modernità.

Tra queste Cose piccole è l’avverbio di tempo Poi dal latino pŏst (“dopo”), a racchiudere l’Io poetico che ha volontà di sottrazione. Infatti solo dopo aver dipinto con la penna, parola per parola, verso per verso, l’affresco di un Mondo incantevole, magico, mistico, arriva in successione l’Io che assume un valore di narrazione.

Narra Asupta degli orrori compiuti dall’uomo sull’uomo, del continuo volteggiare di minacce in picchiata su altre macerie, “poi” però c’è rinascita e prenascita e con il suo in-canto narrativo compie un salto nel paradosso del dolore antico e per questo saggio, diventato ora conoscenza.

Lo fa con una delicata e profonda versificazione libera che contiene richiami e suggestioni del Realismo Magico di Elsa Morante nella trasfigurazione degli oggetti quotidiani. Della Poesia Lineare di Patrizia Cavalli per la limpidezza dello sguardo profondo. Dell’Ermetismo di Giuseppe Ungaretti nella scarnificazione del verso che cerca l’essenza tra i silenzi bianchi della pagina, e “poi” cita la Beat Generation di Kerouac nel ritmo rapsodico e febbrile e anche la Bauhaus nella rigorosa architettura della forma che sposa la funzione spirituale.

Gli eventi intimi, personali, mutano in esperienze che si fanno collettive e vengono presentati come Elementi scenografici, per stabilizzare un’immagine che simboleggia la trasmutazione alchemica dell’odierno, dove la storia /memoria viene tutelata dal rumore di fondo del “trash” contemporaneo.

In questa sua/nostra magnifica avventura chiamata Vita ci sono; ragni, germogli, pietre, gatti neri, l’ascolto del silenzio, i giochi, le attese, i ricordi di persone care che sono adesso nell’altrove, l’ape, il filo d’erba, la coccinella, il pioppo e gli odori che si percepiscono ad ogni suo respiro e “poi” c’è Vento a far tornare viva la vita.

La ricerca poetico-vitale di Asupta si concentra sul centro esatto dello Stare in un dialogo costante con l’equilibrio, capace di preservare l’ascolto “nell’indomani imperfetto” del Risveglio.

In questa compenetrazione la materia si spoglia della sua densità fisica per farsi energia vibrazionale, trasmutando il verso in una trama di luce che rende tangibile, l’ineffabile mistero dell’esistere rivelando la compiutezza di una Voce che ha saputo farsi specchio dell’infinito. La sua poesia dunque non è più soltanto parola, ma una dimora dello spirito dove ogni verso vibra di una verità ritrovata, portando a compimento quel viaggio dell’anima che trasforma l’attesa in una folgorante manifestazione dell’assoluto.

Le gocce di vetro
tintinnano
testimoniano le stelle cadute
le meteore
le Pleiadi
gli spazi neri
non si può pensare
in piccolo
guardando l’universo
la vastità dentro
e fuori noi
l’immenso e il suo opposto
spegnersi senza più
riaccendersi
nell’ora che si avvicina
al nulla
e il tintinnio continua

da la sezione Le stelle cadute della raccolta Nell’indomani imperfetto di Asupta Gabriella Greco, prefazione di Plinio Perili, La Vita Felice Edizioni 2026.

P.S. Iolanda La Carrubba avrebbe dovuto inviarci questa nota insieme a Plinio Perilli, che intendeva farci pervenire un riepilogo conclusivo di un lungo lavoro svolto con Asupta Gabriella Greco. Plinio, tra l’altro, ha curato anche la prefazione del libro di Asupta, la cui presentazione si è tenuta il 12 giugno a Roma, presso la libreria Feltrinelli di Viale Libia. “È stata una bella presentazione”, ci scrive Iolanda, “ma segnata da un vuoto indefinibile: non aver potuto ascoltare ciò che avrebbe detto Plinio è stato un grande dispiacere”.

Di seguito il link alla lettera-racconto-ricordo-saluto che Iolanda ha scritto nel giorno del compleanno di Plinio e che è stata pubblicata su Suite Italiana:

https://suiteitalianalt.blogspot.com/2026/06/in-ricordo-di-plinio-perilli.html


Lascia un commento