Forse i poeti sono loro: Pizarnik, Plath e chi sa di Esenin ci dirà se quella corda appesa al soffitto significò l’addio a Isadora o l’ombra di Stalin diventata più nera.
Ma tu, eri di un altro pianeta. Quelli come te sorvolano le vette
l’armadio delle cianfrusaglie è il più alto dell’Himalaya
e, incrociando le tempeste, vanno giù diritti a rischiare l’Enterprise.
È da questo che s’impara il lato oscuro della guerra frigo-lavatrice:
bombe a me droni a te droni a me bombe a te
Per una scopa si sacrifica la carriera. Per un bicchiere di PVC si rinuncia al premio Strega. Per una forchetta si cancella il poema della commozione.
Altri deridevano lo sforzo della tigre nel seme d’uva. Era per piantare un grappolo di artigli nei vigneti del Bordeaux.
Consigliarono un uovo ma nascere con antenato un pollo non valeva il ruggito possente.
Germanico suggeriva la fine ma molto più impoetica che in un forno a gas e il culo esposto all’aria.
Nota: Germanico era il nome d’arte del poeta e critico Giorgio Linguaglossa (1949-2026) a cui questa poesia è dedicata.
Grazie Abele per l’ospitalità e la stima. Ciao
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