IN MEMORIA: Ho improvvisamente perso un grande amico: Plinio Perilli (1955-2026)
Ho improvvisamente perso un grande amico: Plinio Perilli. La notizia, completamente inaspettata per i suoi settantuno anni, della scomparsa mi ha colpito con la forza di un dolore inatteso, di quelli che lasciano sgomenti e senza parole, e intingono il quotidiano dubbio del perché. Quando viene meno una persona cara, si avverte sempre un vuoto; ma quando a lasciarci è un amico che ha condiviso con noi tanti anni di dialogo, di esperienze culturali, di affetto sincero e di stima reciproca, quel vuoto assume una dimensione ancora più profonda, aprendo innanzi alle luci quel caleidoscopico ventaglio di guizzanti ricordi.
Plinio era un uomo di rara sensibilità e di vastissima cultura. Possedeva quella curiosità intellettuale che appartiene soltanto agli autentici uomini di lettere: una curiosità mai esibita, mai presuntuosa, ma sempre animata dal desiderio di comprendere, approfondire, condividere. Con lui si poteva parlare di poesia, di narrativa, di filosofia, di storia dell’arte, di musica; ogni argomento trovava una sponda attenta e appassionata. La sua conoscenza non era mai fine a sé stessa, ma diventava occasione di confronto, di crescita reciproca, di arricchimento umano. Un bagaglio che con entusiasmo, andava arricchito giorno dopo giorno per la certezza della gioiosa ricerca.
La sua opera di scrittore e di critico testimonia la serietà del suo impegno culturale. Era uno studioso rigoroso, capace di cogliere nelle opere letterarie gli aspetti più profondi e nascosti, ma anche un autore dotato di una sensibilità poetica autentica, che sapeva trasformare il sapere in emozione e l’analisi in partecipazione. La sua voce era riconoscibile per eleganza, misura e profondità; una voce che resterà nella memoria di quanti hanno avuto la fortuna di leggerlo e di frequentarlo. Un fluire inarrestabile della parola che si confrontava con tutti gli aspetti del mondo, dell’umano, del bisogno, del desiderio, dell’illusione e della interrogazione.
Esordì nel 1982 con un poemetto pubblicato dalla rivista Alfabeta a suo tempo pilastro delle rassegne di poesia. La sua prima raccolta “L’amore visto dall’alto” vide luce nel 1989 e diede inizio ad una serrata e lunga carriera di poeta e principalmente di saggista realizzando “Storia dell’arte italiana in poesia (1990), “Melodie della terra”, vasto studio sul Novecento italiano in rapporto all’idea di natura, e ancora “Costruire lo sguardo. Storia sinestetica del cinema in 40 grandi registi”, realizzando con altri suoi pregevoli volumi “L’amore visto da un laico” (1994), “I suoi petali di luce” (1998), “Museo dell’uomo” (2020) un coloratissimo caleidoscopio di palpitazioni , tenerezze, passioni, rapporti, occasioni di vita, delicatezze di figure familiari.
Ma ciò che più di ogni altra cosa mi lega al suo ricordo è la sua straordinaria disponibilità umana. Plinio era sempre pronto ad ascoltare, ad incoraggiare, a sostenere il lavoro degli altri. Non concepiva la cultura come privilegio personale, bensì come bene da condividere. Era generoso nel dedicare tempo, energie e attenzione agli amici, ai giovani autori, a chiunque cercasse un confronto sincero. Questa generosità rappresentava forse il tratto più luminoso della sua personalità. Umile e sovrano al tempo stesso!
La nostra amicizia si era aperta e consolidata su tutti i fronti: culturale, letterario, umano. Nel corso degli anni abbiamo condiviso idee, progetti, riflessioni e momenti di autentica fraternità, collaborazione a periodici e realizzazione di interventi. Ogni incontro era un’occasione preziosa per alimentare quel dialogo che soltanto le vere amicizie sanno mantenere vivo nel tempo.
Proprio per questo il pensiero corre inevitabilmente agli ultimi mesi, durante i quali Plinio stava lavorando con passione e instancabile dedizione a un progetto che mi riguardava da vicino: la realizzazione di una sorta di Summa complessiva della mia esperienza poetica. Vi si dedicava con entusiasmo, con il rigore dello studioso e con l’affetto dell’amico. Era un lavoro che sentiva profondamente, quasi una missione culturale e insieme un gesto di amicizia. Parlava di questo progetto con convinzione, studiando testi, recuperando materiali, elaborando collegamenti e interpretazioni. Sapere che quel lavoro è stato improvvisamente interrotto rende ancora più dolorosa la sua scomparsa.
Tuttavia, ciò che resta non è soltanto il rimpianto per ciò che non ha potuto completare. Resta soprattutto l’eredità morale e culturale di una vita vissuta con passione, intelligenza e generosità. Restano le sue pagine, i suoi saggi, i suoi libri, i suoi interventi critici. Restano i ricordi condivisi da chi gli ha voluto bene. Resta l’esempio di un uomo che ha dedicato la propria esistenza alla cultura senza mai separarla dall’umanità.
Quando scompare un amico come Plinio Perilli, si ha la sensazione che una parte del proprio cammino venga improvvisamente meno. Eppure, nello stesso tempo, ci si accorge che la sua presenza continua ad accompagnarci attraverso la memoria, attraverso le parole che ci ha lasciato, attraverso l’affetto che ha saputo seminare intorno a sé.
Per me il suo ricordo sarà indelebile. Continuerà a vivere nelle conversazioni che abbiamo condiviso, nelle riflessioni che mi ha donato, nella stima reciproca che ci ha legati per tanti anni. Continuerà a vivere nella gratitudine che provo per averlo incontrato e per aver potuto chiamare amico un uomo così speciale.
A Plinio va oggi il mio pensiero più commosso e riconoscente. Con dolore ne piango la scomparsa, ma con altrettanta forza ne custodirò la memoria. Perché gli amici veri non ci abbandonano mai del tutto: continuano a camminare accanto a noi nel territorio silenzioso e prezioso del ricordo.
ANTONIO SPAGNUOLO

Commosse e accorate parole quelle di Antonio Spagnolo.
E commosse e accorate parole ebbe Plinio poco più di un mese fa per la dipartita di Giorgio Linguaglossa, e quando poi ricordammo una sera la figura del passionale critico eretico.
Poi la notizia de suo volo mi è giunta attraverso Letizia Leone, e perciò il secondo sconcerto mio in così poco tempo! E adesso non mi resta che comporre alcuni versi anche per Plinio.
Parlai con Plinio verso le ore 13 di venerdì 29 maggio per concordare di andare insieme alla presentazione di un libro di Adam Vaccaro alla Horafelix. Mi rispose che non si sentiva bene e che aveva un dolore alla gamba e che non poteva guidare l’auto in quello stato.
Avevamo un progetto per la pubblicazione in autunno di alcune mie composizioni ed era entusiasta come un bimbo.
Antonio Sagredo
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