Giorgio Moio_ Marea | Nota di lettura di Giancarlo Locarno

Il volume di poesie Marea di Giorgio Moio pubblicato dalle edizioni Le pecore nere, una casa editrice italo-argentina che si definisce come uno spazio letterario indipendente e disobbediente, compone una silloge sperimentale con i piedi ben piantati nella realtà e modulata sui ritmi cardiaci del mare. Il mare è il brodo primordiale dove è nata la vita che ancora vi fermenta, è anche l’inconscio che sommerge tutto ciò che viene rimosso e che si vuole dimenticare, ma che comunque non muore mai. Il mare di Giorgio Moio è anche il calderone dove ribollono fonemi che si aggregano in coacervi di parole che le maree si accaniscono a plasmare per costruire questo mondo liquido.

Noi ne abitiamo la superficie quella che si contorce sotto le sferzate del vento, anche le parole galleggiano come naufraghi, ci sono parole buone e vecchi concioni di una lingua meccanica.Tutto il mondo a volte ci sembra che galleggi senza scorrere, e noi vaghiamo coi piedi nudi nell’acqua bassa che è l’inerzia di un pantano di poesie ridotte a merci.

Ma poi arrivano questi schizzi, i fiotti artesiani di suoni e poi i ritmi delle maree, dove versi sono le creste dell’onda, che rompono i vecchi orizzonti proponendocene dei nuovi. E’ la nostra luna che decide i cicli delle maree, e se queste sono vive o morte, e cosa rilasciano sulla spiaggia della mente, portando così alla coscienza, detriti e ruderi, vegetazioni malate e i veleni di Caivano e di Terzigno e ovunque i dolori dei corpi dilaniati, e sempre altre parole, perché i paesaggi e l’insieme dei fatti sono miscele di cose, di suoni e di parole. Parole libere nella lingua, nella prosodia e nell’interpunzione, tra sperimentazione visuale e materica, io ci vedo anche un piccolo nucleo più appartato che non disdegna la tradizione. Sono loro che decidono cosa riporre nel profondo, risucchiando la marea nel suo rifugio sottomarino, in fondo in fondo, dove tra tempeste e mareggiate trema l’utopia.

E’ nelle notti più dure che si va a vedere il mare, con la speranza che una mareggiata d’amore controcorrente riporti questa utopia a galla e viva, finalmente ci sarà un futuro, e speriamo di non farlo incagliare nella fanghiglia dell’indifferenza e dell’inerzia.

Giancarlo Locarno

Utopie 

… con quali occhi guardi
il
mondo
se non
sai
guardare
oltre ciò che ti
appare
davanti
se non hai più utopie
da
progettare
uomo del duemila
reso innocuo da false promesse
con quali orecchie ascolti
il
lamento
del mare
il grido di dolore dell’umanità ferita a morte
se assembli scene
dall’argine
scaduto
impara
a
guardare
tra
le
onde
con
occhi
che
volano / senza smarrire il punto di
volo
impara
ad
ascoltare
con
orecchie
che
accolgono
i respiri dell’acqua
controcorrente / impara a comprendere
che una poesia
si
può
anche
riscrivere
o
cancellare
che il linguaggio resta la sua forza
ma dimmi con quale bocca parli
del
mondo
se non formuli una sorta
di
gioco
enigmistico
chi ti comprende se parli
con
parole
vecchie
che
sanno
solo
di lamenti
di risposte apodittiche
o dire sì o dire no è molto semplice
ti lascia indifferente
ma è quanto ti basta / è quello che cerchi
perché non c’è un frizzo non c’è un lazzo
nel tuo modo di dire
ti affidi all’uso e al disuso
rispecchiando il tempo che non scorre
il tempo disincantato delle viole
impara a parlare con parole a meraviglia
con quali occhi dunque guardi il mare
con quale bocca dunque parli all’onda
con quali orecchie infine ascolti
il
mondo
se i suoni del mare t’arrivano sordi
con••quali•••mani (costruisci il mondo
le monde ancien (ne peut me toucher
diceva Eluard e si (sentiva libero

con quali gambe cammini nel mondo

con quale cuore ami il mondo
eppure non ti si può negare
che hai tutti gli elementi
per essere del mondo
occhi – bocca – orecchie
e mani : e gambe : e cuore
manchi solo tu …



Voci

… sul prepuzio del mare
un ippocampo salta come
:[un grillo
ma la sua voce non fa cri cri
fa bi bi e a volte tri tri
distopie
:[metropolitane
dove le case sono diventate
:[tane …



Tra tempeste e mareggiate

… ho navigato nei tuoi sogni
come si naviga sul mare
tra tempeste e mareggiate
scene duplicate che si muovono
nel grido trivellato arroventato e spunto

ma non siamo fatti per respirare veleni
che si sprigionano dall’immondizia
incendiata da mondragone ad acerra
da caivano a terzigno
da sant’antimo a casandrino
da giugliano a marcianise

rompere il silenzio di parole onomatopeiche
non sarà l’anabasi l’antagonista della poesia
allora ci versiamo un ditalino di varechina
un piscio di pipistrello na cresommola
n’aglio aglialluto nu suono ’e buattelle

ma non siamo fatti per mangiare verdura
malata dalle sulfuree esalazioni della terra
ferita a morte dalle scorie industriali dell’indifferenza
da casapesenna a casale
da gricignano a carinaro
da pianura a cardito

e allora lasciamoci cullare dalle onde del mare
dal ritmo di una tarantella …


* note:
cresommola= albicocca
aglialluto= cinico
buattelle = lattine


Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. Poeta, è stato redattore di riviste e direttore editoriale di una piccola casa editrice per la quale nel 1998 ha fondato e diretto fino al 2017, anno della sua cessazione, la rivista «Risvolti», attualmente, dopo averla fondata nel 2017, dirige la rivista «Frequenze Poetiche». Curatore di collane ha collaborato e collabora a numerose riviste letterarie e giornali.

Ha progettato, organizzato e curato volumi, eventi, letture di poesia, mostre di poesia visuale, mail art, libri d’artista, libri -oggetto e partecipato a una settantina di collettive. Due le mostre personali (2019 e 2023). Ha pubblicato 17 volumi di poesia, 5 di prosa, 5 di saggistica, 2 di haiku e 1 di aforismi.


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