Caro Plinio,
la tua scomparsa improvvisa ci ha lasciato ammutoliti, proprio tu che con le parole hai saputo tessere legami, scrivere poesie profonde e critiche acute. Chi ti ha conosciuto lo sa bene e le tante lettere di commiato di estimatori e amici lette in questi giorni lo testimoniano: eri magnetico, un’energia incrollabile e inarrestabile.
Ci mancherà il fascino del tuo grande sapere, poliedrico e fluente, mai ostentato ma sempre condiviso, la tua vivida intelligenza e la passione immensa che sapevi trasmettere quando parlavi di poesia. Ci mancherà la tua gentilezza e l’affetto costante con cui sostenevi il piccolo nucleo di Neobar, di cui facevi parte impreziosendone le pagine, insieme all’indimenticata Nina, tua compagna d’arte e di vita.
Rimangono ora le tue parole, i tuoi libri e tutto quanto umanamente ci hai trasmesso. Resta un ricordo di te bellissimo. Il modo migliore per salutarti e onorare la tua memoria crediamo sia fare ciò che amavi di più: dare spazio ai versi. Per questo, qui di seguito, condividiamo con i lettori alcuni tuoi testi inediti, un ultimo regalo che ci hai lasciato. Per noi sei stato un amico generoso, una mente lucida e un compagno di viaggio unico.
Abele e Doris con la redazione tutta
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Acqua che in cielo sale…
(a Fausta Speranza)
Dilavi, aspergi, ci segni come Grazia,
battezzi sempre il Mondo, l’imbevi
e lo disseti… Acqua. Di fonte o foce,
di fiume e mare, o lago fatto vasto
da lacrime di cielo: prima dolce,
poi salato di vita – golfo mistico
d’ogni evoluzione… Specie acquatili
che mutano e s’adeguano, in metamorfosi.
Acqua che in Cielo sale, alta d’azzurro
finché le nuvole, evaporata l’accolgano.
La rintanino di luce. Dentro cirri d’ombra.
Acqua che le acque le assomma tutte:
materne, territoriali, cumulinembi…
Anche acqua di Scienza, la più pericolosa:
l’Acqua Pesante che libera atomi
o l’acqua règia che scioglie l’oro
e l’argento, corrode alchemica…
L’acqua invece evangelica, che
per miracolo diventa vino, gioia
nuziale, ma anche sangue, eucarestia,
sacramento e legame fra Uomo e Dio.
Non fate che mai più ci manchi o
peggio s’inquini. Non togliete mai più
la rugiada a ogni cuore!, né alla Terra.
Piangerla senza più lacrime o colliri,
non berrebbe sogni… Quelli dei bimbi
che imparano a nuotarci: impauriti,
all’inizio – ma dopo, mai più vorrebbero
lasciarla, rinunciare a quella immensa
placenta del mondo, d’anima che gioca
vacanze di madre, e tutti noi ci chiama
figli, mentre sguazziamo un gioco nuovo.
Acqua che in Cielo sale, sacra d’azzurro.
*
Il Dolore degli Altri
Dei beni umani il più supremo colmo È sentir meno il duolo.
Sentenza che racchiude la somma di tutta la filosofia morale
e antropologica… (Leopardi, Zibaldone, 19 Feb. 1823).
Terapia del dolore, proprio
così si chiama – oh, ma anche
se funziona, il dolore non
lo toglie, lo ottunde: forse
addirittura lo sposta, cambia
i confini, i parametri, la coscienza
di viverlo… Finché il dolore muore,
perché muore la vita! E quel dolore
adesso resta agli altri, a tutti
noi, tutti quelli per cui voler bene
significa non accettare il dolore
degli altri, condividerlo, crederlo
un poco proprio – finché svanisca
come ombra alla luce, o luce anzi
sconfinata nell’ombra… Svanisce e
poi rinasce dentro un altro nome,
volto, coraggio, destino… Riprende,
ricomincia come un miracolo…
di ogni vita e vicenda che in quel
dolore celebra e la gioia e la vita,
che mai può rinnegarlo! Se poi
pensiamo che lo mandi Dio, esso
a Dio ci conduce, perché all’Altissimo
c’innalza, fibra da fibra, tessuto
torturato di cui il dolore è un ponte,
è un volo che umano non finisce sino a
raggiungere il trono divino del Dolore!
E non capiamo, noi non capiamo ancora
che potremmo chiamarlo, esattamente,
terapia dell’Amore… Se lui ci aspetta nuovi.
Tutto il passato sfuma, rinnovella
emozioni e attese in pari grado…
La radice è la stessa, io questo credo,
ma non è più degli altri, solo dell’altro
cui somigliamo affratellati a crescere.
Macilenta è la Grazia, e ha due indirizzi.
Addio all’Io! – prega chiunque si rivolga
alla luce di Dio per sublimare il proprio Io.
*
Il Medico Buono
(a Gino Strada – 1948/2021:
“chirurgo di guerra,”
così amava definirsi, e
“fondatore di Emergency”)
Il Medico Buono volle anzitutto
curare gli ultimi, i dannati della Storia,
che è quasi sempre il peggiore
dei mali… Il Bene invece è farlo,
costruire il miracolo d’un ospedale
dove anche un virus soffre ad abitare,
o un brutto incubo ad esserci, atterrire.
Così le sue stelle cadute in terra, furono
proprio i luoghi più ostili, i gironi,
le plaghe dantesche, selve oscure
o deserti, malebolge dove gli spari,
le violenze e gli eccidi depredano anche
i diavoli; e l’Inferno, esce dalla metafora
e s’incarna residenza, ludibrio dell’Umano.
Troppo cuore poi lo ammala, il cuore:
ma chi glielo dirà, ora, a quei bimbi
troppo gonfi o scarni, a quelle mamme
eroine affamate, umiliate, sì, a quei padri
difettivi, che il Medico Buono non c’è più?
Non c’è e ci sarà per sempre, tornato Idea.
… Si è assentato in Cielo, si è perso
nella luce: richiamato in un colloquio,
o consulto d’anime. Forse, tra le nuvole
più alte, dovrà sorgere un bianco ospedale.
Per curare anche gli angeli: ali ferite
dai troppi voli, per custodire gli uomini,
per amputare, ricucire le guerre, le paci.
Le infezioni che pure in cielo sanguinano,
stillano, trasudano più bianche – e noi
non le vediamo, ma le sappiamo dolenti,
salvate, bruciate dalla luce. Come fiori,
vento o cirri di sguardi, l’accoglienza
che a un altro Medico Buono, il Primario
Celeste, fece dire, giurare evangelico: “Gli ultimi
saranno i primi”. Emergency è ogni Fede.
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Lunghi mantelli come notti blu
(Per Giuliano Grittini
artista e fotografo,
innamorato delle donne
e delle sorti afghane)
Lunghi, ampli mantelli come notti blu,
vestimenti del cielo fattosi più buio
che avvolgono e rapiscono, dirottano
forse quaggiù anche le stelle: i più bei
corpi delle donne più vere, trasognate
di speranza, ferite e neglette nel sociale.
Una per ogni dolore: strana, assurda,
impietosa rifrangenza d’amore. Questo
blu che è un colore, o a tratti anche
il sapere; le sue pieghe, i veli, stoffa
che rifulge destini, morbida li esilia
e li protegge, li condanna alle notti blu.
Dolore e Amore, qui fanno sempre rima:
ma s’ammanta, li reclude quel blu,
quell’azzurro scuro, quel dono d’ombra
che la notte chiama anche di giorno
a proteggere, onorare il Dio/Sole
cancellato, umiliato, confiscato di luce.
Donna che in segreto cova tutti i suoi
dubbi – e solo in cuore li svola, li libera,
oltre i cancelli chiusi, serrati della vita.
Una nuvola cerca, che l’inglobi pura
e finalmente la redima, l’ami d’amore:
come l’aria si sposa, ci risana il respiro.
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Per chi volesse dare un ultimo saluto a Plinio Perilli, le esequie si terranno sabato 6 Giugno alle ore 12.00, presso la Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo.
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